Il mal di gola è sempre causato da infezione oppure può essere collegato all’ambiente?
Se il mal di gola torna spesso, ma non si accompagna a febbre alta, placche evidenti o a un peggioramento “da influenza” non sempre incarna un’infezione.
Vediamo quali sono le cause del mal di gola ambientale, come riconoscerlo e cosa fare.
Come riconoscere un mal di gola “ambientale”
In molti casi, specialmente in inverno o durante lunghi periodi in ambienti chiusi, il problema è irritativo e nasce da fattori quotidiani.
Il risultato è una mucosa che si infiamma facilmente e fatica a recuperare, con sintomi che vanno e vengono e che sembrano “ricorrenti” proprio perché l’esposizione si ripete ogni giorno.
Vediamo, dunque, alcuni sintomi specifici cui prestare attenzione:
- bruciore o pizzicore soprattutto al mattino, o dopo ore in ufficio;
- sensazione di gola secca, bisogno di schiarirsi la voce, tosse stizzosa;
- sintomi che migliorano nel weekend, in vacanza o all’aria aperta;
- assenza di febbre, dolori muscolari importanti o peggioramento rapido tipico delle infezioni virali;
- ricadute frequenti nonostante antibiotici (che, se non c’è infezione batterica, non risolvono).
In questo quadro, il mal di gola è spesso la “spia” di una mucosa stressata, più vulnerabile anche ai virus, ma irritata dall’ambiente.
Mal di gola ricorrente: tutte le cause legate all'ambiente
Ecco tutti i possibili fattori ambientali interni ed esterni che possono provocare il mal di gola ricorrente.
Aria secca: perché irrita la gola (e perché in inverno peggiora)
Il riscaldamento domestico e molti impianti di climatizzazione abbassano l’umidità relativa: la mucosa della faringe perde acqua, la saliva “protegge” meno e la barriera locale si indebolisce. Si tratta di un bruciore della gola senza che questa sia davvero infetta.
Un lavoro sperimentale su condizioni di bassa umidità ha mostrato che in ambiente “dry” aumentano le segnalazioni di secchezza di bocca e gola rispetto a condizioni di umidità normale: un dato coerente con l’esperienza di chi avverte sintomi soprattutto in stanze riscaldate o uffici climatizzati.
Ma cosa significa? Anche una banale routine può mantenere l’irritazione “accesa” per settimane.
Uffici, aule, palestre: l’effetto “sick building”
Quando il mal di gola è legato a un luogo specifico (ufficio, coworking, scuola), entrano in gioco ventilazione, CO₂, umidità e composti organici volatili (VOCs) rilasciati da arredi, detergenti, stampanti, colle e materiali. In questo contesto si parla spesso di building-related symptoms: disturbi che compaiono durante la permanenza nell’edificio e tendono ad attenuarsi lontano da esso.
Uno studio su lavoratori d’ufficio ha collegato i sintomi riferiti (tipici della “sick building syndrome”) a parametri di qualità dell’aria indoor, inclusi umidità e VOCs misurati negli ambienti di lavoro.
Non è necessario che vi sia un “livello tossico”: anche esposizioni moderate, ripetute e prolungate, possono sostenere irritazione e infiammazione di basso grado.
Allergeni indoor
Il nemico invisibile: polvere, acari e muffe A volte l’irritazione non è dovuta solo alla secchezza dell’aria o ai composti chimici, ma a ciò che nell’aria galleggia. In inverno, il calore dei termosifoni crea dei moti convettivi che sollevano e mantengono in sospensione la polvere domestica, ricca di acari.
Anche chi non soffre di allergie gravi può sviluppare una sensibilità a questa esposizione costante: la gola reagisce infiammandosi leggermente nel tentativo di difendersi.
Occorre anche porre attenzione all’eccesso opposto. In che senso? Un ambiente troppo umido o condizionatori con filtri non puliti possono favorire la presenza di muffe e spore, potenti irritanti per le vie aeree che si manifestano con quel tipico "raschio" in gola che non passa mai del tutto.
Smog e particolato: quando l’esterno entra dentro
L’inquinamento non resta fuori: il particolato entra negli edifici e irrita direttamente le mucose respiratorie, soprattutto nelle grandi città e lungo strade trafficate. Inoltre, l’esposizione cronica sembra associarsi a un rischio più alto di infezioni e infiammazioni delle vie aeree superiori.
Una ricerca recente ha trovato un’associazione tra esposizione a lungo termine a PM2.5 e rischio aumentato di condizioni come faringite e tonsillite
Se l’ambiente “carica” le mucose di irritanti, basta poco per far scattare un mal di gola più intenso o più persistente.
Cosa può aiutare in caso di mal di gola legato all’ambiente
Quando la causa è verosimilmente ambientale, l’obiettivo è quello di ridurre l’irritazione cronica delle mucose e favorirne il recupero fisiologico.
Vi sono alcuni accorgimenti pratici che possono contribuire in modo significativo. Vediamo quali:
- monitorare e mantenere un livello adeguato di umidità negli ambienti domestici, evitando sia l’aria eccessivamente secca sia quella troppo umida;
- arieggiare regolarmente la casa, in particolare la camera da letto e le stanze molto riscaldate;
- limitare l’uso di spray profumati, deodoranti per ambienti e detergenti aggressivi, che possono rilasciare sostanze irritanti;
- nei contesti lavorativi chiusi, prevedere pause in ambienti meglio ventilati e prestare attenzione alla qualità dell’aria indoor;
- garantire un’idratazione costante durante la giornata e, se indicato, ricorrere ai lavaggi nasali, considerando che la respirazione orale favorita dalla congestione nasale può accentuare la secchezza della gola; in presenza di reflusso gastroesofageo, anche in forma “silenziosa”, poiché può contribuire al mantenimento dell’irritazione faringea.
Si ritiene opportuno parlarne con il medico o uno specialista quando: il sintomo dura oltre 3 - 4 settimane, se compare raucedine persistente, dolore importante monolaterale, difficoltà a deglutire, sangue, noduli al collo o perdita di peso non spiegata.
Si mostra evidente come mal di gola ricorrente non sempre indichi un’infezione. Spesso riflette un’irritazione cronica legata a fattori ambientali su cui occorre intervenire per ridurre il sintomo e prevenirne le ricadute.
Fonti:
Science Direct - Perceived problems and discomfort at low air humidity among office workers
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