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Tumore al seno:sono stata fortunata

Maria Brigida Deleonardis | Blogger

Ultimo aggiornamento – 08 Giugno, 2010

La mia è una storia positiva. E’ iniziata lo scorso luglio, durante i miei regolari controlli annuali, quando mi sono stati diagnosticati, al San Raffaele di Milano, due noduli al seno sinistro, rispettivamente di 12 e 9 mm. Da lì è partito il mio nuovo viaggio. Clinicamente non evidenti, agli accertamenti – risonanza e ago aspirato – i noduli si confermano senza ombra di dubbio: maligni. Mi si scatena un inferno emotivo: paura, tristezza, desiderio di capire e definire, passo le ore su internet.
Dopo due consulti, al San Raffaele e all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), intuisco che quest’ultimo è più avanzato. Cosa poi confermata. E anche se l’attesa sembra più lunga vado avanti e scelgo di farmi curare allo IEO. E invece si rivela più breve, grazie alle vacanze degli italiani si libera un posto a ferragosto che accetto al volo. Nel giro di poco più di 1 mese, mi scopro un cancro al seno, e il mio seno si segna per sempre. Mastectomia con ricostruzione sottocutanea immediata. Oggi ho un seno di ventenne che conserva il mio capezzolo e l’altro liftato. In sala operatoria due chirurghi, anzi due chirurghe, la senologa e la plastica. Mi considero fortunata di averlo scoperto ancora in tempo e di potermi curare. Sono stata fortunata a poter scegliere lo IEO, mi sono trovata e mi trovo benissimo. Grande professionalità e grande umanità, oltre al fatto che è un posto bello. Non sembra e non ha tutta la pesantezza di un ospedale. Provo per loro una grande gratitudine. Dall’esame istologico, il tumore risulta un carcinoma duttale infiltrante. Ancora piccole dimensioni, 14 e 9 mm. (grande l’ecografa iniziale!) ma aggressivo. E’ importante scegliere anche dove fare i controlli. Ho sentito tantissime storie di donne cui hanno sbagliato la diagnosi peggiorando poi la prognosi del tumore.
I miei linfonodi erano sani, ma i noduli avevano una vascolarizzazione estesa. La mia cura adiuvante prevede la terapia ormonale e un cura biologica – un farmaco di ultima generazione – che è stata preceduta da 4 cicli di chemio rossa. 1 flebo ogni 21 giorni. La “rossa” è quella che fa perdere i capelli.
Per affrontare il post intervento e le prime cura ho chiesto un sostegno al servizio di psico-oncologia che offrono allo IEO. Sarebbe stato però più importante, l’ho capito dopo, una terapia di gruppo. Condividere la propria esperienza con altre donne che stanno vivendo la tua stessa esperienza è importantissimo. Non ti fa sentire sola, ed è bello anche poter contribuire riconsegnando qualcosa agli altri. La cura adiuvante la sto continuando all’Ospedale San Giuseppe a Milano. Certo non c’è la stessa organizzazione dello IEO, lo si respira subito dal ricevimento, ma le infermiere sono attente.
Oggi faccio anche parte del progetto Diana 5, promosso dal Dr Berrino, Direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto dei Tumori, una sperimentazione per prevenire le recidive del carcinoma mammario con la dieta e l’attività fisica. Lui è un grande. E l’iniziativa pure. E io sto imparando a cambiare stile di vita, prendendomi sempre più cura di me. Sono grata ai medici, alle infermiere e a tutti coloro che ho incontrato e che incontro che si prendono cura di me. Che dedicano il loro lavoro agli altri.

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