L’esitazione vaccinale non è più un fenomeno circoscritto a minoranze rumorose. Un ampio studio pubblicato su The Lancet Regional Health Europe mostra come in Italia una quota rilevante della popolazione adulta manifesti dubbi, incertezze o un’adesione intermittente alle vaccinazioni raccomandate.
Un quadro complesso che pone nuove sfide alla sanità pubblica e alla comunicazione della prevenzione.
Una fotografia aggiornata della popolazione adulta
La ricerca, coordinata da Giuseppina Lo Moro e Fabrizio Bert con il contributo di numerosi ricercatori italiani, si basa su una survey condotta tra settembre 2024 e marzo 2025.
Il campione analizzato comprende oltre 52.000 adulti, selezionati per essere rappresentativi della popolazione italiana per età, genere, livello di istruzione e area geografica.
La dimensione del campione e il disegno metodologico rendono lo studio uno dei più ampi mai condotti sul tema nel contesto nazionale.
Uno degli elementi centrali del lavoro riguarda la definizione di esitazione vaccinale. Non si tratta di una scelta binaria tra accettazione e rifiuto, ma di una condizione intermedia che può manifestarsi come ritardi, selettività o incertezza nel corso della vita.
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Per misurare questo fenomeno, i ricercatori hanno utilizzato la Adult Vaccine Hesitancy Scale, uno strumento validato a livello internazionale che consente di distinguere diverse dimensioni dell’esitazione.
Il dato che interroga la prevenzione
Secondo le stime dello studio, la prevalenza complessiva di esitazione vaccinale tra gli adulti italiani è pari al 46,09%. Un valore che coinvolge quasi una persona su due e che può incidere sull’adesione alle vaccinazioni stagionali, a quelle raccomandate per età o condizioni di rischio e, più in generale, sulla fiducia nei programmi di prevenzione. Il dato medio nazionale, tuttavia, non restituisce da solo la complessità del fenomeno.
L’analisi evidenzia come l’esitazione vaccinale non sia distribuita in modo uniforme nella popolazione. Probabilità più elevate emergono tra le persone che ricorrono alla medicina complementare o alternativa e tra chi presenta una health literacy inadeguata, elemento che appare più rilevante del solo livello di istruzione formale.
Un ruolo significativo è giocato anche dalla dimensione politica. Se l’affiliazione a destra risulta associata a livelli più alti di esitazione vaccinale, lo studio rileva valori elevati anche tra i centristi e tra le persone senza un chiaro orientamento politico, suggerendo che la politicizzazione del tema rappresenti di per sé un fattore critico.
Rischio percepito e sfiducia: due profili distinti
Lo studio distingue due principali “motori” dell’esitazione vaccinale. Da un lato la percezione del rischio, legata alla paura degli effetti collaterali e alla sicurezza dei vaccini, più frequente tra persone con patologie croniche o con difficoltà di comprensione delle informazioni sanitarie.
Dall’altro la sfiducia, che riguarda istituzioni, fonti informative e messaggi ufficiali. In questo contesto, emerge un dato controintuitivo: la mancata consapevolezza delle posizioni dei politici locali sulle vaccinazioni risulta associata a livelli più bassi di esitazione, rafforzando l’ipotesi che una comunicazione sanitaria depoliticizzata possa favorire una maggiore adesione.
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Il ruolo delle figure di riferimento
Tra i risultati meno esplorati in precedenza nella popolazione italiana, lo studio segnala che l’assenza o la mancata percezione di un sostegno alla vaccinazione da parte di operatori sanitari, insegnanti o leader religiosi è associata a livelli più elevati di esitazione. Un elemento che richiama l’importanza delle reti di fiducia e delle figure di riferimento nelle comunità.
Come tutte le indagini trasversali, lo studio non consente di stabilire relazioni di causa-effetto e si basa su atteggiamenti auto-riferiti. Tuttavia, la solidità del campione e la coerenza dei risultati rendono il quadro complessivo difficile da ignorare.
Più che fornire risposte definitive, lo studio offre una base preziosa per ripensare strategie di comunicazione e prevenzione.
Se l’esitazione vaccinale riguarda quasi metà della popolazione adulta, non può essere considerata un problema marginale, ma una delle principali sfide attuali per la sanità pubblica, in Italia e non solo.
Fonti
The Lancet Regional Health Europe - Prevalence of vaccine hesitancy in Italy: a cross-sectional study