Barbabietola, fa bene alla pressione ma anche alla glicemia? La risposta della scienza

Emanuela Spotorno |  Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva
A cura di Emanuela Spotorno
Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva
Seguici su Google Discover Aggiungici alle Fonti Preferite di Google

Data articolo – 30 Ottobre, 2026

Barbabietola in vasetto

Succhi concentrati, polveri, integratori: la barbabietola è sempre più presente tra i prodotti che promettono di aiutare il metabolismo, glicemia compresa. Una revisione sistematica pubblicata il 27 ottobre 2026 su Nutrition & Metabolism ha provato a verificare questa promessa raccogliendo gli studi clinici disponibili. Il verdetto è meno entusiasta di quanto circoli online.

Perché si pensava potesse funzionare

La barbabietola contiene nitrati inorganici che nell’organismo, anche grazie ad alcuni batteri presenti nella bocca, vengono trasformati in nitriti e poi in ossido nitrico, una molecola che dilata i vasi sanguigni. 

Dati preclinici suggeriscono che possa influire anche sulla tolleranza al glucosio e sulla risposta all’insulina. L’ipotesi è plausibile sul piano biologico, ma resta da dimostrare sulle persone.

Cosa ha trovato la revisione

Secondo la revisione del 2026, i ricercatori hanno esaminato 5.374 riferimenti bibliografici. Solo sei studi randomizzati, descritti in sette pubblicazioni, rispettavano i criteri di inclusione: quattro condotti su persone con diabete di tipo 2, due su adulti senza diabete. Si trattava di succo, estratto o polvere di barbabietola, assunti da due settimane a sei mesi e confrontati con gruppi di controllo.

Gli esiti osservati sono stati glicemia a digiuno, insulina, emoglobina glicata (HbA1c, che riflette l’andamento medio della glicemia negli ultimi due o tre mesi) e indici di insulino-resistenza. Nessuno dei cinque studi sulla glicemia a digiuno ha mostrato un vantaggio statisticamente significativo, e lo stesso vale per i quattro sull’HbA1c. Anche per insulina e insulino-resistenza non emerge un beneficio affidabile.

Qualche miglioramento isolato è comparso in gruppi molto piccoli, come uno studio su dodici anziani, ma il confronto con il placebo non lo ha confermato. Secondo la revisione, la certezza delle prove è moderata per glicemia a digiuno e insulina, bassa per HbA1c e alcuni indici.

Gli autori segnalano limiti importanti: pochi trial, preparazioni, dosi e durate diverse, impossibilità di calcolare un effetto medio con una metanalisi e assenza di una registrazione preventiva del protocollo.

Non è un caso isolato

Il quadro coincide con quello di una revisione del 2024 su Current Nutrition Reports, che ha analizzato 20 studi sull’uomo (18 randomizzati, uno non randomizzato e uno quasi sperimentale). I risultati erano contrastanti, con differenze di disegno, dosaggio, durata e popolazioni. Gli autori ritenevano la barbabietola potenzialmente utile per mantenere stabile la glicemia, ma concludevano che i dati disponibili non permettono ancora di stabilirlo con chiarezza.

C’è poi una distinzione da fare tra effetti immediati e a lungo termine. In uno studio pilota su persone con diabete di tipo 2, il succo ha migliorato la tolleranza al glucosio dopo un carico orale, a parità di terapia. I ricercatori hanno però precisato che servono trial più ampi per confermare il risultato.

Dove la barbabietola ha invece prove più solide

Il terreno più studiato è la pressione arteriosa. Una metanalisi del 2017 su Advances in Nutrition, con 22 studi randomizzati, ha stimato una riduzione media della sistolica di 3,55 mmHg e della diastolica di 1,32 mmHg con il succo di barbabietola. 

Una metanalisi del 2022 su Frontiers in Nutrition, limitata a persone ipertese (sette studi, 218 partecipanti), ha rilevato un calo della sistolica di circa 5 mmHg, senza variazioni significative della diastolica. Effetti modesti, ma coerenti: dimostrano che un beneficio su un parametro non si trasferisce automaticamente a un altro.


Potrebbe interessarti anche:


Cosa significa per chi ha la glicemia alta

Il verdetto non rende la barbabietola un alimento da evitare. Significa che, allo stato attuale delle conoscenze, succhi, estratti e polveri non possono essere indicati come strategia per abbassare la glicemia né sostituire la terapia.

Gli Standards of Care in Diabetes 2026 dell’American Diabetes Association, pubblicati a dicembre 2025, indicano tra i modelli alimentari con prove di efficacia nella prevenzione del diabete di tipo 2 quello mediterraneo e quello a basso contenuto di carboidrati. La barbabietola può trovare posto in questo quadro, che resta fatto di alimentazione complessiva equilibrata, attività fisica e cure appropriate.

Prima di assumere con regolarità concentrati o integratori, soprattutto in presenza di terapie per diabete o pressione, è opportuno parlarne con il medico o il diabetologo.

Fonti

  • PubMed - The Effects of Acute Beetroot Juice Intake on Glycemic and Blood Pressure Responses When Controlling for Medication in Individuals with Type 2 Diabetes: A Pilot Study
  • Nutition & Metabolism - The effect of dietary nitrite/nitrate on glycaemic control: a systematic review of randomized controlled trials using beetroot-derived preparations
  • PubMed - The Impact of Red Beetroot Products on Glycemic Profiles: A Systematic Review of Human Evidence
  • PubMed - Nitrate Derived From Beetroot Juice Lowers Blood Pressure in Patients With Arterial Hypertension: A Systematic Review and Meta-Analysis
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
Contenuti correlati
persona tiene in mano un piatta semi pieno
Siamo già sazi senza accorgercene? Il test durante il pasto

Sazietà e pienezza non sono la stessa cosa. Un semplice test a metà pasto può aiutare a riconoscere i segnali del corpo e capire quando fermarsi.

forma di formaggio
Il formaggio non è il nemico numero uno del colesterolo: cosa dicono gli studi (e dove si nasconde il rischio vero)

Il formaggio aumenta davvero il colesterolo? Gli studi spiegano il ruolo dei grassi saturi e quali alimenti possono incidere sul rischio cardiovascolare.