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Una luce blu per combattere la disfunzione erettile

Paolo Pate | Blogger

Ultimo aggiornamento – 09 Aprile, 2015

Una luce blu per combattere la disfunzione erettile

Molti uomini oggi ricorrono alla cosiddetta “pillola blu” contro la disfunzione erettile. Tuttavia, il Viagra aiuta soltanto a prolungare l’erezione ma non è in grado di provocarla. Alcuni ricercatori hanno così studiato una nuova soluzione: una terapia genica che provoca erezioni.

Attualmente, il numero di uomini che a 30 anni dichiara di avere erezioni insoddisfacenti è in netto aumento, mentre oltre i 60 anni quasi la metà degli uomini soffre di disfunzione erettile. Le cause principali sono malattie cardiovascolari, diabete, squilibri ormonali, malattie neurologiche, effetti collaterali di alcuni farmaci, forme di paralisi spinale.

Una luce blu e un’iniezione

Ecco che allora è allo studio una soluzione, un nuovo metodo per stimolare un’erezione.

Un costrutto genico che reagisce alla luce blu viene iniettato nel tessuto erettile del pene. Non appena viene esposto alla luce, una molecola precursore (guanosina trifosfato o GTP) viene convertita nella molecola messaggero (guanosina monofosfato ciclico o cGMP), che esiste già naturalmente in un certo numero di organi umani.

Questo permette ai canali da cui dipende l’emissione di calcio di chiudersi, riducendo così i livelli di calcio nelle cellule, così da rilassare le cellule muscolari e aumentare il flusso di sangue che giunge al tessuto erettile. In questo modo si favorisce un’erezione. In seguito, un enzima rompe lentamente cGMP in modo che l’erezione svanisca con il tempo. Il Viagra blocca questo enzima, intensificando e prolungando l’erezione, ma non lo può attivare.

Grazie a questo costrutto genico, la produzione di cGMP non è stimolata da eccitazione sessuale ma dall’esposizione del tessuto erettile alla luce blu.

In questo modo abbiamo aggirato la solita stimolazione sessuale che innesca una cascata di segnali nel corpo umano, fino a portare ad una erezione”, sostiene il leader dello studio Martin Fussenegger, professore di biotecnologia e bioingegneria presso l’ETH di Zurigo.

Sperimentazione animale

I ricercatori hanno testato questo nuovo sviluppo, iniettando il costrutto genico nel tessuto erettile di topi maschi, con buoni risultati che sono poi stati pubblicati sulla rivista Chemie Angewandte. Nella maggior parte dei casi, la luce blu ha agito come un interruttore che ha provocato un’erezione nei topi. Per alcuni degli animali, la stimolazione ha portato anche a eiaculazione.

Il sistema di erezione è molto simile in tutti i mammiferi”, rivela Fussenegger, convinto che quindi il costrutto genico possa funzionare anche per gli esseri umani. “Anche il Viagra funziona sui topi e prolunga l’intensità dell’erezione, così come avviene nell’uomo”.

Effetti collaterali?

L’iniezione di un costrutto genico non dovrebbe comportare problemi per chi la riceve, visto che attualmente le iniezioni nel tessuto erettile rappresentano già un trattamento standard contro le disfunzioni sessuali”, assicura Fussenegger.

Il tessuto erettile è in gran parte insensibile al dolore ed è anche quasi del tutto lontano dalla normale circolazione del sangue: le probabilità che il costrutto genico raggiunga altre parti del corpo è quindi molto bassa. Inoltre, cGMP si rompe in tempi relativamente brevi. Questa terapia genica può essere completata con l’assunzione di Viagra per prolungare l’erezione.

Un’erezione indotta artificialmente potrebbe soddisfare i bisogni di chi soffre di disfunzione erettile: “Molti medici l’hanno confermato”, afferma Fussenegger. In particolare, per quei pazienti con disturbi cardiaci che non possono assumere Viagra.

I ricercatori hanno lavorato su questo costrutto genico per quattro anni, ma oggi esiste solo come prototipo. Test sugli esseri umani devono infatti ancora essere autorizzati. “Prima di poter essere utilizzato come trattamento, bisogna procedere con test clinici molto costosi”, dice Fussenegger, “ecco perché siamo attivamente alla ricerca di partner affinché la nostra tecnologia diventi una pratica clinica”.

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