Per la prima volta un semplice esame del sangue entra ufficialmente tra le opzioni raccomandate per lo screening del tumore al colon-retto. L’aggiornamento arriva dall’American Cancer Society, che ha deciso di includere i test ematici tra gli strumenti consigliati per gli adulti dai 45 anni in su considerati a rischio medio di sviluppare la malattia.
La colonscopia continua a essere considerata il metodo più efficace per individuare il tumore del colon-retto e le lesioni precancerose, ma molti pazienti tendono ancora a evitare questo tipo di controllo per timore dell’esame invasivo o per difficoltà organizzative. Anche i test sulle feci, seppur molto utilizzati, vengono spesso rifiutati. Proprio per cercare di aumentare il numero di persone sottoposte a screening, gli esperti hanno deciso di ampliare le alternative disponibili.
Come funziona il nuovo test del sangue
Il test inserito nelle nuove linee guida si chiama Shield ed è stato approvato dalla Food and Drug Administration statunitense nel 2024. L’esame analizza il sangue alla ricerca di frammenti di DNA tumorale rilasciati dal tumore del colon-retto. Se il risultato dovesse essere positivo, il paziente viene poi indirizzato a una colonscopia di conferma.
Secondo i dati clinici riportati dall’American Cancer Society, il test ha mostrato una sensibilità dell’83% nell’identificare il tumore colorettale e una specificità del 90%. Tuttavia gli specialisti precisano che il metodo è meno efficace nell’individuare polipi precancerosi e tumori molto precoci rispetto alla colonscopia. Per questo motivo non viene considerato il “primo esame consigliato”, ma piuttosto un’alternativa utile per chi rifiuta gli altri screening.
Perché lo screening è diventato così importante
Negli ultimi anni il tumore del colon-retto è aumentato soprattutto tra gli adulti più giovani. Negli Stati Uniti è diventato una delle principali cause di morte per cancro nelle persone sotto i 50 anni. Oltre il 60% dei pazienti giovani riceve una diagnosi quando la malattia è già arrivata agli stadi III o IV, quindi più difficili da trattare.
Gli esperti sottolineano che individuare il tumore nelle fasi iniziali cambia radicalmente le possibilità di sopravvivenza. Più del 90% dei pazienti diagnosticati allo stadio I o II sopravvive almeno cinque anni dopo la diagnosi. Inoltre la colonscopia permette anche di rimuovere i polipi prima che si trasformino in cancro, riducendo direttamente il rischio di sviluppare la malattia.
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Le nuove opzioni disponibili
Le linee guida aggiornate includono tre grandi categorie di screening: esami visivi come colonscopia e colonscopia virtuale, test sulle feci come Cologuard Plus e ColoSense, e adesso anche i test del sangue. Gli screening restano raccomandati dai 45 ai 75 anni nelle persone a rischio medio, mentre per chi ha familiarità o sintomi specifici resta fondamentale rivolgersi direttamente al medico per valutazioni più approfondite.
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