Crescere immersi in un mosaico di lingue è una realtà sempre più comune e se i vantaggi cognitivi di questa esposizione sono ormai assodati, restava un dubbio: l'uso di una seconda lingua può creare una "barriera emotiva" tra genitore e figlio?
Infatti, esprimere affetto o impartire disciplina in una lingua appresa da adulti può risultare meno fluido, portando a un senso di distacco emotivo o a una comunicazione più frammentata.
La scienza del gioco: l'esperimento fNIRS
Lo studio si è concentrato su 15 famiglie nel Regno Unito, con bambini tra i 3 e i 4 anni.
Le madri, pur non essendo madrelingua inglesi, possedevano una competenza di altissimo livello (C1 o C2).
Per osservare la connessione neurale in tempo reale, i ricercatori hanno utilizzato la fNIRS (spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso), una tecnologia che misura l'ossigenazione del sangue nel cervello per rilevarne l'attività.
Le coppie sono state osservate in tre situazioni:
- gioco libero nella lingua madre della donna: massima spontaneità domestica;
- gioco libero esclusivamente in inglese: utilizzo della seconda lingua appresa;
- attività indipendente e silenziosa: un gruppo di controllo per misurare l'assenza di interazione.
Risultati: sincronia oltre le parole
L'analisi ha rivelato un fenomeno affascinante: la sincronia neurale: infatti, quando madre e figlio interagivano, i loro cervelli "vibravano" sulla stessa lunghezza d'onda, specialmente nella corteccia prefrontale (l'area dedicata a emozioni e processi decisionali).
Una connessione profonda che è risultata altrettanto potente sia che si parlasse la lingua natia, sia che si usasse l'inglese.
Dall'analisi dei dati emerge una distinzione netta tra le diverse aree del cervello coinvolte durante l'interazione tra madre e figlio.
La sincronia neurale non si manifesta in modo uniforme, ma si concentra in zone specifiche a seconda della funzione svolta:
- la corteccia prefrontale: in quest'area, che funge da centro nevralgico per la gestione delle emozioni, dei processi decisionali e della pianificazione, i ricercatori hanno registrato l'intensità di sincronia più elevata. È qui che le menti di madre e bambino si allineano con più forza, creando quel coordinamento necessario per giocare e capirsi a fondo;
- la giunzione temporo-parietale: al contrario, nelle regioni dedicate alla cognizione sociale e alla regolazione dell'attenzione, la sincronia è risultata minore. Sebbene presente, questo dato suggerisce che il legame emotivo e decisionale (gestito dalla zona prefrontale) sia il vero motore dell'interazione bilingue, prevalendo sugli aspetti puramente legati all'attenzione sociale.
Il bilinguismo non è un "rumore di fondo"
Storicamente i ricercatori hanno preferito studiare famiglie monolingue per timore che la seconda lingua introducesse "interferenze" nei dati.
Ecco come lo studio ribalta il paradigma:
- nessuna perdita di segnale: la sincronia neurale è rimasta solida e identica sia in lingua madre che in inglese;
- validazione scientifica: attraverso test di permutazione (modelli statistici che escludono la casualità), è stato confermato che questo allineamento è un fenomeno reale di connessione umana e non un semplice artefatto tecnico;
- vantaggio bilingue: l'esperienza nel gestire due lingue potrebbe addirittura potenziare la flessibilità cognitiva, permettendo alla diade di mantenere l'intesa anche attraverso strategie non verbali (sguardi, gesti, turnazione).
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L'analisi ha anche rivelato alcune sfumature affascinanti sulla direzione della "connessione":
- il bambino come leader: inaspettatamente, nella condizione in inglese, la sincronia "diretta dal bambino" è apparsa più alta. Suggerisce che i piccoli, spesso più immersi nell'inglese grazie all'asilo, siano più attivi nel coinvolgere la madre quando si parla questa lingua;
- il fattore età: più il bambino è piccolo, più la madre deve "guidare" la sincronia (specialmente in inglese). Con le madri più esperte (di età maggiore), si è notata una tendenza a una sincronia più strutturata e sintonizzata nella lingua madre;
- sincronia più forte: durante il gioco interattivo rispetto a quando madre e figlio giocavano separati, confermando che è l'interazione sociale, e non la lingua specifica, a creare il legame.
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I risultati suggeriscono che le condizioni fondamentali per l'apprendimento e l'attaccamento non richiedono una competenza nativa; dunque, il bilinguismo non è un ostacolo, ma un valore aggiunto che non compromette affatto la salute comunicativa della famiglia.
Fonti:
Frontiers in Cognition - The impact of language context on inter-brain synchrony in bilingual families