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Malattia di Crohn: vi è un nuovo farmaco che blocca i sintomi

Ultimo aggiornamento – 14 aprile, 2020

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Solo in Italia, sono circa 70.000 persone che ogni giorno fanno i conti con la malattia di Crohn, un’infiammazione cronica del tratto intestinale caratterizzata da un’errata risposta del sistema immunitario al cibo, ai batteri e ad altre entità che vengono scambiate erroneamente per sostante estranee.

Le conseguenze? Diarrea notturna, dolori addominali, affaticamento, blocchi intestinali, ulcere e drastiche perdite di peso. Ma non solo. Chi è colpito da questa patologia non è raro che manifesti sintomi legati allo stress, all’insonnia e, non per ultimo, alla depressione. Si tratta di una patologia cronica recidivante il cui decorso, quando non trattato in modo tempestivo, può portare a invalidità e frequenti interventi chirurgici.

Qualcosa, però, sta cambiando. È stata infatti approvata in Italia una nuova terapia, proprio per il morbo di Crohn. Si tratta di una nuova classe di anticorpi monoclonali capace di agire sul processo infiammatorio responsabile della patologia, sia in termini di velocità di azione sia di durata del mantenimento della remissione.

Cerchiamo di capirne di più.

Una nuova cura per la malattia di Crohn

Il nuovo farmaco messo sul mercato Janssen, come abbiamo visto, è un anticorpo monoclonale delle interluchine 12 e 23, il cui ruolo nella patogenesi della malattia di Crohn è già stato ampiamente dimostrato in diversi studi studi preclinici.

Gli effetti, secondo il dr. Silvio Danese, responsabile del Centro per le Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, sono del tutto positivi. Il farmaco, infatti, “ha dimostrato di portare un miglioramento clinico repentino, con un alto tasso di risposta entro le tre settimane dall’inizio della terapia”. Inoltre, “la rapidità è parallela a un mantenimento della risposta”. E, come se non bastasse, questa nuova terapia rappresenta anche “un’opportunità per i pazienti con concomitanti malattie immuno-mediate, tra cui quelle dermatologiche e reumatologiche”.

Tutto vero, anche se si guarda al programma di studi effettuato da Janssen e pubblicati su The New England Journal of Medicine nel novembre 2016. Il farmaco, infatti, in adulti con malattia di Crohn attiva da moderata a grave, ha mostrato in circa il 40% dei pazienti una risposta clinica di controllo dei sintomi già a partire dalla terza settimana dalla somministrazione. Tra i pazienti trattati con una dose di mantenimento del farmaco ogni 8 o 12 settimane, rispettivamente nel 53% e 48,8% dei casi, c’è stata una remissione dei sintomi della malattia alla 44ma settimana.

Se questo studio ha mostrato l’efficacia e la sicurezza della terapia a 1 anno, il successivo studio IM-UNITI, ne ha confermato gli stessi benefici di risultati e sicurezza a 2 anni. Gli stessi tassi di remissione, infatti, sono stati mantenuti fino alla 92ma settimana di terapia.

Vi è un altro elemento di novità, per nulla trascurabile. Il farmaco, infatti, prevedere solo la prima induzione per via endovenosa, a cui segue una terapia di mantenimento ogni 3 mesi per via sottocutanea. Si tratta di quattro iniezioni l’anno, effettuabile dal paziente stesso. E, chi soffre di malattie croniche, sa bene qual è il vantaggio.

Si tratta di un messaggio di speranza per i pazienti con malattia di Crohn. “La ricerca lavora costantemente per personalizzare le cure: noi continuiamo a credere che una soluzione sia possibile, affinché tale patologia possa veramente andare in remissione” – ha dichiarato Enrica Previtali, Presidente di AMICI Onlus, l’associazione che tutela le persone colpite da questa invalidante malattia.

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