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Chi ha più probabilità di sviluppare la sindrome del tunnel carpale?

Ultimo aggiornamento – 08 marzo, 2017

sindrome del tunnel carpale: come curare il disturbo
Indice

Il tunnel carpale è uno stretto passaggio delimitato da ossa e tendini situato a livello del polso, attraverso cui passa il nervo mediano, deputato all’innervazione del pollice e delle prime tre dita della mano. Quando il nervo è schiacciato o compresso può provocare intorpidimento, formicolio, debolezza e dolore alla mano. Tale condizione è nota come sindrome del tunnel carpale.

Sintomi della sindrome del tunnel carpale

Questa sindrome tende a svilupparsi lentamente. Si inizia con l’avvertire un fastidio durante la notte o durante le prime ore del mattino. I principali sintomi includono:

  • Formicolio: la sensazione avvertita è simile a quella ottenuta se si pizzica la mano con aghi e spine. Nel corso della giornata, tale formicolio può essere accompagnato da dolore nel sollevare oggetti comuni, come un libro, il proprio cellulare o anche durante la guida. In questi casi, può essere d’aiuto scuotere le dita.
  • Debolezza: man mano che la condizione peggiora, può subentrare una certa debolezza che interessa particolarmente il pollice e le prime due dita della mano, con difficoltà a riuscire ad afferrare alcuni oggetti. Può, quindi, succedere di far cadere oggetti o di avere problemi ad abbottonare la propria camicia.
  • Problemi nella sensibilità: alcune persone possono avvertire una sensazione di gonfiore alle dita anche quando non c’è alcun tipo di gonfiore. Oppure è possibile avere difficoltà nella percezione del caldo e del freddo.

Le cause della sindrome del tunnel carpale 

Non è possibile individuare un’unica causa alla base di questa sindrome. Dal momento che il tunnel carpale è stretto e rigido, ogni qualvolta l’area si infiamma e si gonfia, il nervo mediano può andare incontro a compressione e provocare dolore.

Chi ha più probabilità di sviluppare la sindrome del tunnel carpale? 

In genere, le donne hanno un rischio tre volte maggiore degli uomini di sviluppare la sindrome del tunnel carpale. In più, alcune condizioni aumentano ulteriormente tale probabilità:

  • diabete;
  • gotta;
  • ipotiroidismo;
  • artrite reumatoide;

Si è, inoltre, osservato come alcuni lavori siano maggiormente associati alla sindrome del tunnel carpale. Nello specifico lavori che richiedono un utilizzo intensivo delle mani come nel caso di lavori nelle catene di montaggio in fabbrica, oppure l’utilizzo di strumenti che tendono a vibrare, ne aumentano i rischi. Al contrario, lavorare diverse ore al pc non aumenta i rischi di sviluppare la sindrome del tunnel carpale.

Diagnosticare la sindrome del tunnel carpale 

Per poter giungere a una diagnosi accurata, il medico può avvalersi di diversi esami tra cui il test di Tinel, che consiste nella compressione del nervo mediano per osservare se si verifica il caratteristico formicolio. In aggiunta, il medico può eseguire il test di Phalen che consiste nel mantenere affrontati i due palmi delle mani per vedere se si presenta intorpidimento.

Come si cura la sindrome del tunnel carpale? 

Il medico può consigliare di limitare i movimenti della mano indossando un’apposito tutore. Tale accorgimento è fondamentale durante la notte perché impedisce al polso di flettersi. Per alleviare il dolore è possibile assumere farmaci antinfiammatori non-steroidei come ibuprofene e naprossene. Nei casi in cui il dolore si fa più acuto, il medico può prescrivere corticosteroidi da somministrare per via orale.

Quando tale condizione diventa particolarmente invalidante, l’intervento chirurgico costituisce l’unica soluzione percorribile. L’intervento, eseguito in anestesia locale, consiste nella sezione del legamento carpale al fine di ridurre la pressione sul nervo mediano.

In seguito all’intervento, può essere necessario indossare un tutore alla mano per un paio di settimane, che tuttavia non impedisce di utilizzare le mani. Sebbene i sintomi tendano ad alleviarsi sensibilmente già nei mesi successivi all’intervento, per arrivare ad una piena guarigione può anche passare un anno.

 

 

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