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Legge 104, chi può richiederla e qual è l’iter da seguire

Ultimo aggiornamento – 14 aprile, 2020

legge 104: cosa sapere sulla legge a sostegno delle persone con disabilità
Indice

A cura di sanita_informazione

La Legge 104 / 92 regola i permessi lavorativi finalizzati all’assistenza, all’integrazione sociale e ai diritti delle persone portatrici di disabilità. Tuttavia sono in molti a non conoscere i dettagli di questa normativa e a non sapere come procedere per poterne usufruire.

La Legge attualmente è il risultato di varie modifiche, e particolare rilevanza l’assume l’art. 33, che disciplina le agevolazioni destinate ai lavoratori affetti da disabilità e agli eventuali familiari.

Ecco i dettagli.

Chi può usufruire della Legge 104?

I permessi retribuiti possono essere richiesti sul posto di lavoro sia pubblico che privato, direttamente al proprio datore di lavoro. Ad averne diritto sono:

  • Persone affette da disabilità con contratto individuale di lavoro dipendente. Inseriti in questa categoria anche i lavoratori con contratto part-time. Esclusi invece i lavoratori autonomi e quelli parasubordinati.
  • Familiari lavoratori dipendenti: genitori biologici o adottivi o affidatari di figli disabili conviventi.
  • Coniuge lavoratore dipendente. Da questa categoria rimane escluso il convivente ‘more uxorio’.
  • Parenti o affini fino al II grado lavoratori dipendenti: figli, nonni, nipoti, fratelli, suoceri, generi, nuore, cognati conviventi con la persona affetta da disabilità.
  • Parenti fino al III grado lavoratori dipendenti: zii, nipoti, bisnonni, bisnipoti.

Negli ultimi tempi ci sono state alcune novità nel settore, infatti con circolare numero 38/2017, l’Inps ha allargato la platea dei beneficiari dei permessi destinati anche alle parti di un’unione civile e ai conviventi di fatto.

I permessi a cosa danno diritto?

Di fatto, i permessi retribuiti ai sensi della Legge 104 per il lavoratore disabile, si esplicano in tre giorni di riposo al mese anche frazionabili in ore o, in alternativa, in riposi giornalieri di una o due ore. Per i familiari del soggetto disabile la questione cambia a seconda dell’età della persona bisognosa di assistenza:

  • Soggetto affetto da disabilità con età inferiore ai tre anni: i familiari godono del diritto al prolungamento del congedo parentale previsto fino al compimento dell’ottavo anno di vita per massimo altri tre anni.
  • Soggetti affetto da disabilità maggiorenne: i familiari possono usufruire di tre giorni al mese.

I tre giorni di riposo giornaliero possono essere anche suddivisi in ore nel rispetto delle attività dell’azienda. È però tassativo che le attività che si svolgono durante i permessi richiesti, siano collegate alle esigenze della persona portatrice di disabilità. Ovviamente non è semplice segnare una linea divisoria che regola cosa è permesso fare e cosa no durante le ore di permesso, la giurisprudenza su questo accoglie il principio di ragionevolezza.

Altre agevolazioni della Legge 104?

In presenza di una invalidità grave il familiare dell’assistito può:

  • Rifiutare un trasferimento di sede o turni lavorativi notturni.
  • Avere un congedo straordinario retribuito, per un massimo di due anni nella vita lavorativa.
  • Godere di agevolazioni fiscali per l’acquisto di sussidi ed attrezzature.

La modulistica per usufruire dei permessi della Legge 104

Per poter godere delle facilitazioni previste dalla legge 104/92, è indispensabile inoltrare una richiesta dettagliata all’Inps in cui si segnalano i dati e le condizioni del familiare assistito, in particolare dettagli relativi allo stato di salute dell’assistito.

Questa richiesta consiste in un certificato su cui il medico curante riconosce la presenza dell’handicap. La persona interessata, entro 30 giorni dal rilascio del certificato, deve inviare domanda all’Inps. Dopo questo passo, si procede con la visita medica, se l’interessato non è in grado di presentarsi alla visita può richiedere in alternativa un accertamento sanitario domiciliare.

In seguito alla visita, la commissione medica potrà stabilire, non solo la presenza dell’invalidità ma anche la percentuale di gravità. La non autosufficienza può determinare anche l’esigenza di accompagnamento.

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