Essere più lucidi la sera e faticare a partire al mattino non è soltanto una questione di abitudini. Il cosiddetto cronotipo descrive infatti la tendenza naturale di una persona a sentirsi più vigile e produttiva in determinate fasce della giornata. Alcuni funzionano meglio nelle prime ore del mattino, altri raggiungono il massimo della concentrazione più tardi, mentre molti si collocano in una posizione intermedia.
Un nuovo studio finlandese ha cercato di capire se questa caratteristica possa essere collegata anche alla capacità di restare nel mondo del lavoro nel lungo periodo. I risultati, pubblicati su Occupational & Environmental Medicine, suggeriscono che i cosiddetti “gufi”, cioè le persone con cronotipo serale, siano più frequentemente coinvolti in pensionamenti anticipati per disabilità.
La spiegazione, però, sembra avere molto a che fare con salute generale, sonno, stili di vita e organizzazione del lavoro, più che con il cronotipo considerato isolatamente.
Lo studio ha seguito 5.679 adulti per 12 anni
La ricerca ha utilizzato i dati della Northern Finland Birth Cohort 1966, un ampio studio di popolazione che segue persone nate in due province della Finlandia settentrionale.
Nel 2012, quando avevano circa 46 anni, i partecipanti hanno risposto a domande sul livello di stanchezza mattutina, sugli orari di lavoro preferiti e sulla propria tendenza a considerarsi persone mattutine o serali. L’analisi finale ha incluso 5.679 adulti, di cui 2.597 uomini e 3.082 donne, che al momento dell’inizio dello studio non erano già pensionati e non percepivano una pensione di invalidità.
Circa il 10% degli uomini e il 12% delle donne sono stati classificati come tipi serali. I dati sono stati successivamente collegati ai registri pensionistici nazionali fino al 2023, consentendo ai ricercatori di osservare cosa fosse accaduto nei 12 anni successivi.
Nei tipi serali il tasso iniziale era circa il 70% più alto
Durante il follow-up, 384 partecipanti hanno ricevuto per la prima volta una pensione di invalidità. Tra gli uomini classificati come cronotipi serali, l’evento ha riguardato l’8,3%, contro il 5% dei tipi mattutini.
Tra le donne, le percentuali sono state rispettivamente 12,1% e 7,2%. Nell’analisi iniziale, prima di considerare una serie di altri fattori, i tipi serali presentavano un tasso di pensionamento per disabilità circa il 70% superiore rispetto ai tipi mattutini, tenendo conto del momento in cui la pensione veniva riconosciuta.
L’associazione era presente sia negli uomini sia nelle donne e rimaneva anche dopo aver considerato alcuni elementi socioeconomici, tra cui istruzione e reddito. Ma questo è soltanto il primo livello di lettura dei risultati.
Salute e stile di vita spiegavano una parte importante della differenza
All’inizio dello studio, i partecipanti con cronotipo serale tendevano infatti a riferire condizioni di salute peggiori, maggiori difficoltà nel sonno e livelli inferiori di attività fisica rispetto ai tipi mattutini.
Quando i ricercatori hanno aggiustato i risultati considerando salute percepita, indice di massa corporea, fumo, consumo di alcol e attività fisica, l’associazione tra cronotipo serale e pensione di invalidità si è ridotta e non è risultata più statisticamente significativa né negli uomini né nelle donne.
Anche considerando separatamente gli orari e i turni di lavoro, la relazione si indeboliva. Nel modello che comprendeva tutti i fattori misurati, la differenza stimata tra cronotipi serali e mattutini risultava piccola e non statisticamente significativa. Secondo Tapio Räihä, primo autore dello studio e ricercatore dell’Università di Oulu, la peggiore salute mediamente osservata tra i tipi serali rappresenta probabilmente una parte importante della spiegazione.
Questo non significa che il cronotipo non conti
L’interpretazione resta comunque complessa. Alcuni dei fattori utilizzati per correggere l’analisi potrebbero infatti essere non semplici elementi di disturbo, ma passaggi attraverso i quali il cronotipo finisce per influenzare la salute e la capacità lavorativa.
Se, per esempio, una persona con cronotipo serale dorme peggio perché deve alzarsi molto presto per lavorare, il sonno insufficiente potrebbe trovarsi proprio lungo la catena che collega il proprio ritmo biologico alle conseguenze sulla salute.
Correggere statisticamente per questo elemento potrebbe quindi eliminare una parte della stessa relazione che si sta cercando di studiare. Per questo gli autori sottolineano che i risultati non permettono di stabilire un rapporto di causa-effetto.
Quando l’orologio biologico si scontra con quello del lavoro
Una delle ipotesi riguarda il possibile disallineamento tra ritmo interno e organizzazione sociale della giornata.
In Finlandia, la giornata lavorativa inizia comunemente intorno alle 8 del mattino. Per una persona biologicamente più attiva nelle ore serali, questo può significare dover lavorare proprio quando il livello naturale di vigilanza non è ancora al massimo.
Più del 70% dei partecipanti con cronotipo serale che avevano fornito informazioni sui propri orari lavorava comunque durante il giorno.
Questo tipo di disallineamento potrebbe contribuire, almeno in alcune persone, a problemi di sonno, maggiore stanchezza o difficoltà nel mantenere abitudini regolari. Lo studio, però, non dimostra che cambiare orario di lavoro riduca il rischio di pensionamento per disabilità.
Essere “gufi” non significa essere destinati a problemi di salute
Un altro elemento importante riguarda le dimensioni effettive del fenomeno. La maggior parte dei partecipanti con cronotipo serale non ha ricevuto una pensione di invalidità durante i 12 anni di osservazione.
Tra gli uomini classificati come tipi serali, per esempio, soltanto 21 persone hanno ricevuto questo tipo di pensione. Un numero relativamente basso che aumenta l’incertezza sulla precisione dell’associazione osservata.
Lo stesso Räihä ha sottolineato che le persone con cronotipo serale che mantengono abitudini salutari e curano il proprio sonno non dovrebbero interpretare questi risultati come una previsione del proprio futuro lavorativo. Il cronotipo, inoltre, ha una componente genetica importante, ma il modo in cui si manifesta è influenzato anche dall’ambiente e dalle abitudini quotidiane.
Luce al mattino e meno schermi la sera: indicazioni da verificare
Interrogato su possibili strategie per chi ha difficoltà a conciliare il proprio ritmo con gli orari quotidiani, Räihä ha indicato alcune misure generalmente utilizzate per favorire una migliore regolazione del sonno.
Tra queste figurano una maggiore esposizione alla luce naturale al mattino, una riduzione della luce intensa nelle ore precedenti il sonno e un uso più limitato degli schermi a tarda sera. Anche il consumo di caffeina e la presenza di eventuali disturbi di salute non trattati possono essere aspetti da valutare quando sono presenti difficoltà persistenti nel sonno. Si tratta però di suggerimenti che non sono stati testati direttamente nello studio.
Anche una maggiore flessibilità negli orari lavorativi potrebbe teoricamente aiutare alcune persone a organizzare le attività nei momenti di maggiore vigilanza, ma non sappiamo ancora se questo possa tradursi in un minor rischio di disabilità lavorativa nel lungo periodo.
Lo studio non dimostra che andare a dormire tardi causi disabilità
La ricerca presenta inoltre diversi limiti. Si tratta innanzitutto di uno studio osservazionale, quindi non può dimostrare che il cronotipo serale provochi direttamente problemi di salute o un pensionamento anticipato. Salute, sonno e condizioni lavorative sono stati misurati principalmente all’inizio dello studio e potrebbero essere cambiati durante i 12 anni successivi.
I risultati provengono inoltre dalla Finlandia, dove sistema sanitario, mercato del lavoro e criteri per l’assegnazione delle pensioni di invalidità hanno caratteristiche specifiche. Gli stessi autori ritengono quindi necessario replicare l’analisi in altre popolazioni prima di trarre conclusioni più generali.
Più che il cronotipo, potrebbe contare il suo rapporto con la vita quotidiana
Il dato del 70% in più cattura facilmente l’attenzione, ma da solo restituisce soltanto una parte dello studio.
La relazione iniziale tra cronotipo serale e pensionamento per disabilità è diventata molto più debole dopo aver considerato salute, attività fisica, fumo, alcol, peso corporeo e caratteristiche dell’orario di lavoro.
Questo suggerisce che il punto più interessante potrebbe non essere semplicemente distinguere chi va a letto presto da chi preferisce fare tardi. La domanda diventa piuttosto capire cosa succede quando il ritmo biologico di una persona si combina con qualità del sonno, salute, stili di vita e richieste lavorative.
Per ora, lo studio non permette di prevedere la carriera o lo stato di salute di un singolo “gufo”. Mostra però che cronotipo, benessere e organizzazione del lavoro possono intrecciarsi nel tempo, e che proprio questa relazione merita di essere studiata con maggiore attenzione.
Fonte
Occupational & Environmental Medicine - Evening chronotype and disability pensions: 12-year register-based follow-up of middle-aged adults from the Northern Finland birth cohort 1966