A Milano cresce l’attenzione sanitaria attorno alla Torre Gioia 22 di via Melchiorre Gioia, sede di uffici del gruppo Intesa Sanpaolo, dove nelle ultime ore sono emersi casi di infezione da meningite meningococcica.
La situazione, pur sotto controllo, ha attivato immediatamente i protocolli previsti in ambito epidemiologico.
Scopriamo di più.
Meningite a Milano: due casi confermati
Secondo quanto ricostruito, il caso confermato è uno che ha manifestato i sintomi tipici della malattia – febbre alta improvvisa, forte mal di testa e rigidità nucale – ed è stata prontamente sottoposta a trattamento antibiotico.
Le sue condizioni non destano particolare preoccupazione.
In risposta all’emergenza, l’azienda ha disposto la chiusura temporanea della sede fino a domenica, invitando il personale a proseguire l’attività in modalità smart working.
Contestualmente, l’intero edificio è stato sottoposto a un intervento straordinario di igienizzazione, già completato nelle ore successive alla segnalazione dei casi.
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Fondamentale il coordinamento con l’Agenzia di Tutela della Salute (ATS) della Città Metropolitana di Milano, che ha attivato tutte le procedure di contenimento previste.
In particolare, è stato avviato il tracciamento dei contatti stretti delle persone risultate positive: i colleghi e le persone che hanno avuto contatti ravvicinati e prolungati sono stati identificati, informati e sottoposti a profilassi antibiotica preventiva.
È importante tuttavia sottolineare che, in assenza di contatti stretti con i contagiati accertati, non vi è un rischio rilevante di contagio. Per tale ragione, chiunque abbia avuto contatti con persone che stanno facendo la profilassi, ma non risultate positive, non deve sottoporsi ad accertamenti aggiuntivi.
Monitoraggio e prevenzione: come Intesa Sanpaolo e le autorità gestiscono il rischio
Le autorità sanitarie hanno inoltre invitato tutti i lavoratori a monitorare eventuali sintomi sospetti, ricordando che la meningite meningococcica si trasmette attraverso secrezioni respiratorie, come la saliva, e richiede contatti stretti e prolungati per il contagio.
In una nota ufficiale, Intesa Sanpaolo ha confermato la tempestività dell’intervento: l’azienda si è attivata immediatamente attraverso le proprie strutture interne e il medico competente, operando in stretto raccordo con le autorità sanitarie regionali.
Tutte le misure di tutela sono state adottate rapidamente, mentre prosegue il monitoraggio della situazione.
L’episodio milanese riporta l’attenzione su una patologia rara ma potenzialmente grave, che richiede interventi rapidi per limitare la diffusione.
Le procedure attivate in queste ore rientrano nei protocolli standard di sanità pubblica, pensati proprio per circoscrivere eventuali focolai e garantire la sicurezza collettiva.
Allarme internazionale: focolaio in Inghilterra e strategia vaccinale uniforme
Parallelamente, cresce la preoccupazione a livello internazionale: in Inghilterra, nella contea del Kent, è in corso un focolaio che ha coinvolto prevalentemente giovani adulti e studenti universitari.
I casi segnalati sono aumentati rapidamente, passando da 15 a oltre 25, con due decessi confermati. Le autorità sanitarie britanniche hanno attivato misure di contenimento che includono profilassi antibiotica per i contatti stretti e campagne vaccinali mirate.
Alla luce di questo scenario, il Board del Calendario Vaccinale per la Vita ha lanciato un appello alle istituzioni italiane, chiedendo una strategia vaccinale condivisa contro il meningococco B, in particolare per gli adolescenti.
Questa fascia di età rappresenta infatti la seconda più colpita dopo i bambini, con un rischio di complicazioni e mortalità stimato tra il 10% e il 15% dei casi.
Il confronto con il modello britannico evidenzia alcune criticità: nel Regno Unito la vaccinazione contro il meningococco B è inclusa nel calendario vaccinale infantile già dal 2015, con interventi mirati anche per gli adolescenti in caso di focolai.
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In Italia, invece, l’offerta vaccinale per questa fascia di età risulta disomogenea, con differenze significative tra le Regioni e, in alcuni casi, l’assenza di programmi strutturati.
Per questo motivo, il Board sollecita l’introduzione della vaccinazione anti-meningococco B nel Calendario Nazionale di Prevenzione Vaccinale anche per gli adolescenti non precedentemente immunizzati, oltre alla possibilità di richiami per chi ha già ricevuto il ciclo vaccinale nell’infanzia.
Strategie e prevenzione
Tra le proposte anche la definizione di un’età standard per la somministrazione – ad esempio tra i 12 e i 14 anni – e l’attivazione di campagne di recupero fino ai 18 anni.
Accanto alla vaccinazione, viene ritenuto essenziale rafforzare le attività di sensibilizzazione attraverso scuole, associazioni sportive e canali digitali, coinvolgendo attivamente pediatri e medici di medicina generale.
Altro punto centrale riguarda il potenziamento della sorveglianza microbiologica e l’integrazione dei dati regionali, strumenti fondamentali per individuare tempestivamente eventuali cluster e adottare misure efficaci.
L’episodio milanese, insieme al focolaio inglese, riaccende dunque il dibattito sulla prevenzione e sulla necessità di politiche sanitarie coordinate, capaci di rispondere in modo tempestivo a una minaccia che, seppur rara, continua a rappresentare un rischio concreto soprattutto tra i più giovani.
Fonti:
- Salute.Gov – Calendario vaccinale
- Ansa – Focolaio di meningite 'senza precedenti' in Gran Bretagna, i casi sono già 27
- Salute.Gov – FAQ - Meningite