La menopausa è stata a lungo associata alla fine dell'attività ovarica: l'ovulazione si interrompe e le ovaie sembrano aver esaurito il proprio compito. Ma alcune ricerche condotte negli Stati Uniti suggeriscono uno scenario più complesso.
Anche dopo la fine della vita riproduttiva, il tessuto ovarico continua a cambiare. Una scoperta che apre nuove domande sul ruolo delle ovaie e sulla loro conservazione durante gli interventi ginecologici.
Le ovaie cambiano anche dopo la menopausa
Nel giugno 2026 il gruppo di ricerca guidato da Francesca Duncan, della Northwestern University, ha pubblicato su Molecular Human Reproduction uno studio condotto sui topi.
Confrontando le ovaie di animali giovani, anziani e in fase post-riproduttiva, i ricercatori hanno osservato importanti cambiamenti nella struttura dei tessuti e nella composizione cellulare.
In particolare, nelle ovaie più vecchie è emersa una maggiore presenza di cellule immunitarie, tra cui linfociti T e macrofagi, insieme all'attivazione di geni coinvolti nei processi infiammatori e nella comunicazione cellulare.
Gli autori ipotizzano che, con l'invecchiamento, l'ovaio possa acquisire una sorta di “identità immunitaria”, il cui significato biologico rimane ancora da chiarire.
È però necessario distinguere l'ipotesi scientifica dalle sue possibili applicazioni: lo studio è stato condotto su animali e non dimostra che nelle donne le ovaie svolgano una nuova funzione protettiva dopo la menopausa.
Cosa succede nelle ovaie delle donne?
Un'altra ricerca, realizzata con il coinvolgimento della Northwestern University e del Buck Institute for Research on Aging, ha analizzato le proteine presenti nel tessuto ovarico di 28 donne in postmenopausa, tra i 50 e i 75 anni.
I ricercatori hanno osservato differenze nella composizione proteica associate all'età, insieme a segnali di rimodellamento dei tessuti e di attività immunitaria e infiammatoria.
Questi risultati suggeriscono che le ovaie non diventano biologicamente inattive dopo la menopausa, ma continuano ad attraversare trasformazioni cellulari e molecolari.
Il campione, tuttavia, è limitato. Inoltre, la presenza di marcatori infiammatori non equivale necessariamente a una malattia: lo studio descrive cambiamenti biologici, senza dimostrare effetti diretti sulla salute.
Le ovaie continuano a produrre ormoni?
Dopo la menopausa, la produzione ovarica di estrogeni diminuisce drasticamente, ma le ovaie possono continuare a produrre androgeni, sebbene in quantità variabili e generalmente decrescenti con l'età.
Una parte degli estrogeni circolanti deriva dalla trasformazione degli androgeni prodotti dalle ovaie e dalle ghiandole surrenali, soprattutto nei tessuti periferici, tra cui quello adiposo.
Il contributo delle ovaie all'equilibrio ormonale complessivo dipende da diversi fattori e non è uguale per tutte le donne.
Togliere le ovaie durante un intervento: cosa dicono gli studi?
La questione della conservazione delle ovaie durante un'isterectomia, cioè l'asportazione dell'utero, è oggetto di studio da molti anni.
Una ricerca pubblicata su Obstetrics & Gynecology nel 2009 ha seguito 29.380 donne del Nurses' Health Study sottoposte a isterectomia per patologie benigne.
Le donne alle quali erano state asportate anche le ovaie presentavano un rischio inferiore di tumore ovarico e mammario, ma un rischio maggiore di mortalità complessiva, malattia coronarica e tumore polmonare.
Un'analisi successiva, con un follow-up fino a 28 anni, ha rilevato una mortalità cumulativa del 16,8% tra le donne sottoposte ad asportazione bilaterale delle ovaie, contro il 13,3% di quelle che le avevano conservate.
Si tratta di studi osservazionali: mostrano associazioni, non dimostrano un rapporto diretto di causa-effetto.
L'età dell'intervento è fondamentale. I rischi risultano particolarmente rilevanti quando entrambe le ovaie vengono rimosse prima della menopausa, soprattutto in assenza di terapia estrogenica. Questi risultati non possono essere automaticamente estesi alle donne operate dopo la menopausa.
L'American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) ricorda che l'asportazione delle ovaie riduce il rischio di tumore ovarico, ma la menopausa chirurgica precoce può avere conseguenze cardiovascolari, ossee e cognitive.
Rimuovere le tube e conservare le ovaie: un'alternativa
Una parte importante dei carcinomi ovarici sierosi di alto grado sembra originare dalle tube di Falloppio.
Uno studio svedese pubblicato nel 2015 sul Journal of the National Cancer Institute ha osservato una riduzione del rischio di tumore ovarico dopo salpingectomia, maggiore quando venivano rimosse entrambe le tube.
Per le donne a rischio oncologico medio, l'ACOG considera la salpingectomia opportunistica, eseguita durante un intervento già programmato, una possibile strategia preventiva.
La procedura non elimina completamente il rischio di tumore ovarico e, secondo le evidenze disponibili, non sembra compromettere la funzione delle ovaie.
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Cosa cambia per le donne?
Le nuove ricerche non giustificano modifiche automatiche alle decisioni chirurgiche o alle terapie per la menopausa.
Nelle donne con mutazioni genetiche ad alto rischio, come BRCA1 e BRCA2, l'asportazione preventiva di tube e ovaie mantiene un ruolo importante nella prevenzione oncologica.
Negli altri casi, la decisione deve essere personalizzata, considerando età, storia familiare, rischio oncologico e condizioni di salute.
Il messaggio è semplice: dopo la menopausa le ovaie continuano a cambiare, ma resta da comprendere quanto queste trasformazioni influenzino la salute femminile.
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