Una ricerca pubblicata segna un punto di svolta: il riconoscimento ufficiale del Neurocovid, non limitandosi a elencare i danni del virus sul sistema nervoso, ma decodificandone la genesi, nonché rivelando i meccanismi biologici che continuano ad agire nell'organismo a mesi di distanza dall'infezione.
Scopriamo di più.
Long COVID o “Neurocovid”: facciamo il punto
Il Long COVID non è più un’ipotesi, ma una condizione cronica post-infettiva definita con precisione: si manifesta solitamente entro i primi tre mesi dal contagio acuto, con sintomi che possono persistere o ripresentarsi ciclicamente per almeno 90 giorni.
I numeri descrivono un fenomeno di proporzioni vaste: si stima che colpisca tra gli 80 e i 400 milioni di persone in tutto il mondo.
L'incidenza varia sensibilmente a seconda della gravità dell'infezione iniziale, riguardando il 5-20% di chi ha superato la malattia a casa, ma arrivando fino al 50% dei pazienti che hanno subito un ricovero ospedaliero.
Cosa accade nell'organismo? Le radici della patologia
La scienza sta iniziando a sollevare il velo sui meccanismi biologici che alimentano questa condizione.
Non esiste una causa singola, ma un intreccio di fattori:
- persistenza virale: frammenti di SARS-CoV-2 che rimangono annidati nei tessuti;
- riattivazioni silenti: il risveglio di altri virus latenti, come quelli della famiglia Herpesvirus;
- squilibri interni: alterazioni della flora intestinale (disbiosi) e l'insorgenza di fenomeni autoimmuni;
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- danni vascolari: anomalie della coagulazione e delle pareti dei vasi sanguigni (endotelio);
- infiammazione cronica: un sistema immunitario che rimane in uno stato di allerta perenne.
Non solo brain fog, ma una nuova sintomatologia
Le manifestazioni neuropsichiatriche rappresentano una delle sfide più complesse per i pazienti.
Il quadro clinico è eterogeneo e comprende:
- deficit cognitivi: difficoltà di memoria e disfunzioni esecutive;
- sfera emotiva: ansia e depressione;
- disturbi neurologici: cefalee ricorrenti, insonnia, neuropatie e alterazioni di gusto e olfatto;
- sintomi sistemici: vertigini accompagnate da battito cardiaco irregolare e un profondo malessere che segue anche il minimo sforzo fisico (noto come post-exertional malaise);
- stato psicofisico: stanchezza cronica, ansia, depressione e disturbi del sonno;
- sistema nervoso periferico: cefalee persistenti e diverse forme di neuropatia.
La ricerca individua tre "colpevoli" principali: la persistenza del virus nell'organismo, lo squilibrio della flora batterica (disbiosi del microbiota) e uno stato di infiammazione immunitaria che non accenna a spegnersi.
Prevenzione: le linee guida per il paziente
Nonostante il calo di nuove diagnosi neurologiche negli ultimi due anni, l'attenzione deve restare massima, specialmente per chi ha affrontato l'infezione durante le prime ondate o ha subito un'ospedalizzazione.
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Le raccomandazioni degli esperti sono le seguenti:
- monitoraggio costante: attivazione di screening neurologici regolari a livello nazionale;
- approccio multidisciplinare: una collaborazione tra diversi specialisti per una cura integrata;
- segnali d'allarme: non sottovalutare mai tremori, rallentamenti motori o insolite perdite di memoria. In presenza di questi sintomi, il consulto medico deve essere immediato.
Fonti:
Nature Reviews Disease Primers - COVID-19-associated neurological and psychological manifestations