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Le ultime scoperte su pancreas e diabete

Ultimo aggiornamento – 28 settembre, 2016

Pancreas e diabete
Indice

Uno studio ha messo in luce come possa esistere una relazione tra l’insulino-resistenza del diabete e l’anatomia del pancreas, in quanto la prima modificherebbe la morfologia del secondo, nel tentativo di creare una compensazione alla sempre maggiore richiesta di insulina.

Il diabete è una patologia che affligge milioni di persone in tutto il mondo: sono circa 371 milioni gli individui che ne soffrono, mentre 280 milioni di soggetti sono a rischio. La patologia corre su cifre talmente alte che è più opportuno parlare di epidemia; non solo: tale numero è destinato ad aumentare progressivamente.

Oggi, in Italia circa il 5% della popolazione è diabetico (4 milioni di persone) e si stima che nel giro di una quindicina d’anni il numero salirà a 5 milioni di pazienti diabetici.

Le cause di questo aumento sono da ricercare negli stili di vita scorretti e nell’alimentazione ricca di carboidrati e zuccheri, oltre che nell’obesità e nella mancanza totale (o quasi) di attività fisica.

Come il diabete modifica il pancreas

Data l’importanza della malattia, molti ricercatori si concentrano su tale problematica; uno studio tutto italiano, pubblicato sulla rivista Diabetes ed effettuato dall’Università Cattolica di Roma, in collaborazione con l’Harvard Medical School di Boston, ha illustrato come in pazienti non diabetici l’insulino-resistenza portasse alla trasformazione delle cellule alfa in cellule beta (ovvero quelle cellule del pancreas responsabili della produzione di insulina) per rispondere a una maggiore richiesta di insulina da parte dell’organismo.

Lo studio è stato effettuato su 18 pazienti non diabetici (ma affetti da: tumore alla testa del pancreas, chirurgicamente rimosso), suddivisi in due gruppi: il primo gruppo era costituito da soggetti con insulino-resistenza (scarsa sensibilità all’insulina), mentre il secondo riscontrava una risposta normale (insulino-sensibilità).

Monitorando tutti i soggetti, prima e dopo l’intervento, si è scoperto che in tutti i pazienti si riscontrava una riduzione della produzione di insulina nella fase post-operatoria, senza che fosse intaccata la tolleranza al glucosio dei soggetti sensibili.

Nei soggetti insulino-resistenti, i ricercatori hanno riscontrato un aumento delle isole pancreatiche, assieme all’incremento delle cellule beta e (e anche delle cellule alfa, ma in misura minore). Tale aumento è stato spiegato attraverso quello che viene definito come processo di “neo-genesi” delle cellule beta, produttrici di insulina, derivate dalla trasformazione delle cellule alfa. La differenziazione delle cellule pancreatiche ha portato, nei soggetti esaminati, ad un rapporto alterato tra cellule alfa e beta nei pazienti insulino-resistenti, che nel 77% dei casi hanno poi sviluppato il diabete; mentre nessuno tra i pazienti insulino-sensibili ha contratto la patologia.

Tale studio è importante poiché aiuta a capire quali soggetti hanno una particolare predisposizione per il diabete, prima che in questi la malattia sia manifesta.

Un “pancreas artificiale”: la nuova speranza per i diabetici

Mentre si muovono passi importanti per la prevenzione del diabete, si stanno anche facendo dei passi da gigante per chi già convive con questa patologia: si fa sempre più vicino, infatti, il traguardo per ottenere un pancreas artificiale.

Stiamo parlando di un nuovo modo per controllare i pazienti afflitti da diabete attraverso un monitoraggio costante e automatizzato dei livelli di glucosio nel sangue, per 24h al giorno, mentre al paziente è lasciata solo la gestione dell’insulina durante i pasti.

I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Journal of the American Medical Assiciation, mostrano che le 24 persone affette da diabete di tipo 1 e monitorate con il nuovo sistema, hanno riscontrato una minore oscillazione glicemica e hanno rispettato in modo più preciso i valori prefissati, senza incorrere (o quasi) in episodi di ipoglicemia o iperglicemia.

Il sistema, dunque, si è dimostrato efficiente nella capacità di dosare l’insulina in modo automatico, impattando positivamente sulla qualità della vita dei diabetici coinvolti nello studio, con un supporto particolare nelle ore notturne (ovvero quando è più complicato mantenere il controllo della glicemia). La ricerca si muove nella direzione di un’automatizzazione sempre più ampia e completa.

Ma il progresso non si ferma negli Stati Uniti. Anche in Italia da circa due anni è disponibile un sistema che tiene sotto controllo, trasmette e visualizza su un display i valori di glucosio in maniera continuativa. Il sistema è in grado di sospendere in maniera automatica e temporanea l’erogazione insulinica (per evitare le ipoglicemie), riprendendo l’erogazione quando serve, sempre automaticamente.

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