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Echinococcosi

Curatore scientifico
Dr. Bruno Tozzi
Specialità del contenuto
Microbiologia e virologia

Quanti tipi ne esistono?

  • Echinococcosi cistica. Conosciuta anche come malattia idatidea è causata dalle larve del parassita Echinococcus Granulosus, un verme che misura 2-7 millimetri e che si trova in cani, pecore, bovini, capre e maiali. Di solito è asintomatica, ma se non trattata alla lunga può portare a danni a polmoni, fegato ed altri organi.
  • Echinococcosi alveolare. È un’infezione da larva di Echnococcus Multilocularis, un verme di 1-4 millimetri trovato in volpi, coyote e cani. Se trascurata può portare alla morte. 

Come si cura?

  • E. cistica. Va trattata con farmaci o per via chirurgica.
  • E. alveolare. È più difficile da trattare dell’altra variante. Di solito richiede un trattamento chirurgico radicale o la chemioterapia per lungo tempo, oppure entrambi.

Come si trasmette?

  • E. cistica. L’uomo può venirne in contatto toccando acqua, terra o cibo contaminato con le feci di un animale infetto. Le uova del parassita possono rimanere vitali nel suolo fino ad un anno.
  • E. alveolare. Anche in questo caso avviene attraverso ingestione di cibo od acqua infetti da uova di tenia. 

Come si presenta?

  • E. cistica. Di solito è asintomatica finchè le cisti idatidee, che contengono le larve, diventano troppo grandi ed iniziano a creare problemi come dolore, nausea o vomito. Di solito le cisti si formano nel fegato e nei polmoni, ma possono toccare altri organi e persino il cervello. Se una di questa si rompe può provocare gravi reazioni anafilattiche e la morte.
  • E. alveolare. Porta a tumori parassitari nel fegato, ma può intaccare anche polmoni e cervello. Le larve dell’echinococcus multilocularis causano vescicole che invadono e distruggono i tessuti e portano dolore, malessere e perdita di peso. Questa infestazione può causare insufficienza epatica e morte. Il suo tasso di mortalità è del 50-75%.

Come si diagnostica?

  • TAC
  • Ecografia
  • Risonanza magnetica

Si può prevenire?

Sì, evitando comportamenti a rischio, come il consumo di carni infette e lavandosi spesso le mani con acqua calda, dopo aver toccato animali che potrebbero essere portatori del parassita, prima di toccare il cibo. 

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