Trapianto di rene dopo 13 anni: arriva il nuovo farmaco antirigetto

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
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Data articolo – 05 Novembre, 2026

Dei chirurghi che stanno operando

Al Policlinico Sant’Orsola di Bologna, grazie al Cizutamig, due pazienti hanno finalmente ottenuto un trapianto di rene atteso da ben 13 anni.

Si tratta di un anticorpo bispecifico sperimentale capace di eliminare le cellule che producono gli anticorpi responsabili del rigetto – di fatto, è il primo traguardo al mondo di questo tipo.

Il trapianto atteso per 13 anni

All’IRCCS Policlinico Sant’Orsola di Bologna, due pazienti considerati altamente difficili da trapiantare hanno potuto beneficiare della possibilità di un innesto dove prima sembrava non esserci spazio.

Un uomo di 54 anni residente a Ravenna e una donna di 51 anni del Bolognese, che aspettavano un organo da circa 13 anni e presentavano una condizione di iperimmunizzazione tale da rendere estremamente difficile individuare un donatore compatibile, hanno ricevuto un rene grazie a una strategia sperimentale basata su Cizutamig, un anticorpo bispecifico diretto contro l'antigene BCMA.

Lo ha comunicato la struttura, sottolineando come questo intervento rappresenti una prima mondiale: i due pazienti sono stati trattati utilizzando l'anticorpo bispecifico come unica strategia di desensibilizzazione.

Questo risultato, secondo i dati diffusi dall'ospedale, potrebbe portare benefici importanti ad una quota rilevante di pazienti: circa il 30% delle persone in attesa di un trapianto renale presenta caratteristiche di iperimmunizzazione. Il professor Gaetano La Manna, direttore del Centro Trapianti di Rene del Sant'Orsola, ha inoltre riferito che circa il 10% dei 6.100 italiani in lista d'attesa appartiene a questa categoria.

Perché gli anticorpi possono impedire un trapianto

In questo caso, il colpevole è il sistema immunitario. In alcuni soggetti, gli anticorpi diretti contro gli antigeni HLA (Human Leukocyte Antigen) si sviluppano maggiormente.

Il punto focale è che queste molecole, presenti sulla superficie cellulare, vengono utilizzate dall’organismo per distinguere cosa appartiene al corpo e cosa gli è estraneo.

Tali anticorpi possono formarsi, per esempio, dopo trasfusioni di sangue, gravidanze o precedenti trapianti. Quando il sistema immunitario riconosce come estraneo un organo donato, può attaccarlo, provocando un rigetto.

Nei pazienti altamente sensibilizzati, trovare un rene compatibile diventa particolarmente complicato. Il valore cPRA, ovvero gli anticorpi reattivi del pannello calcolato, stima la percentuale di donatori potenzialmente incompatibili: quando supera il 95%, la possibilità di individuare un organo adatto si riduce drasticamente.

Le tecniche tradizionali di desensibilizzazione cercano di abbassare temporaneamente la quantità di anticorpi circolanti – ma Cizutamig interviene a monte del processo.

Come funziona Cizutamig?

L'anticorpo bispecifico lega due specifici bersagli:

  • le cellule T del sistema immunitario;
  • la BCMA, una proteina espressa dalle plasmacellule responsabili della produzione di anticorpi.

In parole povere, funziona come un ponte biologico che avvicina le cellule T alle plasmacellule, favorendone l'eliminazione. L'obiettivo è ridurre alla fonte la produzione degli anticorpi anti-HLA, anziché limitarsi a rimuovere quelli già presenti nel sangue.

La strategia è particolarmente interessante perché potrebbe modificare più a lungo la risposta immunitaria. Secondo quanto riferito da La Manna, il trattamento è stato somministrato per via endovenosa attraverso cinque sedute.


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Cizutamig è una molecola sviluppata negli Stati Uniti e già studiata nell'ambito del mieloma multiplo. Il suo impiego nella trapiantologia renale rappresenta una nuova applicazione sperimentale.

I risultati osservati e le prospettive

I primi dati clinici sono incoraggianti: il Policlinico riferisce che, nei due pazienti trattati a Bologna, gli anticorpi anti-HLA e quelli specifici contro il donatore si sono progressivamente ridotti. La diminuzione è proseguita anche dopo il trapianto. A distanza di alcuni mesi, entrambi presentavano una buona funzionalità del rene e condizioni cliniche positive.

Un riferimento scientifico ulteriore arriva dal congresso 2026 della American Society of Nephrology. L'abstract, presentato il 23 ottobre e firmato anche da Gaetano La Manna e da altri ricercatori coinvolti nel progetto, descrive l'impiego di Cizutamig in due candidati europei altamente sensibilizzati. I risultati riportano una riduzione progressiva degli anticorpi e della quota di donatori incompatibili; uno dei pazienti è stato sottoposto a trapianto alla tredicesima settimana, senza successivo rigetto nel periodo di osservazione descritto.

La ricerca non riguarda soltanto il rene: secondo La Manna, una strategia simile potrebbe essere valutata anche per altri organi, tra cui il cuore, dove la sensibilizzazione immunologica può rappresentare un ostacolo al trapianto.

I limiti: perché è presto per parlare di cura disponibile

L'entusiasmo per il risultato non deve far perdere di vista un elemento: si tratta ancora nella fase iniziale della valutazione clinica.

Due interventi riusciti non bastano per dimostrare che una terapia sia sicura ed efficace su larga scala. Serviranno osservazioni più lunghe, un numero maggiore di pazienti e dati sulla durata della risposta immunitaria, sul funzionamento degli organi trapiantati e sugli eventuali effetti indesiderati.

Lo stesso abstract dell'American Society of Nephrology richiama la necessità di un follow-up più esteso per valutare sicurezza, durata dell'effetto e risultati dei trapianti.

C'è poi la questione dell'accessibilità: Cizutamig è ancora un farmaco sperimentale, non autorizzato dalle autorità regolatorie. I due interventi sono stati possibili attraverso il cosiddetto uso compassionevole, una modalità che consente, a determinate condizioni, di accedere a medicinali non ancora autorizzati quando non esistono alternative terapeutiche adeguate.

Come confermato anche dalla documentazione di UCB, che ha acquisito Candid Therapeutics nel giugno 2026, la molecola resta in fase di sviluppo clinico e non dispone ancora di un'autorizzazione alla commercializzazione.

La prospettiva concreta, dunque, non è quella di una disponibilità immediata per tutti i pazienti in lista d'attesa. È piuttosto l'apertura di una nuova strada di ricerca per chi, a causa di una risposta immunitaria particolarmente aggressiva, ha poche possibilità di ricevere un organo compatibile. I prossimi studi dovranno stabilire se questa possibilità possa trasformarsi in una strategia terapeutica riproducibile.

Fonti:

  • Policlinico di Sant’Orsola – A Bologna una nuova frontiera per il trapianto di rene nei pazienti iperimmuni
  • ASN – Kidney Week 2026
  • Ucb – UCB completes acquisition of Candid Therapeutics, strengthening next generation immunology pipeline
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