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Le protesi al seno potrebbero provocare il cancro? Uno studio ci spiega perché

Ultimo aggiornamento – 03 maggio, 2021

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Chi avrebbe mai pensato che le donne con protesi al seno potessero essere più a rischio di tumore? In pochi, probabilmente. Eppure, un nuovo studio australiano avrebbe evidenziato una stretta correlazione tra la presenza di protesi e questa patologia.

Vediamo di capire meglio di cosa si tratta.

In caso di protesi al seno… aumenta il rischio di linfoma

In Australia sono ben 40.000 le donne che ogni anno si sottopongono a interventi di chirurgia estetica al seno. Sono in poche, però, a conoscere pienamente i rischi a cui potrebbero andare in contro.

Un innovativo studio australiano, portato avanti dalla Macquarie University di Sidney e pubblicato pochi giorni fa sul Plastic and Reconstructive Surgery Journal, sottolinea una possibile correlazione tra l’intervento di protesi mammaria e un raro tipo di cancro del sistema immunitario.

Al momento sono circa 60 le donne in Australia e in Nuova Zelanda che hanno sviluppato un linfoma anaplastico a grandi cellule (ALCL) dopo un intervento chirurgico di mastoplastica. Di queste, quattro sono morte. Ecco perché questo studio è così importante.

La ricerca si è basata sui dati di vendita di protesi al seno per calcolare il rischio di cancro associato all’impianto. Si tratta di una rara forma di linfoma di non-Hodgkin, con prognosi peggiore rispetto a quello di Hodgkin, che in genere impiega anni a svilupparsi.

Dai dati ottenuti si è stimato che circa una donna su 3 800, tra coloro che si sono sottoposte a mastoplastica, può sviluppare questo tipo di linfoma. Il risultato dipende anche dal controllo delle infezioni, dall’età e dalla genetica del paziente.

Benché i risultati pubblicati riguardino principalmente l’Australia, Anand Deva, professore presso la Macquarie University, ha affermato che il numero di casi segnalati è in aumento in tutto il mondo.

Per questo è importante che i chirurghi informino del rischio specifico di questa malattie tutte le donne che intendono sottoporsi a un intervento di protesi mammaria.

Qual è la correlazione tra cancro e protesi?

Ora sappiamo che le protesi al seno possono comportare un maggior rischio di tumore, ma è importante conoscere anche il motivo.

Si tratta principalmente di una causa batterica: si pensa che il cancro si sviluppi dai batteri presenti sulle protesi prima dell’inserimento. In genere, cresce in una capsula di fluido intorno alla protesi, impiegando in media un decennio a svilupparsi completamente. Infatti, viene solitamente diagnosticato a circa sette anni e oltre dall’intervento.

Di norma, il tumore si presenta come un rigonfiamento. Per qualche anno non crea nessun problema poi, di punto in bianco, comincia a gonfiarsi progressivamente.

L’importante, in questi casi, è verificare subito dal proprio medico la causa di tale gonfiore. Una diagnosi tempestiva è il trattamento migliore per questo tipo di cancro, che è completamente curabile se preso in tempo.

In Australia il rischio è più elevato rispetto ad altri paesi. Qui l’alta incidenza della malattia è dovuta principalmente al fatto che il 90% delle protesi utilizzate è testurizzato, il che fornisce ai batteri una maggiore area superficiale su cui “aggrapparsi” e proliferare. In altri paesi, come gli Stati Uniti, per esempio, il fatto di prediligere invece impianti più lisci riduce i fattori di rischio.

È importante, quindi, che le donne che intendono sottoporsi a impianto mammario si informino al meglio prima di procedere. Conoscere tutti i risvolti di questa tipologia di intervento permetterà loro, innanzitutto, di riflettere al meglio sulla propria scelta, e in secondo luogo di riconoscere immediatamente i sintomi di un possibile ALCL.

Il professor Deva e il suo team hanno messo a punto un piano costituito da 14 voci, che vorrebbe aiutare i chirurghi plastici a lavorare al meglio per evitare che le proprie pazienti sviluppino il linfoma. Al momento, finché gli studi non procederanno, è quanto più si possa fare per salvaguardare la salute delle donne che decidono comunque di ignorare questo rischio.

Insomma, non ci resta che augurarci che questi studi proseguano, al fine di rendere l’intervento di mastoplastica additiva il più sicuro possibile.

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