La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica nella quale il sistema immunitario contribuisce a sostenere un processo che accelera il ricambio delle cellule della pelle e favorisce la comparsa delle caratteristiche placche arrossate e desquamanti. La ricerca continua quindi a studiare non soltanto nuovi farmaci, ma anche i meccanismi metabolici che possono alimentare questa risposta immunitaria.
Un nuovo lavoro pubblicato sul Journal of Experimental Medicine ha concentrato l’attenzione sulla pantetina, un derivato della vitamina B5 già utilizzato come integratore e studiato anche per i suoi effetti sul metabolismo dei lipidi. Gli esperimenti condotti dai ricercatori hanno individuato un collegamento tra questa molecola, il colesterolo presente all’interno di alcune cellule immunitarie e l’attivazione dell’infiammazione. Dopo i risultati ottenuti nei modelli sperimentali, il gruppo ha effettuato anche un piccolo studio clinico su persone con psoriasi a placche.
Pantetina e psoriasi: cosa hanno scoperto i ricercatori
Il lavoro si concentra sulle cellule dendritiche, elementi del sistema immunitario che aiutano a coordinare la risposta delle altre cellule di difesa. Nei pazienti con alcune patologie autoimmuni, compresa la psoriasi, i ricercatori hanno osservato alterazioni di un sistema metabolico che coinvolge gli enzimi Vanin, la pantetina e il colesterolo. Un’aumentata attività di questi enzimi può ridurre la disponibilità di pantetina e favorire l’accumulo di colesterolo nelle membrane delle cellule dendritiche, modificandone l’attivazione e contribuendo alla risposta infiammatoria.
Nei modelli sperimentali, ripristinare la pantetina ha contribuito a ridurre l’accumulo di colesterolo e a limitare l’attivazione delle cellule immunitarie. Nei topi utilizzati come modello della psoriasi, la somministrazione della sostanza ha attenuato le manifestazioni della malattia. Si tratta di risultati utili per comprendere il meccanismo biologico, ma gli effetti osservati negli animali non possono essere automaticamente trasferiti alle persone. È per questo che i ricercatori hanno affiancato alla parte preclinica una prima sperimentazione di dimensioni molto ridotte nell’uomo.
Lo studio su 24 pazienti durato 12 settimane
La sperimentazione clinica ha coinvolto 24 persone con psoriasi a placche lieve, suddivise casualmente in due gruppi. Tutti i partecipanti hanno ricevuto il trattamento topico con calcipotriolo e betametasone dipropionato. A metà di loro è stata inoltre somministrata pantetina per via orale, alla dose di 300 milligrammi due volte al giorno. I pazienti sono stati seguiti per 12 settimane e l’andamento della malattia è stato valutato da dermatologi utilizzando parametri clinici come il PASI, uno degli strumenti impiegati per misurare estensione e severità della psoriasi.
Alla fine del periodo di osservazione, il gruppo che aveva ricevuto anche pantetina mostrava una riduzione maggiore dei punteggi di gravità rispetto alle persone trattate soltanto con la terapia topica. Il risultato sembrava particolarmente evidente nei partecipanti che presentavano contemporaneamente dislipidemia, cioè alterazioni dei livelli dei lipidi nel sangue. Nei pazienti con un profilo lipidico normale, invece, le differenze tra i due gruppi erano molto più contenute. Durante la sperimentazione, gli autori non hanno registrato effetti indesiderati attribuiti al trattamento con pantetina.
I numeri, tuttavia, impongono cautela. Dodici pazienti per gruppo sono troppo pochi per stabilire con certezza l’efficacia di un trattamento o per definirne accuratamente sicurezza e benefici in popolazioni differenti. Gli stessi ricercatori presentano quindi questi risultati come una prova di concetto, utile per capire se l’ipotesi meriti di essere studiata su scala maggiore.
Non è ancora una nuova cura per la psoriasi
Il fatto che la pantetina sia già disponibile come integratore non significa che possa essere considerata una terapia dimostrata contro la psoriasi né che sia opportuno aggiungerla autonomamente alle cure prescritte. Lo studio ha valutato il composto in associazione a un trattamento dermatologico già utilizzato, e non come sostituto delle terapie disponibili.
Inoltre, la sperimentazione ha riguardato pazienti con una specifica forma e gravità della malattia e ha avuto una durata limitata a 12 settimane. Serviranno studi più ampi per capire se il beneficio venga confermato, quali persone possano rispondere meglio, quali dosaggi siano più appropriati e se gli effetti si mantengano nel lungo periodo. L’osservazione che il vantaggio sembrasse maggiore nelle persone con colesterolo alterato è interessante proprio perché sostiene l’ipotesi metabolica proposta dagli autori, ma deve essere verificata in campioni molto più numerosi.
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Il dato più interessante del lavoro potrebbe quindi essere, almeno per ora, non la possibilità di utilizzare immediatamente un nuovo integratore, ma l’identificazione di un legame tra metabolismo del colesterolo e attivazione delle cellule immunitarie. Un meccanismo che potrebbe suggerire in futuro nuovi bersagli terapeutici anche per altre malattie nelle quali le cellule dendritiche contribuiscono all’infiammazione.
In Italia circa 1,4 milioni di persone convivono con la psoriasi
Mentre la ricerca studia nuove strategie, in Italia resta aperta anche la questione dell’assistenza. Secondo i dati presentati nell’ambito del progetto RADAR-Psoriasi, la malattia interessa complessivamente circa 1,4 milioni di persone. L'analisi è stata realizzata utilizzando dati amministrativi provenienti da aziende sanitarie italiane e relativi a circa sei milioni di assistiti, con l’obiettivo di ricostruire il peso epidemiologico e assistenziale della patologia nella pratica clinica reale.
Secondo i dati illustrati, soltanto circa il 9% delle persone con psoriasi beneficia attualmente dell’esenzione 045. Tra i pazienti che non ne usufruiscono, il 3% viene trattato con farmaci biologici e il 7% con altri trattamenti sistemici. Complessivamente sarebbero quindi circa 137mila le persone senza esenzione che ricevono una terapia sistemica, compresi i biologici.
Il punto riguarda soprattutto la psoriasi a placche moderata-grave. Attualmente il codice di esenzione viene riconosciuto per alcune forme specifiche della malattia e per l'artrite psoriasica, mentre le associazioni dei pazienti chiedono che la tutela venga estesa anche in base alla severità della psoriasi a placche.
Quanto costerebbe ampliare l’esenzione
Secondo le stime presentate da APIAFCO, l'Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza, estendere il codice di esenzione alle persone con psoriasi a placche moderata-grave avrebbe un costo annuale per il Servizio sanitario nazionale compreso tra 6,3 e 9,9 milioni di euro. La stima riguarda soprattutto gli esami necessari per accedere alle terapie e monitorarle nel tempo, che una parte dei pazienti deve attualmente sostenere senza la copertura prevista dall'esenzione.
Il tema è stato discusso alla Camera in vista della Giornata mondiale della psoriasi del 29 ottobre. Il Ministero della Salute ha inoltre annunciato la costituzione di un gruppo tecnico incaricato di valutare l'inserimento della psoriasi nel Piano nazionale della cronicità. Si tratta però di un percorso ancora in fase di valutazione e che, di per sé, non determina automaticamente un'estensione delle esenzioni.
Ricerca e assistenza avanzano su due piani diversi
La novità sulla pantetina e il dibattito sulle tutele italiane riguardano quindi due aspetti diversi dello stesso problema. Da una parte si cerca di comprendere meglio perché l'infiammazione tipica della psoriasi si mantenga nel tempo e come intervenire su nuovi meccanismi biologici; dall'altra resta la necessità di garantire continuità assistenziale a chi convive già con la malattia e segue trattamenti che richiedono controlli regolari.
Tuttavia 24 pazienti e 12 settimane di osservazione non sono sufficienti per trasformare il risultato in una nuova raccomandazione terapeutica. Saranno necessari studi clinici più ampi prima di capire se questo derivato della vitamina B5 possa realmente entrare nella gestione della psoriasi.
Fonte:
Journal of Experimental Medicine - Vanin-pantethine metabolic axis shapes dendritic cell function and affects inflammatory disorder progression