Un team di ricercatori di Harvard Medical School e Rush University Medical Center ha analizzato i dati di 1.338 anziani negli Stati Uniti, seguendoli fino a 19 anni.
Lo studio, pubblicato su JAMA Network Open, suggerisce che sonnellini più lunghi, frequenti e soprattutto mattutini potrebbero rappresentare un segnale precoce di problemi di salute associati a una maggiore mortalità.
Non tutti i riposini sono uguali
Per milioni di persone il sonnellino pomeridiano è una sana abitudine. Eppure, un nuovo studio ha acceso il dibattito su un aspetto meno esplorato: non tanto il fatto di dormire durante il giorno, quanto il modo in cui lo si fa.
La ricerca ha coinvolto 1.338 adulti di età pari o superiore a 56 anni residenti nell'Illinois. L'età media dei partecipanti era di 81 anni. I ricercatori hanno monitorato i loro comportamenti tramite dispositivi indossabili simili agli smartwatch, raccogliendo dati oggettivi sui periodi di sonno diurno.
Il risultato più interessante è che alcune caratteristiche del sonnellino sembrano associarsi a un rischio più elevato di morte per qualsiasi causa negli anni successivi.
I numeri che hanno attirato l'attenzione degli scienziati
I partecipanti hanno indossato gli strumenti di monitoraggio per circa dieci giorni. Successivamente i ricercatori hanno confrontato le abitudini registrate con i dati di mortalità raccolti durante il follow-up.
Dopo aver corretto i risultati per numerosi fattori, tra cui qualità del sonno notturno, età e condizioni di salute note, sono emerse tre associazioni significative:
- ogni ora aggiuntiva di sonnellino era associata a un aumento del rischio di mortalità del 13%;
- ogni sonnellino giornaliero supplementare era associato a un aumento del rischio del 7%;
- chi tendeva a dormire soprattutto al mattino mostrava un rischio superiore del 30% rispetto a chi riposava nelle prime ore del pomeriggio.
“Sonnellini più lunghi e più frequenti – affermano gli autori – in particolare quelli mattutini, sono risultati associati a una maggiore mortalità per tutte le cause”.
Perché il sonnellino potrebbe essere un campanello d'allarme
Il punto è proprio questo: lo studio non dimostra che il sonnellino faccia male. A conti fatti, sarebbe una conclusione troppo semplicistica.
I ricercatori parlano, infatti, di associazione statistica e non di rapporto causa-effetto. È una differenza sostanziale. Una febbre elevata può indicare un'infezione, ma non è la febbre a causarla. Allo stesso modo, un bisogno crescente di dormire durante il giorno potrebbe essere il sintomo di qualcosa che sta già accadendo nell'organismo.
A livello neurobiologico, la frammentazione del sonno e la sonnolenza diurna precoce sono spesso legate alla progressiva perdita dei neuroni orexinergici nell'ipotalamo laterale. Questo deficit anatomico altera la stabilità del ciclo sonno-veglia ben prima che si manifestino alterazioni cognitive o strutturali macroscopiche.
Tra le ipotesi avanzate dagli esperti figurano:
- malattie cardiovascolari;
- disturbi neurologici;
- alterazioni del ritmo circadiano;
- sindrome delle apnee ostruttive del sonno;
- processi infiammatori cronici;
- condizioni metaboliche non ancora diagnosticate.
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Va detto che, nella pratica clinica, la sonnolenza eccessiva rappresenta spesso uno dei primi segnali riferiti dai pazienti prima della diagnosi di alcune patologie.
Dalla siesta spagnola agli smartwatch: cosa cambia davvero
Un dettaglio curioso riguarda il momento della giornata.
Lo studio ha rilevato un'associazione più forte per i sonnellini del mattino rispetto a quelli del primo pomeriggio. Questo aspetto ha attirato l'attenzione di molti esperti del sonno perché potrebbe riflettere alterazioni dei normali ritmi biologici.
Pensiamo alla tradizionale siesta spagnola: viene generalmente praticata dopo pranzo, in una fascia oraria in cui l'organismo sperimenta naturalmente un lieve calo della vigilanza. Dormire alle 10 del mattino, invece, può indicare un bisogno di recupero più anomalo.
Non è una differenza da poco: negli ambulatori di medicina del sonno capita spesso che un cambiamento improvviso nelle abitudini di riposo preceda la diagnosi di disturbi come l'apnea notturna o alcune forme iniziali di decadimento cognitivo.
Il valore dei dispositivi indossabili
Un altro elemento innovativo della ricerca riguarda la metodologia.
Molti studi precedenti si basavano su questionari compilati dai partecipanti. In questo caso, invece, gli scienziati hanno utilizzato l'actigrafia, una tecnica che registra automaticamente i periodi di attività e riposo attraverso sensori indossabili.
È un po' come confrontare un diario alimentare con una telecamera installata in cucina. Entrambi forniscono informazioni, ma il secondo metodo riduce gli errori di memoria.
Gli autori ritengono che proprio questi strumenti possano diventare utili per individuare precocemente soggetti a rischio.
Non per vietare il pisolino, sia chiaro. Piuttosto per riconoscere eventuali cambiamenti che meritano approfondimenti medici.
Cosa significa per chi ama fare il sonnellino
La notizia non va interpretata come una condanna del riposo pomeridiano.
Una persona sana che ogni giorno si concede venti o trenta minuti dopo pranzo non deve necessariamente preoccuparsi. Del resto, numerose ricerche precedenti hanno associato i cosiddetti "power nap" a benefici sulla vigilanza, sulla memoria e sulle prestazioni cognitive.
Ciò che emerge da questo lavoro è un messaggio diverso: quando i sonnellini diventano più lunghi, più frequenti o iniziano a comparire in orari insoliti, potrebbe valere la pena parlarne con il proprio medico.
A volte il corpo lancia segnali molto prima che una malattia diventi evidente. E uno di questi segnali potrebbe arrivare proprio durante le ore del giorno in cui ci si sente improvvisamente sopraffatti dal sonno.
Le prossime ricerche dovranno chiarire se queste abitudini rappresentino soltanto un indicatore precoce di problemi già presenti o se esistano meccanismi biologici ancora sconosciuti che collegano il sonno diurno alla longevità. Nel frattempo, gli smartwatch e i dispositivi indossabili potrebbero trasformarsi in strumenti sempre più utili per osservare non solo quanto dormiamo, ma anche ciò che il nostro sonno racconta sullo stato generale della salute.
Fonti:
- Jama Network Open – Objectively Measured Daytime Napping Patterns and All-Cause Mortality in Older Adults
- Broad Institute – Objectively Measured Daytime Napping Patterns and All-Cause Mortality in Older Adults.
- NIH – Objectively Measured Daytime Napping Patterns and All-Cause Mortality in Older Adults