Un caso di meningite fulminante conclusosi con un decesso riporta l’attenzione su una patologia che, sebbene relativamente rara, può evolvere in modo improvviso e drammatico.
L’episodio – avvenuto a Bellante, nel Teramano – riaccende il dibattito sull’importanza della diagnosi precoce, della tempestività delle cure e delle corrette misure di prevenzione.
Ma che cos’è esattamente la meningite, come si trasmette e quali sono i sintomi da non sottovalutare? A partire dal fatto di cronaca, è utile fare chiarezza su cause, modalità di contagio, strumenti diagnostici e strategie di profilassi, per distinguere tra rischio reale e allarmismi e fornire informazioni fondate su evidenze mediche.
Il decesso
Un uomo di 60 anni è deceduto all’ospedale di Sant’Omero, in provincia di Teramo, a seguito di una meningite fulminante. A darne comunicazione è stata la Asl territoriale con una nota ufficiale diffusa nelle ultime ore.
Il paziente, residente a Bellante, si era presentato al pronto soccorso lo scorso 24 febbraio in condizioni cliniche già fortemente compromesse.
Secondo quanto riferito da fonti sanitarie, l’uomo manifestava una febbre molto elevata e un quadro generale rapidamente peggiorato nel giro di poche ore. Nonostante l’intervento tempestivo dei medici, il decorso si è rivelato irreversibile.
Gli accertamenti eseguiti successivamente hanno confermato la diagnosi di meningite fulminante, la forma più aggressiva dell’infezione che interessa le meningi, le membrane che avvolgono cervello e midollo spinale. Si tratta di una patologia che può evolvere con estrema rapidità e richiede un intervento immediato.
In via precauzionale, il Dipartimento di prevenzione ha attivato il protocollo previsto in questi casi, disponendo la profilassi antibiotica per le persone che hanno avuto contatti stretti e prolungati con il 60enne nei giorni precedenti al ricovero.
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Al momento, secondo quanto comunicato dall’azienda sanitaria, non risultano ulteriori casi né situazioni che facciano ipotizzare un rischio esteso per la comunità.
La trasmissione della meningite batterica, precisano dall’Asl, avviene esclusivamente attraverso contatti ravvicinati con soggetti sintomatici, mediante secrezioni respiratorie come saliva, colpi di tosse o starnuti. Non si tratta quindi di un’infezione che si diffonde facilmente in assenza di una stretta prossimità.
Particolare attenzione era stata rivolta anche alle esequie, ma su questo punto le autorità sanitarie hanno voluto rassicurare la cittadinanza: dopo il decesso non sussiste alcun pericolo di contagio, né all’interno della camera mortuaria né durante le cerimonie funebri, purché vengano rispettate le ordinarie misure igienico-sanitarie previste per il personale addetto.
Non emergono, allo stato attuale, elementi che giustifichino allarmismi. La situazione è sotto controllo e monitorata dagli organi competenti.
La meningite: sintomi, cause e terapie
Secondo la Dr.ssa Leila Turnava, la meningite è un’infiammazione delle membrane protettive che avvolgono il cervello e il midollo spinale, note come meningi. Questa condizione può svilupparsi rapidamente ed è considerata una emergenza medica.
I segnali più frequenti negli adulti includono:
- febbre improvvisa;
- mal di testa intenso;
- rigidità del collo;
- nausea;
- vomito;
- confusione;
- ipersensibilità alla luce.
In alcuni casi possono comparire convulsioni o difficoltà a mantenere lo stato di veglia. Nei bambini piccoli i sintomi sono più sfumati ma possono comprendere irritabilità, sonnolenza e rigonfiamento della fontanella.
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Le forme infettive sono riconducibili a batteri, virus o, più raramente, funghi. Negli adulti i batteri più associati alla meningite sono meningococco e pneumococco, mentre agenti virali come gli enterovirus sono spesso responsabili delle forme più lievi. Esistono anche forme non infettive legate a reazioni farmacologiche o malattie sistemiche.
Senza trattamento rapido, la meningite può determinare danni neurologici permanenti, come perdita dell’udito, deficit cognitivi, difficoltà motorie o addirittura la morte.
La conferma diagnostica si ottiene di solito tramite una puntura lombare, che permette di analizzare il liquido cerebrospinale. In caso di meningite batterica la terapia prevede antibiotici e corticosteroidi somministrati in ambiente ospedaliero. Le forme virali, più comuni ma meno gravi, vengono gestite con cure di supporto finché la malattia si risolve.
La vaccinazione rappresenta la strategia più efficace per ridurre l’insorgenza di alcune forme di meningite. Coperture raccomandate includono vaccini contro meningococco, pneumococco e altri agenti responsabili di malattie invasive.