I benefici per l’intestino con la dieta Fodmap

Dr. Maurizio Romano Nutrizionista
Redatto scientificamente da Dr. Maurizio Romano, Dietista, Biologo Della Nutrizione |
A cura di Arianna Bordi

Data articolo – 29 Novembre, 2016

Tanti cibi diversi sul bancone. Concetto di dieta Fodmap. Ingredienti ricchi di Fodmap

I disturbi intestinali e i dolori addominali rappresentano un problema sempre più diffuso nella popolazione moderna.

Per chi soffre di questi fastidi ricorrenti la dieta low FODMAP si è affermata come un approccio nutrizionale scientificamente validato e particolarmente efficace.

Cos’è la dieta Low FODMAP?

Fodmap è l’acronimo di Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides and Polyols, ovvero oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi fermentabili e polioli.

È una dieta in cui si consiglia di evitare gli alimenti che contengono queste molecole e di sostituirli, invece, con cibi che ne contengano minori quantità in modo da non interferire  con  normale assorbimento delle sostanze da parte dell’intestino.

Si tratta essenzialmente di carboidrati a catena corta che il nostro intestino non è in grado di digerire  completamente e che, quindi, possono fermentare e creare disturbi come:

Come funzionano i FODMAP

I carboidrati fermentabili agiscono attraverso due meccanismi principali:

  • effetto osmotico: richiamano acqua nel lume intestinale;
  • fermentazione batterica: producono gas e acidi grassi a catena corta nel colon.

Nei soggetti con normale funzionalità intestinale il gas prodotto viene espulso naturalmente senza creare particolari disagi.

Nelle persone con ipersensibilità viscerale o disturbi funzionali intestinali, però, questi processi causano distensione addominale, dolore e altri sintomi debilitanti.

Sintomi trattabili con la dieta Low FODMAP

La dieta low-FODMAP può alleviare significativamente i seguenti disturbi:

  • gonfiore e distensione addominale;
  • dolore e crampi intestinali;
  • diarrea o costipazione;
  • meteorismo e flatulenza eccessiva;
  • sensazione di evacuazione incompleta;
  • irritazione intestinale cronica.

Per chi è indicata la dieta Low FODMAP?

Numerose ricerche hanno dimostrato l'efficacia di questo protocollo alimentare nel trattamento di diverse condizioni gastrointestinali, in particolare:

Sindrome dell'Intestino Irritabile (IBS)

Si tratta della principale indicazione per questo approccio nutrizionale.

Uno studio che ha esaminato sei trial randomizzati controllati e due studi controllati sulla dieta low-FODMAP in pazienti con IBS, ha dimostrato  miglioramenti sintomatici fino all'86% dei pazienti.

Ecco altre condizioni alle quali si può applicare:

  • disbiosi intestinale: alterazione della flora batterica;
  • malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI): studi pilota hanno mostrato che può alleviare i sintomi nei pazienti affetti da morbo di Crohn e colite ulcerosa, in particolare durante le fasi di remissione;
  • SIBO (sovra crescita batterica intestinale, una forma particolare di disbiosi fermentativa);
  • sintomi gastrointestinali correlati all'attività fisica negli atleti di endurance.

Quali sono gli alimenti esclusi dalla dieta low Fodmap?

Tra i principali alimenti da evitare troviamo:

  • aglio, cipolla e scalogno;
  • tra la verdura, porro, carciofi, asparagi, cavolo cappuccio, cicoria e radicchio, broccoli, funghi;
  • tra la frutta, pesche, albicocche, mele, pere, more, mango, anguria, prugne e ciliegie;
  • tutti i tipi di frutta secca e semi.

Si possono, invece, assumere:

  • tutte le proteine (carne, pesce, uova) purché non contengano conservanti;
  • tutti i condimenti e spezie, esclusi aglio e cipolla in polvere;
  • tra la frutta, ananas, fragole, mirtilli, melone, limone, lime, kiwi,arancia, mandarini, lamponi;
  • tra la verdura, alga nori, bietola, carote, cavolo cinese e cavolo riccio, cetrioli, , erba cipollina, insalate quali indivia e lattuga, melanzane, spinaci, zucchine, zucca, peperoni e pomodori.

Le tre fasi della dieta Low FODMAP

La dieta low-FODMAP si articola in tre fasi principali, ossia eliminazione, reintroduzione e mantenimento.

Vediamole nel dettaglio:

Fase 1: eliminazione (2-6 settimane)

Durante questa fase iniziale si eliminano completamente tutti gli alimenti ad alto contenuto di FODMAP; l'obiettivo è ridurre l'infiammazione intestinale e permettere al sistema digestivo di "resettarsi".

La maggior parte dei pazienti nota un miglioramento significativo dei sintomi dopo almeno 7 giorni.

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Durata consigliata: generalmente 4-6 settimane, ma non oltre 8 settimane per evitare carenze nutrizionali.

Fase 2: reintroduzione (8-12 settimane)

Si testano i gruppi uno alla volta (lattosio, fruttani, GOS, fruttosio, polioli) con porzioni crescenti in tre giorni non consecutivi.

Ecco la procedura corretta:

  • testare un solo gruppo di FODMAP alla volta;
  • utilizzare alimenti che contengono un unico tipo di FODMAP;
  • iniziare con piccole porzioni e aumentare gradualmente;
  • attendere 2-3 giorni tra un test e l'altro (periodo di "washout");
  • mantenere un diario alimentare dettagliato con sintomi e intensità.

Sequenza consigliata: le linee guida suggeriscono di iniziare dai polioli (sorbitolo, poi mannitolo), seguiti da lattosio, fruttosio, GOS e infine fruttani, poiché questi ultimi tendono a causare sintomi più frequentemente.

Fase 3: mantenimento (a lungo termine)

Si crea una dieta personalizzata che limita solo i FODMAP che hanno scatenato sintomi significativi durante la fase di reintroduzione; quelli tollerati possono essere inseriti nella settimana, evitando di sovraccaricare più giornate consecutive.


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L'obiettivo è massimizzare la varietà alimentare mantenendo il controllo dei sintomi.

Possibili rischi di una dieta troppo restrittiva

Sebbene sia dimostrato scientificamente che la dieta a basso contenuto di FODMAP migliora i sintomi digestivi, il suo uso a lungo termine può avere conseguenze negative sul microbiota e sul metabolismo intestinale.

Ecco i potenziali rischi:

  • alterazione della composizione del microbiota intestinale;
  • ridotto apporto di fibre prebiotiche benefiche;
  • possibili carenze nutrizionali (calcio, fibre, vitamine del gruppo B);
  • impatto negativo sulla qualità della vita se troppo restrittiva;
  • sviluppo di ortoressia o altri meccanismi psicologici dannosi.

Quando non seguire la dieta FODMAP

Si tratta di un approccio non adatto a tutte le casistiche, ad esempio:

  • senza una diagnosi medica confermata;
  • in presenza di disturbi alimentari o rapporto problematico con il cibo;
  • durante gravidanza e allattamento (senza supervisione medica);
  • in età pediatrica (necessaria valutazione specialistica);
  • in presenza di significativa perdita di peso non intenzionale.

Importanza della supervisione professionale

È fortemente sconsigliato intraprendere questo regime alimentare in autonomia. Un medico gastroenterologo o un dietista specializzato può:

  • escludere altre patologie organiche prima di iniziare;
  • personalizzare il protocollo in base alle caratteristiche individuali;
  • monitorare lo stato nutrizionale;
  • guidare correttamente la fase di reintroduzione;
  • evitare eliminazioni inutili e prolungate.

L'obiettivo finale non è eliminare per sempre i FODMAP, ma identificare le proprie soglie di tolleranza individuali per costruire un'alimentazione varia, equilibrata e sostenibile nel lungo periodo.

Fonti:

Clinical and Experimental Gastroenterology - Efficacy of the low FODMAP diet for treating irritable bowel syndrome: the evidence to date

Ultimo aggiornamento – 08 Gennaio, 2026

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