Non è mai troppo tardi per iniziare: gli studi di Cambridge sul legame tra lettura e demenza

Dr. Christian Raddato
Revisionato da Dr. Christian RaddatoMedico Generale
A cura di Emanuela Spotorno
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Data articolo – 18 Settembre, 2026

ragazza legge un libro sul prato

C'è un'abitudine semplice, gratuita e alla portata di tutti che, secondo una nuova revisione scientifica, potrebbe fare la differenza per la salute del cervello nel tempo: leggere per piacere. 

Lo studio, pubblicato sulla rivista Psychological Medicine, è stato condotto da un team dell'Università di Cambridge, guidato dalla professoressa Barbara Sahakian e dalla dottoressa Christelle Langley del Dipartimento di Psichiatria, in collaborazione con The Queen's Reading Room, nell'ambito del National Year of Reading.

Cosa dice la ricerca

I ricercatori hanno messo insieme anni di studi su lettura e salute cerebrale, arrivando a una conclusione chiara: leggere per piacere, indipendentemente dal genere scelto, è associato a benefici concreti per la mente a qualsiasi età, dalla riduzione dello stress a una maggiore empatia, fino a una minore percezione di solitudine.

Tra i dati più significativi raccolti nella revisione c'è quello relativo agli adulti over 55: in un campione di quasi 5.500 persone seguite per cinque anni, chi si dedicava con regolarità ad attività di stimolazione cognitiva, lettura in primis, ha mostrato una probabilità significativamente più bassa di sviluppare un deterioramento cognitivo nel periodo di osservazione. 

Un'altra ricerca citata dagli autori ha rilevato che una maggiore partecipazione ad attività cognitivamente stimolanti, tra cui la lettura di libri, giornali e riviste, era associata a un rischio inferiore di malattia di Alzheimer: per ogni aumento di un punto nel livello complessivo di attività cognitiva, il rischio risultava ridotto del 33%.

Va precisato che la maggior parte di questi studi mostra associazioni, non un rapporto di causa-effetto diretto: significa che le persone che leggono di più tendono ad avere un rischio inferiore, ma non è ancora possibile affermare con certezza che sia la lettura, da sola, a determinare questo effetto protettivo.

Cosa succede al cervello di chi legge

Gli studi di neuroimaging inclusi nella revisione descrivono differenze concrete nella struttura cerebrale di chi legge regolarmente: volumi maggiori nelle aree coinvolte nel linguaggio, nell'apprendimento, nella regolazione delle emozioni e nel controllo esecutivo, oltre a una connettività più efficiente della sostanza bianca nelle regioni deputate all'elaborazione linguistica. 

Secondo i ricercatori, non conta tanto cosa si legge, quanto il fatto di farlo con piacere e con una certa continuità: un romanzo, un saggio o una graphic novel possono stimolare, nei fatti, le stesse aree cerebrali.


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Un'attenzione che si lega alla Giornata Mondiale dell'Alzheimer

La pubblicazione di questi dati arriva a pochi giorni da un appuntamento importante: il 21 settembre si celebra la Giornata Mondiale dell'Alzheimer, promossa a livello internazionale fin dal 1994. 

In Italia le persone con demenza sono circa 1,2 milioni, oltre la metà delle quali con diagnosi di Alzheimer, mentre quasi 900.000 convivono con un disturbo neurocognitivo minore; considerando anche i familiari impegnati nell'assistenza, il numero di persone direttamente coinvolte sfiora i 6 milioni, pari al 10% della popolazione italiana. 

Secondo le stime del Ministero della Salute, il 39,5% dei casi di demenza nel nostro Paese è attribuibile a fattori di rischio modificabili: un dato che rende ancora più interessante guardare a un'abitudine semplice come la lettura come possibile alleata, accanto ad altre strategie di prevenzione già note, come l'attività fisica, un'alimentazione equilibrata e una vita sociale attiva.

Resta fondamentale ricordare che nessuno studio, per quanto solido, permette di considerare la lettura una misura sostitutiva del controllo medico o degli stili di vita raccomandati per la salute cerebrale. 

Ma se un libro aperto sul comodino può diventare, oltre che un piacere, anche un piccolo alleato per il cervello, forse vale la pena di lasciarlo lì un po' più a lungo, non è mai troppo tardi per iniziare.

Fonti

  • Psychological Medicine - Reading and associations with brain health, cognition, well-being, and mental health
  • PubMed - Participation in cognitively stimulating activities and risk of incident Alzheimer disease
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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