Un’ampia revisione, pubblicata il 28 settembre 2026 su JAMA Pediatrics, ha analizzato 23 meta-analisi, per un totale di 2.817.252 bambini e adolescenti di 64 Paesi, esaminando il rapporto tra uso degli schermi, sviluppo, rendimento scolastico e salute mentale.
Oltre 2,8 milioni di bambini analizzati: cosa emerge
La ricerca, condotta da Elizabeth Al-Jbouri, Marissa D. Nivison, Ross D. Neville e colleghi, è una umbrella review quantitativa: non raccoglie direttamente nuovi dati sui bambini, ma riunisce e rianalizza i risultati di precedenti meta-analisi. Il gruppo di ricerca ha consultato MEDLINE, Embase e PsycINFO fino al 25 novembre 2025.
Il risultato più consistente riguarda il rendimento scolastico complessivo: una maggiore esposizione ai media basati su schermo è risultata associata a risultati accademici inferiori; anche le competenze linguistiche mostravano un'associazione negativa.
Il quadro si estende alla sfera socio-emotiva. L'esposizione agli schermi è stata associata a maggiori problemi internalizzanti, come sintomi riconducibili ad ansia e depressione, e a problemi esternalizzanti, che comprendono comportamenti problematici e difficoltà di attenzione. Sono state osservate inoltre associazioni con problemi emotivi e con le relazioni tra pari.
Potrebbe interessarti anche:
- Miopia pediatrica: perché è importante seguirne l’evoluzione nel tempo
- Energy drink vietati agli under 16: cosa cambia e dove si dirà stop
- Troppo schermo nei bambini piccoli può pesare sull’apprendimento: cosa dice un nuovo studio
Non è, dunque, soltanto una questione di pagelle.
Perché il tempo davanti allo schermo può fare la differenza
Il termine “screen use” utilizzato nello studio comprende attività e dispositivi diversi: televisione, smartphone, tablet, videogiochi, social media e altre forme di media digitali. Ed è proprio qui che si trova uno dei nodi più interessanti della ricerca.
Un'ora trascorsa davanti a un programma educativo non equivale necessariamente a un'ora passata a scorrere contenuti sui social. Né una videochiamata con un familiare ha lo stesso significato di un'attività solitaria e prolungata.
Lo schermo, in altre parole, è il contenitore. Dentro ci sono esperienze molto diverse.
Il possibile meccanismo non riguarda quindi soltanto il dispositivo. Un utilizzo più intenso può sottrarre tempo ad attività che sostengono lo sviluppo: sonno, movimento, lettura, gioco non strutturato, compiti scolastici e interazione faccia a faccia.
Anche l'American Academy of Pediatrics ha progressivamente spostato l'attenzione dal semplice conteggio delle ore alla qualità dell'esperienza digitale. Nella policy del 2026 sui “digital ecosystems”, l'organizzazione raccomanda di considerare contenuti, modalità d'uso, ambiente familiare e attività che vengono sostituite dall'esposizione agli schermi.
Non tutti gli esiti sono peggiori
La fotografia dello studio, però, non è uniformemente negativa: alcune aree dello sviluppo non hanno mostrato associazioni statisticamente significative.
È il caso, per esempio, delle prestazioni in matematica, scienze e lettura. Anche il funzionamento esecutivo, cioè l'insieme delle capacità cognitive che permettono di pianificare, mantenere l'attenzione e controllare le risposte, non ha mostrato un'associazione significativa con l'uso degli schermi.
Se lo studio avesse trovato un peggioramento sistematico in ogni dominio analizzato, il messaggio sarebbe molto più semplice; invece i risultati cambiano a seconda dell'esito considerato.
Anche l'età dei bambini, il tipo di schermo e altre caratteristiche hanno modificato alcune delle associazioni osservate. Per i social media, in particolare, è stata rilevata un'associazione con maggiori problemi internalizzanti.
Il limite da non perdere di vista: associazione non significa causa
Va detto che il lavoro non dimostra che siano gli schermi, da soli, a provocare difficoltà scolastiche o problemi di salute mentale.
Una correlazione può avere diverse spiegazioni: un bambino che presenta già difficoltà emotive potrebbe trascorrere più tempo davanti a uno schermo; allo stesso modo, determinate condizioni familiari, sociali o individuali possono influenzare contemporaneamente il tempo digitale e gli esiti dello sviluppo.
Bisogna, poi, sottolineare che le meta-analisi riunite nella revisione non consentono sempre di distinguere con precisione tra le diverse attività digitali. Gli stessi autori segnalano che le associazioni variano in funzione del tipo di schermo e del comportamento considerato.
La stessa letteratura pediatrica invita quindi a evitare una soglia universale valida per tutti. Un articolo pubblicato su Pediatrics nel 2024 sul Family Media Plan dell'American Academy of Pediatrics evidenzia come l'uso digitale dei minori possa avere anche benefici, dall'apprendimento alla creatività fino alle relazioni sociali, e propone di adattare le regole all'età e alla situazione familiare.
Cosa cambia concretamente per le famiglie
A conti fatti, il dato più utile della nuova ricerca non è un numero magico di minuti oltre il quale lo schermo diventerebbe automaticamente dannoso.
La domanda da porsi è piuttosto che cosa sta facendo il bambino sullo schermo e cosa sta smettendo di fare per poterlo utilizzare.
La distinzione può essere concreta:
- una videochiamata permette un'interazione reciproca che un consumo passivo non offre;
- un contenuto educativo può avere obiettivi molto diversi rispetto allo scrolling senza una finalità precisa;
- l'uso serale può interferire con le routine del sonno se sostituisce il tempo necessario per prepararsi a dormire;
- uno smartphone durante i compiti può frammentare l'attenzione, mentre lo stesso dispositivo può diventare uno strumento didattico se utilizzato per una ricerca mirata.
La nuova umbrella review aggiunge dunque un tassello consistente alla letteratura, ma non trasforma gli schermi nel responsabile unico dello sviluppo infantile. Il punto è più sottile: la quantità di esposizione è associata a diversi esiti sfavorevoli, ma il significato di quell'esposizione dipende anche da età, contenuti, modalità d'uso e attività che vengono sostituite.
Per i prossimi studi, la questione sarà proprio questa: capire non soltanto quanto tempo bambini e adolescenti trascorrono davanti a uno schermo, ma quale esperienza digitale vivono durante quel tempo. È lì che la ricerca potrà passare da una fotografia generale a indicazioni più precise per famiglie, pediatri e scuole.
Fonti:
- Jama Pediatrics – Screen Use and Child and Adolescent Development and Mental Health Outcomes
- American Academy of Pediatrics – Digital Ecosystems, Children, and Adolescents: Policy Statement
- American Academy of Pediatrics – The Family Media Plan