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Due persone su tre hanno subìto episodi di bullismo, l’indagine di Pazienti.it

Liliya Dimitrova | Responsabile Editoriale

Ultimo aggiornamento – 06 Febbraio, 2024

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Più del 70% delle persone dichiara di aver subìto un episodio di bullismo verbale, fisico o sociale e il 68% non ha chiesto aiuto per il senso vergogna, timore e paura delle ripercussioni. Andiamo nel dettaglio dell’indagine di Pazienti.it che ha preso in esame le risposte di 1.178 persone che, nel corso di una settimana, hanno condiviso le loro esperienze.


Spesso, quando parliamo di bullismo, immaginiamo delle dinamiche che si svolgono soprattutto a scuola, in una fascia d’età prettamente giovanissima, andando ad ignorare quelli che possono essere diversi scenari e le conseguenze che l’essere bullizzati e bullizzare comportano nell’età adulta.

Il bullismo, per definizione, è un insieme di atti intimidatori recati da una persona (o gruppo di persone) nei confronti di un’altra persona (o gruppo di persone). Troviamo una base discriminatoria o la volontà esercitare potere e controllo sugli altri. Il fenomeno può avere diverse sfaccettature e si può manifestare tramite abuso fisico, emotivo o andando ad alienare il soggetto che, tra le altre problematiche, sul lungo periodo può iniziare a manifestare il cosiddetto “dolore sociale”: un dolore che l'individuo bullizzato può iniziare a provare a causa del rifiuto da parte delle persone che lo circondano o lo ostracizzano.

Ci siamo chiesti quindi, come viene vissuto il bullismo in Italia tra le diverse fasce d’età, in un contesto sociale complesso e intricato che ha subìto numerosi cambiamenti negli ultimi dieci anni?

Questa domanda ci ha portato a realizzare e diffondere un questionario per capire meglio il percepito delle persone e individuare quelli che possono essere diversi spunti di riflessione.

L’indagine sul bullismo di Pazienti.it

Nel corso di una settimana più di 1.178 persone hanno risposto alle nostre domande. In occasione della giornata mondiale contro il bullismo e il cyberbullismo, che si celebra il 7 febbraio, condividiamo questi risultati per fare luce sul fenomeno. 

Abbiamo individuato diverse tematiche che rappresentano un quadro già evidenziato da alcuni studi, ma che pongono l’attenzione sull’evoluzione del fenomeno e di come esso è percepito oggi, soprattutto da giovani adulti e adulti.


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Due persone su tre hanno subìto episodi di bullismo nel corso della propria vita

L’indagine mostra che più del 70% degli intervistati ha subìto almeno una volta nella propria vita un episodio di bullismo. Più della metà invece conosce qualcuno che è stato bullizzato. Un dato allarmante che evidenza come il fenomeno è equamente distribuito tra fasce d’età giovani ed adulte.

Episodi di bullismo a scuola, lavoro, in famiglia oppure online

Il sondaggio ha evidenziato che i luoghi più diffusi dove le persone hanno subìto episodi di vessazioni, per la maggior parte includono strutture scolastiche (86%), luoghi di lavoro (18%), ambienti familiari (11%), o una combinazione di questi. Non manca l’evidenza anche del bullismo online e altri contesti sociali per il resto degli intervistati.

Non solo bullismo verbale

La maggior parte degli intervistati ha dichiaro di aver subito diverse tipologie di bullismo, tra cui bullismo verbale (82%), bullismo sociale (67%), bullismo fisico (36%), bullismo online (13%). Vengono evidenziate anche altre risposte uniche che descrivono esperienze specifiche di bullismo, come il mobbing, il ricatto, l'omofobia, e altre forme di aggressione psicologica o fisica.

Il timore di chiedere aiuto e supporto

Il 68% di coloro che ha subìto episodi di bullismo non ha richiesto aiuto per i seguenti motivi:

  • Il senso di vergogna;
  • Incertezza e confusione, non sapere quindi come gestire la situazione e a chi rivolgersi;
  • Paura di ripercussioni o ritorsioni;
  • Sensazione di impotenza e di come la situazione non sarebbe cambiata;
  • Mancanza di fiducia nelle autorità;
  • Il senso di isolamento e solitudine.

Dalle risposte del restante 38% invece, che ha dichiarato di aver chiesto aiuto, emergono diverse esperienze personali, tra cui:

  • Minimizzazione del problema. Alcuni partecipanti hanno indicato che quando hanno cercato aiuto, i loro problemi sono stati sminuiti o non presi sul serio da familiari, insegnanti o altre figure di riferimento;
  • Accusa di essere il problema. In alcuni casi, le vittime sono state accusate di essere la causa che ha spinto gli altri ad abusarne in qualche modo;
  • Mancanza di azioni conclusive. Alcuni intervistati hanno espresso la frustrazione che, anche quando le loro preoccupazioni sono state riconosciute, non sono state intraprese azioni concrete per affrontare il problema;
  • Risultati positivi. Alcuni partecipanti hanno riportato esiti positivi, come la cessazione di episodi bullismo dopo aver sporto denuncia.

L’evoluzione del fenomeno

Per il 78% dei partecipanti il percepito è che il fenomeno del bullismo si è effettivamente diffuso su una scala maggiore oggi più che mai. Un dato che viene confermato anche dall’Istituto Superiore della Sanità in cui è evidenziato come episodi di vessazioni, soprattutto verbali, ha effettivamente avuto una crescita esponenziale tra i giovanissimi, sotto la forma del cyberbullismo, dopo la pandemia.

Per gli intervistati dell’indigine di Pazienti.it, infatti, i vari media (tra cui media classici, come TV e radio, e social network) rappresentano sia il mezzo tramite cui gli episodi di bullismo hanno luogo (per il 29% degli intervistati), sia gli strumenti tramite cui è possibile creare maggiore consapevolezza.

Ci sono state risposte che riflettono opinioni specifiche sul tema, come il ruolo dei social media nell'amplificare il problema o la percezione che il bullismo sia sempre esistito, ma che in passato fosse più taciuto.

Infine, tra i luoghi fisici dove invece sono più diffusi gli episodi di bullismo gli intervistati hanno messo al primo posto la scuola (48% delle risposte) e il luogo di lavoro (22% delle risposte).

Prevenzione contro il bullismo: il ruolo di familiari, istituzioni e operatori della salute mentale

Il 70% dei partecipanti indica come il ruolo delle istituzioni private e pubbliche (sia scolastiche, che aziendali) non sia sufficiente per prevenire e/o affrontare situazioni di bullismo, evidenziando un dato scoraggiante. Un altro elemento interessante emerso riguarda il fatto che gli intervistati pensano che famiglia, istituzioni scolastiche ed autorità governative dovrebbero essere più coinvolte nella gestione di questa tipologia di situazioni, con azioni mirate tra cui emerge soprattutto l’aspetto dell’educazione sul tema, sia in famiglia che a scuola.

Abbiamo raccolto ulteriori risposte uniche che evidenziano altri suggerimenti, come:

  • Promuovere il rispetto verso il prossimo e colmare quelle che possono essere dei pregiudizi (di genere, età, abilità o sociali);
  • Un maggiore intervento in termini d’iniziative concrete per contrastare il fenomeno da parte dello Stato.

Infine, i nostri intervistati hanno condiviso opinioni su come il fenomeno possa essere ulteriormente contrastato, facendo emergere diverse tematiche, riassunte come segue:

  • Promuovere il rispetto. Alcuni partecipanti enfatizzano l'importanza del rispetto reciproco come fondamentale nella prevenzione del bullismo;
  • Informazione e supporto psicologico. Viene suggerito di informare e supportare psicologicamente le vittime e di promuovere una maggiore consapevolezza sul tema;
  • Azioni disciplinari a scuola. Alcuni consigliano l'espulsione o la bocciatura dei bulli nelle scuole come misura punitiva e dissuasiva;
  • Non rimanere indifferenti. Viene sottolineata l'importanza di non rimanere indifferenti di fronte agli episodi di bullismo e di intervenire attivamente;
  • Uso dei media per l'educazione. Si propone di utilizzare i media per educare meglio i giovani e prevenire il bullismo;
  • Reagire e affrontare il bullismo. Alcuni incoraggiano a reagire e non subire passivamente il bullismo;
  • Denunciare. Alcuni intervistati suggeriscono di denunciare gli episodi di bullismo in tempo;
  • Aiuto concreto nelle scuole. Altri suggeriscono di offrire più aiuto concreto e informazioni nelle scuole per affrontare il problema;
  • Parlare apertamente del problema. Viene enfatizzata l'importanza di parlare apertamente del bullismo sia nelle scuole che in altri contesti.

Conclusioni

Come abbiamo visto, il bullismo ha diverse sfaccettature che possono trasformare il fenomeno in altre tipologie di abuso più specifiche sulla base della discriminazione, gli artefici o il luogo in cui avviene, come mobbing, abuso emotivo e alienazione sociale.

Le conseguenze di tali episodi si ripercuotono sia su chi ha subìto queste azioni, sia su chi le ha perpetuate.

Numerosi studi evidenziano come chi ha subìto episodi di vessazioni in diversi contesti manifesti nell’età adulta stress cronico, ansia generalizzata e sociale, disturbi del sonno, fino allo sviluppo di altre patologie che riguardano la salute mentale, come il disturbo bipolare o disturbi della personalità.

Non solo. Chi ha subìto questo tipo di abuso, potrebbe in età adulta, diventare il carnefice in diversi contesti sociali e familiari.

Le conseguenze sono evidenti anche per chi ha perpetuato episodi di bullismo in età più giovane. Questi individui, oltre agli scenari sopra elencati, sono più tendenti a sviluppare abuso di diverse sostanze, tra cui alcol, fumo e/o droghe.

L’atto di bullismo ha quindi, potenzialmente, delle conseguenze per entrambe le parti in età adulta. Secondo l’autore e coach Preston Ni, in età adulta esistono cinque tipologie di bulli:

  • Il bullo tangibile, ossia quella persona che nella vita di ogni giorno ricopre una posizione decisionale o di rilievo (ad esempio, sul posto di lavoro) e di conseguenza utilizza il proprio “potere” per esercitare un controllo finanziario, lavorativo o sociale;
  • Il bullo verbale, che utilizza le parole per indirizzare i propri atti intimidatori verso altri, utilizzando anche termini sessisti, omofobi o xenofobi;
  • Il bullo passivo aggressivo, uno dei tipi più difficili da individuare, dato che all’apparenza può sembrare un individuo amichevole, ma in maniera subdola potrebbe isolare la propria vittima a livello sociale;
  • Il cyberbullo, una figura diffusa non solo tra giovani e adolescenti, ma anche tra gli adulti, che utilizza i mezzi digitali per perpetuare l’abuso.
  • Il bullo “fisico”, ossia un individuo che non si tira indietro se sente il bisogno di abusare fisicamente di qualcuno.

Cosa fare quindi? Per il singolo individuo spesso e volentieri è molto complesso affrontare un ipotetico bullo. Come abbiamo, visto le dinamiche dell’infanzia giocano un ruolo fondamentale in questo scenario, e per questo è importante che anche genitori, caregiver e insegnanti siano in allerta per intervenire prontamente in determinate situazioni.

Per chi ancora porta il peso del trauma degli episodi subìti, è fondamentale considerare l'avvio di un percorso di sostegno psicologico o coaching. Questo approccio permette non solo di affrontare e comprendere le dinamiche che perpetuano il dolore, ma anche di scoprire e rafforzare le proprie risorse interne. Attraverso un lavoro mirato, è possibile trasformare le esperienze traumatiche in catalizzatori di crescita personale e resilienza.

Fonti:

Istituto Superiore di Sanità - Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo: ne è vittima il 15% dei giovani

Impact of Bullying in Childhood on Adult Health, Wealth, Crime, and Social Outcomes

How to handle the adult bully in your life – CNN Health

Preventing Bullying Through Science, Policy, and Practice - NIC

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Liliya Dimitrova | Responsabile Editoriale
Scritto da Liliya Dimitrova | Responsabile Editoriale

Mi occupo da 7 anni della gestione e creazione di contenuti per il web grazie alle collaborazioni con editori nazionali e realtà internazionali. Oggi sono a capo del team editoriale di Pazienti.it per approfondire temi legati al benessere e alla salute attraverso articoli, approfondimenti, studi e interventi di valore.

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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