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Quando e perché dovremmo eseguire il monitoraggio della pressione delle 24 ore

Ultimo aggiornamento – 14 aprile, 2020

Monitoraggio della Pressione Arteriosa nelle 24 H
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Ne avete mai sentito parlare o state per sottoporvi a questo tipo di esame? Il monitoraggio 24 ore della pressione arteriosa può destare qualche preoccupazione, ma niente timori! Si tratta, infatti, di un esame non invasivo e neanche pericoloso.

Definiamo, quindi, insieme delle Linee Guida per prepararsi al meglio al test.

Di cosa si tratta e come si applica?

Semplice e non invasivo, dicevamo. Al paziente è applicato un manicotto gonfiabile al braccio sinistro (alle volte, quello destro), connesso con un tubicino a una pompa – necessaria per il gonfiaggio – alloggiata all’interno di una scatolina compatta unitamente a un dispositivo elettronico (controller), che registra i dati. Questo strumento viene solitamente assicurato alla cintura del paziente.

Grazie a questo sistema, la pressione arteriosa può essere misurata precisamente ogni 15 minuti di giorno e ogni 20 (o 30) minuti di notte.

A cosa serve la misurazione della pressione nelle 24 ore?

L’obiettivo del monitoraggio 24 ore è quello di valutare l’andamento pressorio durante le consuete attività quotidiane, nei giorni infrasettimanali, quando si è maggiormente sottoposti agli usuali stimoli stressanti, ma allo stesso tempo in circostanze che non prevedano esercizi particolarmente intensi.

Inoltre, al paziente viene chiesto di annotare in un diario le azioni principali della giornata, anche quelle a carattere straordinario o occorse nelle ore notturne, così da poter correttamente interpretare l’andamento dell’esame in relazione alle attività segnalate. Cosa registrare? Assunzione di farmaci, orario dei pasti, tempo dedicato al riposo.

E cosa fare quando il manicotto si gonfia? L’ideale sarebbe interrompere le attività, ove possibile, e tenere fermo il braccio fino al termine della misurazione, restando in silenzio e respirando normalmente. Se non è possibile interrompere una attività in corso, ad esempio la guida, è comunque opportuno rilassare l’arto, se ciò non compromette la sicurezza, fino al termine della misurazione.

Collaborare all’esame con questi piccoli accorgimenti è importante per la relativa buona riuscita, in quanto almeno il 70% delle misurazioni devono essere correttamente registrate per una corretta interpretazione dei risultati.

Cosa registra il controller del monitoraggio 24 ore della pressione arteriosa?

Le misurazioni registrate dal dispositivo includono:

  • Valori di pressione arteriosa sistolica (massima) e diastolica (minima), espresse in millimetri di mercurio (mmHg).
  • Frequenza cardiaca, espressa in battiti al minuto.

Il dispositivo è in grado di derivare anche informazioni relative all’andamento medio della pressione arteriosa, nonché alle relative fluttuazioni durante le 24 ore, che assumono importanza nella valutazione del rischio cardiovascolare globale del paziente. Rispetto alle misurazioni registrate “dal dottore”, i valori di normalità nel caso del monitoraggio pressorio delle 24 ore sono leggermente inferiori, al contempo diversificati tra giorno e notte.

Quando eseguire l’esame?

Molti studi dimostrano che il monitoraggio della pressione arteriosa delle 24 ore è molto importante per tutti coloro che soffrono di pressione alta, per valutare l’entità del rischio cardiovascolare associato. Infatti, l’esame è in grado di predire l’occorrenza di danno d’organo da ipertensione, così come di eventi cardiovascolari, meglio della singola misurazione effettuata “dal dottore”.

Il monitoraggio pressorio delle 24 ore è anche opportuno quando il paziente presenta una discordanza tra pressione arteriosa clinica e domiciliare, consentendo di individuare i casi di ipertensione da camice bianco (ossia, elevata soltanto in caso di misurazione “dal dottore”) o di ipertensione mascherata (vale a dire, pressione arteriosa normale se misurata “dal dottore”, ma elevata nelle circostanze di vita quotidiana).

OSAS: ecco perché si rischia l’ipertensione notturna

Sono poi di particolare importanza i dati rilevati durante il sonno, perché di carattere “predittivo”. Solitamente, infatti, la pressione tende a scendere durante la notte. Si parla, in questi casi, di dipping. La fisiologica riduzione notturna della pressione arteriosa è di circa il 10% rispetto ai valori diurni.

Il profilo di rischio cardiovascolare cambia tra coloro che presentano una appropriata riduzione notturna della pressione arteriosa e coloro che non manifestano questo aspetto, o che addirittura mostrano un aumento dei valori pressori durante il sonno. Questi ultimi, infatti, sono a maggior rischio di eventi cardiovascolari. Fattori di rischio importanti per l’ipertensione notturna includono, ad esempio, età avanzata, ipotensione ortostatica, insufficienza renale cronica, neuropatia diabetica, disturbi del sonno, obesità e sindrome delle apnee ostruttive notturne (OSAS).

In ogni caso, potrebbe essere utile eseguire un controllo della qualità del proprio sonno anche attraverso una polisonnografia.

Dunque, parlatene con il vostro specialista per capire insieme qual è il primo esame da effettuare per mantenere sempre alta l’attenzione sul proprio cuore, non solo per 24 ore!


A cura della dr.ssa Rita del Pinto – Gruppo dei Giovani Ricercatori – Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa.

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