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I cibi più pericolosi secondo Coldiretti

Ultimo aggiornamento – 24 gennaio, 2018

Ecco la lista dei cibi pericolosi Coldiretti

In occasione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, la Coldiretti ha reso pubblica la black list dei cibi pericolosi per la salute della popolazione. Trattasi in particolari di alimenti di provenienza estera che, durante le fasi di coltivazione, subiscono alterazioni per utilizzo di pesticidi o altre sostanze particolarmente dannose.

La lista è stata elaborata sulla base delle segnalazioni passate nel corso del 2016 dal Sistema di allerta rapido europeo (Rasff), quello strumento nato per raccogliere e far girare gli allarmi per i rischi alimentari lanciati dai singoli Stati Ue: il compito, è quello di comunicare a tutti i Paesi e ai soggetti aderenti i i prodotti incriminati e il tipo di problema riscontrato.

In dodici mesi le notifiche sono state quasi 3mila (per la precisione 2.925). Il bollino nero spetta alla Turchia (276 segnalazioni per cibi non conformi), davanti a:

  • Cina (256)
  • India (194)
  • Stati Uniti (176)
  • Spagna (171)

Vediamo nei dettagli quali sono i cibi ritenuti più pericolosi.

Attenzione a questi alimenti!

Ecco alcuni dei cibi che hanno ottenuto maggiori crediti negativi e che primeggiano della lista nera di Coldiretti:

  • Pesce spagnolo (in particolare pesce spada e tonno), si “aggiudica” il podio con presenza consistente di metalli pesanti, quali mercurio e cadmio
  • Diuretici e integratori americani, con percentuale significativa di aflatossine
  • Frutta secca di varia origine (tra cui arachidi cinesi o americane, nocciole o fichi turchi, pistacchi iraniani) segnalata per la notevole presenza di aflatossine
  • Carne di pollo proveniente dalla Polonia o dei Paesi Bassi, con valori significativi di contaminazioni microbiologiche (in particolare salmonella)
  • Peperoni della Turchia, con percentuali di pesticidi oltre i limiti consentiti
  • Peperoncini indiani, con aflatossine e salmonella oltre i limiti

Il commissario europeo per la Salute e la Sicurezza Alimentare, Vytenis Andriukaitis, non sembra però essere eccessivamente preoccupato per la classifica redatta e divulgata da Coldiretti. «Il Sistema di allerta europeo – ha dichiarato – funziona. Gli standard di sicurezza alimentare europei sono comuni. Se un funzionario di un Paese scopre qualcosa che preoccupa, deve notificarlo immediatamente al Sistema di allerta rapida. E gli operatori sono obbligati a rimuovere dal mercato il cibo contaminato».

Sicurezza alimentare in Italia

Nessun allarmismo. È vero, l’Italia è un paese aperto a continui scambi commerciali con tutto il mondo, in qualità di membro della Comunità Europa, ma essa aderisce a un complesso e severo sistema di controlli che consente di ridurre notevolmente il rischio di importazione di cibi contaminati.

Inoltre, gli organi preposti al controllo alimentare sono tenuti a notificare tempestivamente cibi potenzialmente nocivi e a vietarne l’ingresso o la commercializzazione qualora già presenti sul mercato italiano.

Ma la buona notizia, è che l’Italia è al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,5 per cento), quota inferiore di 3,2 volte alla media Ue (1,7 per cento) e di ben 12 volte a quella dei Paesi terzi (5,6 per cento).

Quindi, cosa mangiare?

Quotidianamente ci ritroviamo davanti a scaffali ricchi di prodotti e spesso diventa difficile scegliere quello meno rischioso.

Il criterio migliore per non incorrere in spiacevoli sorprese è leggere sempre le etichette dei prodotti prima dell’acquisto, preferendo qui prodotti lavorati in Italia e le cui materie prime sono per la maggior parte italiane.

L’Italia gode infatti del primato europeo di agricoltura green, con produzioni interne significative di prodotti di filiera controllata, prodotti no ogm e prodotti biologici.

Scegliere prodotti Made in Italy è una scelta consapevole per la nostra salute e per l’economia italiana. Molte aziende italiane riescono a stento a sopravvivere a causa della spietata concorrenza di quelle estere che, spesso, immettono sul mercato prodotti a basso costo senza però rispettare i requisiti di sicurezza alimentare, esponendo il consumatore a forti rischi.

Dunque, che dire? Mangia italiano!

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