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Batteri: quando passano da madre in figlio

Ultimo aggiornamento – 02 Marzo, 2015

Siamo tutti il prodotto della combinazione tra la nostra genetica e l’ambiente in cui viviamo.

Ma quello che sta diventando sempre più evidente è il ruolo che i batteri viventi nel nostro corpo possono giocare nell’influenzare alcune delle nostre caratteristiche, come il peso e il comportamento. Una ricerca sorprendente ha scoperto che alcuni dei tratti personali avrebbero origine nel DNA dei batteri trasmessi dalle madri poco dopo la nascita (e non dai geni di entrambi i genitori).

La ricerca

Questa possibilità è stata suggerita grazie ad uno studio condotto su topi di sesso femminile: alcuni trasmettevano alla prole una naturale predisposizione per disturbi intestinali, causati da particolari batteri che solo le madri possedevano. È solo un primo passo, ma questo studio dimostrerebbe come il DNA batterico possa trasmettersi molto facilmente dai genitori ai figli. La ricerca, condotta da alcuni scienziati della Washington University School of Medicine di St. Louis, è stata pubblicata sulla rivista scientifica Nature.

I microbi e il corpo umano

Nel corpo umano le cellule sono in netta inferiorità rispetto ai microbi (rapporto di 10 a 1).

Tuttavia, la maggior parte di questi batteri non rappresenta una minaccia per la nostra salute, anzi, possono rivelarsi utili, ad esempio nella produzione di ormoni e vitamine. La colonizzazione microbica nel corpo umano inizia dalla nascita, forse già nel grembo materno, e i microbi presenti nel nostro organismo cambiano durante tutta la vita. Le madri trasmettono gran parte di questi batteri attraverso il contatto o tramite il canale del parto. Era pensiero comune che questi microbi venissero acquisiti durante la vita. Ora, invece, gli scienziati hanno identificato un tratto batterico specifico trasmesso dalle madri ai figli.

Esami di laboratorio: come si è giunti a questa scoperta

Malattie infiammatorie intestinali (come il morbo di Crohn) sono collegate a bassi livelli intestinali di IgA, un anticorpo che aiuta l’organismo a combattere gli agenti patogeni. Si è sempre ritenuto questo deficit di natura ereditaria, causato cioè dai geni di entrambi i genitori. Alcuni scienziati hanno iniziato a cambiare idea osservando il comportamento di certi topi.

Topi geneticamente modificati con bassi livelli di IgA sono stati fatti convivere con altri ratti dai livelli elevati di IgA. In poche settimane, tutti i topi presentavano bassi livelli di anticorpi. Inoltre, la prole di madri con bassi livelli di IgA ha sviluppato pochi anticorpi nel proprio intestino. Dopo una serie di esperimenti, gli scienziati hanno rivelato quel che stava accadendo: i topi si stavano trasmettendo, attraverso le feci, un batterio chiamato Sutterella, che inibisce le secrezioni di IgA. Così le madri l’hanno trasmesso ai nuovi nati.

Oltre ad avere importanti implicazioni per gli esperimenti in laboratorio sugli animali, questa scoperta costringe gli scienziati a considerare un nuovo fattore microbico legato al DNA, a trasmissione madre-figlio. Queste nuove considerazioni saranno utili nello studiare come la combinazione di geni umani e microbi generi malattie.

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