Psicoterapia dopo i 70 anni: perché può ancora aiutare

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 13 Agosto, 2026

Un signore anziano triste

La psicoterapia viene spesso associata ai giovani adulti, alle crisi di coppia, ai problemi di lavoro o ai momenti di passaggio della vita. Più raramente la si immagina come una possibilità concreta a 70, 75 o 80 anni. Eppure proprio l’età avanzata può portare con sé cambiamenti profondi: la pensione, un lutto, la perdita di autonomia, la distanza dai figli, una malattia, la solitudine o la sensazione di non riconoscersi più nella propria quotidianità.

Sono situazioni che possono mettere in discussione equilibri costruiti per decenni. Una coppia che dopo 50 anni si ritrova a vivere un nuovo assetto, una persona che perde il compagno, un ex commerciante costretto a lasciare il lavoro, un genitore che non riesce più a comunicare con un figlio.

È qui che la psicoterapia può avere un ruolo. Non per “cambiare personalità” a ogni costo, ma per aiutare la persona a dare un senso a ciò che sta vivendo, ridurre il peso della sofferenza e trovare modi più sostenibili per affrontare il presente.

Ansia e depressione negli anziani sono frequenti

Il tema non riguarda pochi casi isolati. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa il 14% delle persone sopra i 70 anni convive con un disturbo di salute mentale, soprattutto ansia e depressione. Inoltre, il 17% di tutti i suicidi riguarda persone in questa fascia d’età.

Nonostante questi numeri, gli anziani accedono alla psicoterapia molto meno di altre fasce della popolazione. Uno studio del 2024 citato nell’articolo segnala che solo circa il 4% degli adulti statunitensi over 65 ha ricevuto una terapia psicologica, contro il 12% tra i 18 e i 24 anni e l’8% tra i 35 e i 64 anni.


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Il dato mostra un divario evidente. Non perché la psicoterapia sia meno utile con l’età, ma perché spesso restano forti pregiudizi culturali: l’idea che “ormai sia tardi”, che una persona anziana debba solo adattarsi o che certe sofferenze siano una parte inevitabile dell’invecchiamento.

La terapia funziona per tutta l’età adulta

Secondo Pim Cuijpers, professore di psicologia clinica alla Vrije Universiteit di Amsterdam, non ci sono prove che la terapia diventi meno efficace con l’avanzare dell’età. Le terapie, spiega, possono funzionare lungo tutta la vita adulta.

La stessa idea è sostenuta da Emi Bondi, psichiatra e psicoterapeuta, direttrice del Dipartimento di salute mentale dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo e già presidente della Società Italiana di Psichiatria. Secondo Bondi, non esiste un’età oltre la quale la psicoterapia smetta di essere utile.

Gli obiettivi, certo, possono essere diversi da quelli di una persona di 30 anni. In età avanzata il lavoro può concentrarsi su lutti, solitudine, malattia, cambiamenti familiari, perdita di ruolo o difficoltà che magari erano presenti da molto tempo, ma che diventano più pesanti quando cambiano le condizioni di vita.

Il fatto di convivere con una sofferenza da anni non significa che quella sofferenza non possa essere alleggerita. Non si può cambiare ciò che è accaduto, ma si può modificare il modo in cui quel passato continua a influenzare il presente.

Psicoterapia e neuroplasticità

La psicoterapia non agisce solo sul piano del racconto o del sostegno emotivo. Gli studi mostrano che può influenzare anche i processi di neuroplasticità, cioè la capacità del cervello di modificare connessioni e circuiti in risposta all’esperienza.

Cambiare il modo in cui si interpretano gli eventi, si regolano le emozioni e si affrontano le relazioni può tradursi in modificazioni dei circuiti cerebrali. In particolare, può rafforzare il controllo della corteccia prefrontale, più coinvolta nella regolazione razionale, sull’amigdala, legata alla paura e alla percezione della minaccia.

Questo non significa che la psicoterapia sostituisca sempre i farmaci. Nelle forme lievi di ansia e depressione può avere un’efficacia paragonabile a quella farmacologica; nei disturbi più gravi, spesso, l’associazione tra psicoterapia e trattamento farmacologico può migliorare il risultato complessivo.

Gli anziani spesso portano avanti il percorso

Un altro dato interessante riguarda la continuità. Secondo un’analisi pubblicata da Cuijpers sulla psicoterapia per la depressione in diverse fasce d’età, gli anziani possono beneficiare anche della terapia di gruppo, che offre un’occasione di relazione e confronto.

Inoltre, il 54% dei pazienti anziani porta a termine il percorso, mostrando una costanza spesso maggiore rispetto ai giovani e agli adulti.

Per Giancarlo Dimaggio, psichiatra e psicoterapeuta, cofondatore del Centro di terapia metacognitiva interpersonale di Roma, la mente conserva anche in età avanzata la plasticità necessaria per assorbire nuove informazioni e cambiare prospettiva. Il lavoro terapeutico può affrontare il passato, ma deve anche mantenere uno sguardo orientato al futuro: cercare senso, progetto e possibilità, pur dentro limiti reali.

Quale terapia scegliere dopo i 65 anni

Non esiste una psicoterapia valida per tutti. La scelta dipende dal problema, dalla storia personale, dallo stato di salute, dalle condizioni cognitive, dai deficit sensoriali e dalla rete familiare.

Negli over 65, le terapie cognitivo-comportamentali hanno mostrato efficacia soprattutto per ansia, depressione e insonnia. La terapia interpersonale può essere utile quando il disagio nasce da lutti, cambiamenti di ruolo o difficoltà relazionali. In altri casi possono servire percorsi centrati sulla rilettura della propria storia di vita o psicoterapie psicodinamiche, soprattutto quando conflitti e modalità relazionali continuano a ripetersi nel tempo.

Più dell’etichetta, conta la valutazione iniziale. Una psicoterapia efficace in età avanzata deve guardare alla persona nella sua complessità, non ridurla alla categoria di “anziano”.

Il pregiudizio dell’età

L’idea che dopo una certa età non valga la pena iniziare un percorso psicologico ha radici profonde. In parte deriva anche da una vecchia convinzione attribuita a Sigmund Freud, secondo cui la terapia sarebbe diventata poco utile già dopo i 40 o 50 anni.

Oggi molti studi ed esperti indicano il contrario. Rossana De Beni, presidente della Società Italiana di Psicologia dell’Invecchiamento, ricorda che un cambiamento positivo è possibile durante tutto l’arco della vita. L’invecchiamento non cancella la possibilità di trasformazione, apprendimento e flessibilità.

Naturalmente la psicoterapia non è l’unico elemento del benessere. Anche lo stile di vita conta: mantenere il corpo attivo, camminare, uscire, fare attività fisica e preservare tono e forza muscolare può avere un ruolo importante contro depressione e invecchiamento.

La domanda non dovrebbe essere “è troppo tardi?”, ma “c’è qualcosa che oggi limita il benessere di questa persona?”. Se la risposta è sì, allora un percorso può avere senso. Anche a 70 anni, anche a 80, anche quando per molto tempo si è pensato di dover convivere in silenzio con la propria sofferenza.

Fonti:

Pubmed - Psychological treatment of late-life depression: a meta-analysis of randomized controlled trials

Ultimo aggiornamento – 17 Luglio, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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