Respirare lentamente viene spesso consigliato nei momenti di tensione, ma capire cosa succede esattamente al cervello e al sistema nervoso mentre cambiamo ritmo respiratorio è più complesso.
Una nuova ricerca pubblicata su Scientific Reports ha provato a osservare questo rapporto in maniera sperimentale, concentrandosi soprattutto sulla memoria di lavoro, cioè la capacità di mantenere temporaneamente alcune informazioni e utilizzarle mentre si svolge un compito.
Lo studio non ha considerato la respirazione soltanto come una tecnica di rilassamento. I ricercatori l’hanno trattata come una possibile risposta adattiva allo stress mentale acuto, cercando di capire se diversi modi di respirare potessero modificare sia la prestazione cognitiva sia le risposte fisiologiche dell’organismo.
Alla ricerca hanno partecipato 54 donne sane, sottoposte a compiti di memoria di lavoro mentre erano presenti distrattori di natura emotiva. Le partecipanti hanno affrontato le prove in tre condizioni differenti: respirazione spontanea, respirazione lenta e profonda eseguita volontariamente e respirazione rapida e superficiale.
La respirazione lenta e profonda ha dato risultati migliori
Durante la respirazione lenta e profonda, i ricercatori hanno osservato un miglior mantenimento delle prestazioni di memoria di lavoro in presenza di distrazioni emotive. Il dato più interessante riguarda però la tempistica: il miglioramento cognitivo è comparso dopo alcune modificazioni del sistema nervoso autonomo.
In particolare, i risultati suggeriscono un aumento dell’attività parasimpatica, quella componente del sistema nervoso autonomo generalmente associata a una condizione di maggiore regolazione fisiologica e recupero. Secondo gli autori, proprio questa risposta potrebbe essere collegata alla migliore gestione delle interferenze emotive.
Non si tratta però semplicemente di “rilassarsi di più”. L’analisi delle prestazioni ha mostrato che la respirazione lenta e profonda sembrava sostenere sia i processi decisionali sia quelli non decisionali, cioè le fasi che precedono o accompagnano la scelta vera e propria, come l’elaborazione delle informazioni e l’esecuzione della risposta.
Anche la respirazione spontanea può adattarsi allo stress
Un altro risultato interessante è emerso osservando le partecipanti che non avevano ricevuto istruzioni specifiche sul modo di respirare. Tra chi respirava spontaneamente, alcune persone hanno rallentato naturalmente il ritmo respiratorio durante le prove con distrazioni emotive.
In questi casi, i ricercatori hanno rilevato cambiamenti fisiologici simili a quelli osservati con la respirazione lenta e profonda volontaria, insieme a una migliore conservazione delle prestazioni nella memoria di lavoro.
Il dato suggerisce che rallentare il respiro possa rappresentare, almeno in alcune persone, una risposta spontanea dell’organismo di fronte a una situazione mentalmente impegnativa. In altre parole, il corpo potrebbe modificare autonomamente il ritmo respiratorio per favorire un migliore equilibrio tra attivazione emotiva e prestazioni cognitive.
Respirare velocemente ha prodotto un effetto diverso
La situazione cambiava invece durante la respirazione rapida e superficiale. In questa condizione, i ricercatori hanno osservato un aumento dell’attivazione simpatica, la componente del sistema nervoso autonomo maggiormente coinvolta nelle situazioni di allerta e attivazione.
Anche il modo in cui le partecipanti prendevano decisioni risultava differente. La respirazione rapida sembrava infatti interferire con alcuni processi decisionali, pur rendendo più veloci altre componenti della risposta.
Gli autori descrivono questo fenomeno come una sorta di compromesso orientato alla velocità: l’organismo tendeva a rispondere più rapidamente, ma con un funzionamento decisionale meno favorevole rispetto a quello osservato durante la respirazione lenta e profonda.
Il ruolo del sistema nervoso autonomo
Per comprendere meglio questi effetti, i ricercatori hanno analizzato diversi parametri fisiologici collegati all'attività del sistema nervoso autonomo, tra cui variabilità della frequenza cardiaca, recupero della frequenza cardiaca e aritmia sinusale respiratoria.
I dati ottenuti indicano che le modificazioni prodotte dalla respirazione potrebbero intervenire nel modo in cui l'organismo affronta uno stimolo emotivamente distraente. La respirazione lenta e profonda è stata associata a una maggiore predominanza parasimpatica, mentre quella veloce e superficiale a una maggiore attivazione simpatica.
Questi cambiamenti potrebbero quindi avere un ruolo nel modo in cui il cervello riesce a mantenere l’attenzione e a utilizzare temporaneamente le informazioni quando entra in gioco una componente emotiva.
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Cosa significa davvero questo studio
I risultati sono interessanti, ma devono essere interpretati nel loro contesto. Lo studio ha coinvolto un campione relativamente piccolo, composto da 54 partecipanti tutte di sesso femminile e in buona salute. Non è quindi possibile estendere automaticamente le conclusioni a uomini, persone anziane o pazienti con disturbi neurologici o psicologici.
La ricerca non dimostra neppure che respirare lentamente possa migliorare in generale la memoria in qualsiasi situazione. L’effetto osservato riguarda in modo specifico la memoria di lavoro durante l’esposizione a distrazioni emotive, in condizioni sperimentali controllate.
Il dato centrale è piuttosto un altro: il modo in cui respiriamo sembra essere collegato ai sistemi fisiologici che regolano il nostro stato di attivazione e, attraverso questi, potrebbe influire temporaneamente su alcuni processi cognitivi. La respirazione lenta e profonda, almeno nelle condizioni analizzate, sembra favorire un equilibrio autonomico più compatibile con il mantenimento delle prestazioni mentali sotto stress emotivo.
Fonti
Nature - Breathing-driven autonomic modulation preserves working memory performance under emotional distraction