Melanoma, i casi sono raddoppiati in 20 anni: l'abitudine quotidiana che ci mette a rischio

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Emanuela Spotorno
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Data articolo – 01 Maggio, 2026

donna si spalma crema solare sulla spalla

In vent'anni i casi di melanoma in Italia sono più che raddoppiati, oggi siamo vicini ai 15.000 nuovi casi ogni anno, e questo tumore della pelle è il terzo più diagnosticato nelle persone sotto i 50 anni, uomini e donne in egual misura. 

Eppure, nonostante le campagne di sensibilizzazione si moltiplichino, i comportamenti a rischio restano diffusi. Il problema non è la mancanza di informazione, ma i falsi miti duri a morire.

Il fattore di rischio che non ci aspettiamo

Quasi 9 casi su 10 di melanoma sono riconducibili all'esposizione eccessiva ai raggi ultravioletti. Non si tratta soltanto delle vacanze estive sotto il sole cocente: i raggi UV possono danneggiare la pelle da metà marzo a metà ottobre, anche con il cielo coperto o quando le temperature sembrano fresche. 

I cambiamenti climatici aggravano la situazione: primavere sempre più calde, ondate di calore precoci e la tendenza a viaggiare tutto l'anno verso mete tropicali moltiplicano le occasioni di esposizione intensa e improvvisa. Scottarsi anche solo una volta ogni due anni può triplicare il rischio di sviluppare un melanoma.

Il "paradosso della crema solare": un falso amico?

Applicare la protezione solare è fondamentale, ma rischia di diventare controproducente se crea un senso di sicurezza illusorio. I ricercatori della McGill University hanno analizzato i dati di due studi, e hanno rilevato un dato sorprendente: chi usa le creme solari tende a esporsi al sole in modo più rischioso, restando fuori più a lungo o rinunciando ad altri accorgimenti. 

Il risultato? L'uso dei filtri solari risultava associato a un rischio più che doppio di cancro della pelle rispetto a chi adottava comportamenti di protezione complessivi.

Non è un paradosso contro la crema solare in sé: è un paradosso contro l'idea che basti. La maggior parte delle persone ne applica troppo poca, non la rinnova dopo il bagno o la sudorazione, e dimentica zone critiche come orecchie, nuca e dorso delle mani.

Cosa protegge davvero: l'abbigliamento

La prima barriera contro i raggi UV non è la lozione, ma il tessuto. A differenza della crema, un capo d'abbigliamento non si lava via, non scade e non va riapplicato. Ecco perché la prevenzione passa sempre di più dalla scelta di cosa indossare:

  • tessuti e colori: camicie a maniche lunghe in lino o cotone leggero proteggono meglio dell'esposizione diretta e non aumentano il calore corporeo. I colori scuri (nero, blu navy) o vivaci assorbono i raggi UV molto più efficacemente dei toni chiari e del bianco.
  • occhiali giusti: le lenti troppo chiare o senza filtri adeguati possono fare più danni che proteggerci, inducendo la pupilla a dilatarsi. Meglio scegliere montature avvolgenti che proteggano anche i lati.
  • cappello a tesa larga: almeno 7 centimetri, per schermare orecchie, cuoio capelluto e nuca — zone spesso dimenticate.
  • etichetta UPF: molti capi tecnici riportano il fattore di protezione UV. Un capo UPF 50+ blocca il 98% dei raggi.

Non è un dettaglio neutro nemmeno dove si sviluppa il melanoma: negli uomini circa il 40% dei casi si localizza sul dorso, spesso scoperto all'aperto; nelle donne il 35% compare sulle gambe. Un dato che riflette direttamente le abitudini di abbigliamento.

La regola del "brutto anatroccolo"

La prevenzione secondaria, cioè diagnosticare il melanoma il prima possibile, salva vite. La regola è semplice: osservare periodicamente i propri nei e mostrare al dermatologo qualsiasi cambiamento di colore, forma o dimensione. Attenzione particolare al cosiddetto "brutto anatroccolo": un neo che appare diverso da tutti gli altri, strano, magari comparso di recente, va sempre valutato da un medico.


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Cosa fare adesso

La buona notizia è che il melanoma, se diagnosticato precocemente, ha ottime possibilità di guarigione. Le armi sono semplici: coprirsi con tessuti adeguati, usare la protezione solare senza sentirsi per questo autorizzati a stare ore sotto il sole, indossare occhiali e cappello, e non rimandare la visita dermatologica se qualcosa sulla pelle cambia.

 La prevenzione non è un gesto singolo, è un insieme di abitudini quotidiane, che vale la pena costruire prima dell'estate.

Fonti

  • PubMed - Understanding the Perceived Relationship between Sun Exposure and Melanoma in Atlantic Canada: A Consensual Qualitative Study Highlighting a "Sunscreen Paradox"
  • American Association for Cancer Research (AACR) - Gene–Environment Analyses in a UK Biobank Skin Cancer Cohort Identifies Important SNPs in DNA Repair Genes That May Help Prognosticate Disease Risk
  • Istituto Superiore di Sanità – Raggi ultravioletti
  • AIOM-AIRTUM - I numeri del cancro in Italia 

Ultimo aggiornamento – 30 Aprile, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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