Mangiare uova potrebbe ridurre il rischio di Alzheimer?

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 08 Maggio, 2026

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Le uova sono da anni al centro del dibattito nutrizionale, soprattutto per il loro contenuto di colesterolo. Ora però una nuova ricerca americana suggerisce che potrebbero avere anche un ruolo nella protezione della salute cerebrale durante l’invecchiamento.

Secondo uno studio condotto dalla Loma Linda University Health, gli adulti sopra i 65 anni che consumano uova con regolarità mostrerebbero un rischio più basso di sviluppare il morbo di Alzheimer rispetto a chi le mangia raramente o non le consuma affatto.

I ricercatori hanno osservato che le persone che mangiavano almeno un uovo al giorno per cinque o più giorni alla settimana avevano fino al 27% di probabilità in meno di ricevere una diagnosi di Alzheimer.

Anche quantità moderate sembrano avere effetti positivi

Uno degli aspetti più interessanti dello studio è che i benefici non sembrano limitati soltanto a chi consuma molte uova.


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Secondo i dati raccolti, anche mangiare uova in quantità più moderate è stato associato a una riduzione del rischio. Chi le consumava da 1 a 3 volte al mese mostrava infatti un rischio inferiore del 17%, mentre nelle persone che mangiavano uova 2-4 volte a settimana la riduzione osservata arrivava a circa il 20%.

Per gli autori della ricerca questo suggerisce che anche piccoli cambiamenti nell’alimentazione, mantenuti nel tempo, potrebbero avere effetti misurabili sulla salute cognitiva.

Perché le uova interessano i ricercatori

Le uova contengono diversi nutrienti considerati importanti per il funzionamento del cervello. Uno dei principali è la colina, sostanza utilizzata dall’organismo per produrre composti fondamentali per memoria e comunicazione tra cellule nervose, come l’acetilcolina.

Oltre alla colina, le uova apportano anche luteina e zeaxantina, carotenoidi che tendono ad accumularsi nel tessuto cerebrale e che in alcune ricerche sono stati collegati a migliori prestazioni cognitive e a livelli più bassi di stress ossidativo.

Il tuorlo contiene inoltre una quantità elevata di fosfolipidi e acidi grassi omega-3, elementi coinvolti nel corretto funzionamento dei recettori dei neurotrasmettitori.

Secondo i ricercatori, proprio questa combinazione di nutrienti potrebbe contribuire a spiegare l’associazione osservata nello studio.

Una ricerca seguita per oltre 15 anni

Per arrivare ai risultati, il team ha analizzato i dati di circa 40.000 partecipanti coinvolti nell’Adventist Health Study-2, uno dei più ampi studi nutrizionali condotti negli Stati Uniti.

I casi di Alzheimer sono stati identificati attraverso le diagnosi mediche registrate nei dati Medicare, mentre il consumo di uova è stato valutato considerando sia quelle consumate direttamente — strapazzate, sode o fritte — sia quelle presenti in altri alimenti, come prodotti da forno e cibi confezionati.

I partecipanti sono stati seguiti mediamente per 15,3 anni, permettendo ai ricercatori di osservare l’eventuale comparsa della malattia nel lungo periodo.

Gli esperti invitano comunque alla prudenza

Gli autori dello studio precisano che i risultati mostrano un’associazione statistica, ma non dimostrano automaticamente un rapporto diretto di causa-effetto. In altre parole, non è possibile affermare con certezza che siano le uova da sole a ridurre il rischio di Alzheimer.

Va inoltre considerato che il gruppo osservato apparteneva alla comunità avventista del settimo giorno, una popolazione che tende generalmente a seguire stili alimentari e abitudini di vita più salutari rispetto alla media.

Per questo motivo gli studiosi sottolineano che le uova dovrebbero essere considerate parte di un’alimentazione equilibrata e non come un alimento “miracoloso”.

La dieta resta uno dei fattori modificabili più studiati

Negli ultimi anni la ricerca scientifica si è concentrata sempre di più sul rapporto tra alimentazione e declino cognitivo. A differenza di fattori genetici o dell’età, la dieta rappresenta infatti un elemento modificabile, su cui è possibile intervenire concretamente.

Secondo gli autori, comprendere quali nutrienti possano influenzare la salute del cervello potrebbe diventare importante soprattutto in una società in cui l’aspettativa di vita continua ad aumentare e le malattie neurodegenerative sono sempre più diffuse.

Lo studio pubblicato sul Journal of Nutrition aggiunge quindi un nuovo tassello a questo filone di ricerca, suggerendo che un alimento comune come l’uovo potrebbe avere un ruolo più complesso di quanto si pensasse fino a pochi anni fa.

FONTI

ScienceDaily - Eating eggs could cut Alzheimer’s risk by 27%

ScienceDirect - Egg Intake and the Incidence of Alzheimer’s Disease in the Adventist Health Study-2 Cohort Linked with Medicare Data

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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