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Perché è difficile guardarsi negli occhi

Redazione

Ultimo aggiornamento – 04 Giugno, 2019

Perché è difficile guardarsi negli occhi

Dr. Eros Salustri, specialista in psicologia. 


Facciamo un gioco: guardate attentamente, negli occhi, il vostro amico, collega o partner. Quanto tempo riuscite a tenere lo sguardo fisso, prima di scoppiare a ridere o abbassare la testa? Poco, probabilmente. Si tratta di un vero e proprio braccio di ferro senza vincitori. Ma qual è il perché, cosa ci porta a provare una strana sensazione di timidezza e fastidio?

Ci risponde il dr. Eros Salustri, psicologo, conducendoci nei meandri del nostro inconscio, per capire insieme i punti deboli e l’emotività che possono influenzare la nostra apparente spavalderia.

A volte, si prova una certo imbarazzo nel guardare qualcuno negli occhi o nell’essere guardati: quali sono le cause?

Non è facile guardasi fissi negli occhi. Le cause potrebbero dipendere dall’avere poca stima di se stessi e, inevitabilmente, temere il giudizio dell’altro. Non stimarsi esprime già un proprio giudizio personale negativo, manifestando all’esterno messaggi emotivi di insicurezza, come abbassare lo sguardo, arrossire.

La persona crea una barriera, una difesa, non permettendo all’altro di entrare in contatto profondo nella relazione. Di contro, si esprime anche un rifiuto nei confronti dell’altro, non permettendogli l’incontro e non riconoscendolo nel suo valore. Determinati comportamenti sono essenzialmente legati a sentimenti ed emozioni negative che la persona vive, come rabbia, rancore, paura, vendetta, ma prima di tutto una grossa mancanza di amore.

Spesso, ciò avviene con una consapevolezza emotiva inadeguata la quale non elimina la responsabilità della persona.

Come fare a superare gli imbarazzi e riuscire a sostenere un contatto visivo con il proprio interlocutore: ci dia qualche consiglio?

Come ho sottolineato, una conoscenza insufficiente delle proprie emozioni, quindi una mancanza di contatto emotivo con se stessi, non permette una percezione della propria realtà interiore.

Ogni comportamento è collegato a delle emozioni, a dei vissuti, quindi è di primaria importanza entrare in contatto con le proprie emozioni, positive e negative e con le storie della nostra vita che le hanno modellate. Soltanto con una sostanziale conoscenza di noi stessi possiamo riuscire ad avere una gestione della nostra emotività e riuscire a godere del dono della vita. Grazie.

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