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L’antibiotico è sempre la scelta più giusta?

Ultimo aggiornamento – 31 marzo, 2016

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La duplice strategia impiegata dalla comunità dei medici, nell’ambito dell’utilizzo degli antibiotici, consiste nel preservare e sviluppare. Questo metodo consiste in un doppio sforzo per prevenire l’abuso degli antibiotici, che causa la formazione dei super-microbi, resistenti ai farmaci. Inoltre, la strategia mira a incoraggiare lo sviluppo di nuove cure antibiotiche contro i microbi farmaco-resistenti.

Perché preservare?

Secondo alcune ricerche, spesso agli adulti sono prescritte cure antibiotiche per infezioni gravi alle vie respiratorie, che nella maggior parte dei casi si rivelano essere banali raffreddori. Questi problemi sono facilmente risolvibili senza l’utilizzo degli antibiotici, proprio perché sono malattie causate da virus e non da batteri. Pertanto, le cure antibiotiche non sono solo inutili ma anche dannose.

Ecco perché il CDC, Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie, ha stilato una serie di linee guida per ricordare ai medici professionisti di non prescrivere antibiotici per comuni raffreddori o bronchiti, a meno che non si sospetti una polmonite.

Perché sono necessari nuovi antibiotici?

Oltre ad evitare le prescrizioni mediche inutili, sono necessari anche nuovi farmaci per combattere i virus e i batteri che sviluppano la resistenza a tutti i farmaci in commercio. Il problema è sempre quello dell’esposizione: più un batterio viene sottoposto all’esposizione dell’antibiotico, più incline sarà a sviluppare una resistenza al farmaco.

Cosa è l’antibiotico?

Si definisce antibiotico una sostanza prodotta da un microrganismo, capace di combatterne ed eliminarne degli altri.
Il termine nell’uso comune attuale indica un farmaco, di origine naturale (antibiotico in senso stretto) o di sintesi (chemioterapico), in grado di rallentare o arrestare la proliferazione dei batteri.

Non hanno effetto contro i virus.

Quando utilizzare l’antibiotico?

L’antibiotico risulta essere più efficace se utilizzato al termine di una cura. Infatti, l’antibiotico che non riesce ad uccidere il batterio, ma solo a indebolirlo, favorisce lo sviluppo della resistenza del batterio stesso. Il dottor Henry Chambers, capo del reparto di malattie infettive al San Francisco General Hospital, ha affermato che questo è anche uno dei motivi principali per cui le grandi case farmaceutiche tendono a evitare lo sviluppo di nuovi antibiotici, proprio perché sono destinati ad una clientela meno nutrita.

Perché non si investe negli antibiotici?

Gli antibiotici sono l’unica classe di farmaci a perdere efficacia dopo lunghi trattamenti. Questo è uno dei tanti motivi per cui ricerca e sviluppo di nuovi antibiotici non portano alti profitti. Altri farmaci, come per esempio le statine, sono investimenti finanziari più sicuri, perché la loro assunzione quotidiana non ne modifica la capacità terapeutica nel paziente.

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