L’alopecia androgenetica è la forma più comune di perdita dei capelli e riguarda milioni di uomini e donne nel mondo. Si sviluppa gradualmente: i follicoli piliferi diventano più piccoli, producono capelli sempre più sottili e corti, fino a rallentare molto o interrompere quasi del tutto la crescita.
I trattamenti oggi disponibili, come finasteride e minoxidil, possono aiutare molti pazienti, ma non funzionano allo stesso modo per tutti. Alcune persone temono gli effetti collaterali, tra cui disturbi sessuali associati alla finasteride o irritazioni del cuoio capelluto legate al minoxidil. Per questo la ricerca continua a valutare approcci diversi, compresi quelli derivati da sostanze naturali già usate nella medicina tradizionale.
Il ruolo del Polygonum multiflorum
Una nuova revisione scientifica ha riportato l’attenzione sul Polygonum multiflorum, una radice utilizzata da oltre 1.000 anni nella medicina tradizionale cinese. Storicamente veniva associata alla capacità di “nutrire” l’organismo e favorire capelli più scuri e sani, ma oggi l’interesse riguarda soprattutto i suoi possibili meccanismi biologici.
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Secondo i ricercatori, questa pianta potrebbe agire su più fronti. Nell’alopecia androgenetica ha un ruolo importante il diidrotestosterone, un ormone che contribuisce alla miniaturizzazione dei follicoli. La revisione suggerisce che il Polygonum multiflorum possa ridurre l’impatto di questo ormone, proteggendo i follicoli da uno dei principali fattori responsabili del diradamento.
Un’azione su più meccanismi
La radice potrebbe anche aiutare le cellule dei follicoli a sopravvivere più a lungo e attivare segnali biologici coinvolti nella rigenerazione, come le vie Wnt e Shh. Questi percorsi regolano la crescita cellulare, la comunicazione tra cellule e il passaggio dei follicoli dalla fase di riposo alla fase attiva di crescita.
Un altro possibile effetto riguarda la circolazione del cuoio capelluto. Migliorare il flusso sanguigno può favorire l’arrivo di ossigeno e nutrienti ai follicoli, creando condizioni più adatte alla crescita di capelli più sani. È proprio questa azione multipla a rendere il Polygonum multiflorum interessante agli occhi dei ricercatori, perché non sembrerebbe concentrarsi su un solo bersaglio biologico.
Promettente, ma non ancora una cura
Gli autori della revisione sottolineano però che la preparazione della pianta è fondamentale. Nella medicina tradizionale cinese il Polygonum multiflorum viene solitamente processato prima dell’uso, un passaggio considerato importante per sicurezza e attività biologica. Questo dettaglio è rilevante perché naturale non significa automaticamente sicuro: dose, qualità del prodotto e modalità di preparazione possono cambiare molto gli effetti.
Per ora le evidenze derivano soprattutto da studi di laboratorio, osservazioni cliniche limitate e confronti con testi storici. Serviranno quindi studi clinici più ampi e controllati per capire se questa radice possa davvero diventare un trattamento efficace e sicuro contro l’alopecia androgenetica.
La ricerca non indica che il Polygonum multiflorum possa sostituire subito le terapie attuali. Suggerisce però che una sostanza usata da secoli potrebbe contenere principi utili per sviluppare nuovi trattamenti contro la perdita dei capelli.
Fonti:
- Science Daily - Ancient Chinese medicine could transform hair loss treatment
- Science Direct - Research progress on the application of Pleuropterus multiflorus in the treatment of androgenetic alopecia