Caldo in gravidanza: oltre i 30 °C il rischio inizia a salire

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 23 Agosto, 2026

Una donna in gravidanza

Le temperature elevate durante la gravidanza sono da tempo studiate per la loro possibile associazione con parto pretermine, basso peso alla nascita, morte fetale e altre complicanze. Un nuovo lavoro pubblicato su Nature Communications ha provato a fare un passo ulteriore: non soltanto verificare se il caldo è associato a esiti negativi, ma individuare le temperature alle quali il rischio comincia ad aumentare. 

La revisione sistematica ha preso in esame 103 studi pubblicati tra il 1999 e il 2026, con quasi 42 milioni di partecipanti complessivamente considerati nella sintesi narrativa.

Dalla meta-analisi emerge una relazione tra la temperatura massima giornaliera e gli esiti avversi di gravidanza e nascita: a 30,55 °C è stato stimato un aumento del rischio del 5%, a 34,11 °C del 10% e a 39,07 °C del 20%. Nel modello utilizzato dai ricercatori, 24,53 °C rappresentava invece il punto al quale non risultava un aumento del rischio.

Nei climi temperati le soglie risultano più basse

Un aspetto importante riguarda il contesto climatico e quando i ricercatori hanno analizzato separatamente gli studi condotti nelle zone a clima temperato, le temperature associate agli stessi incrementi di rischio sono risultate inferiori: 29,03 °C per un aumento del 5%, 31,86 °C per il 10% e 35,64 °C per il 20%. Questo suggerisce che non esista una temperatura valida in modo identico per tutte le popolazioni. 

L'adattamento al caldo, le condizioni ambientali e sociali e la disponibilità di sistemi di raffrescamento possono modificare l'esposizione effettiva e la risposta dell'organismo.


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Gli stessi autori sottolineano quindi che le soglie individuate rappresentano soprattutto un riferimento generale, che dovrà essere affinato sulla base delle caratteristiche delle diverse aree geografiche.

Il legame con il parto pretermine

Tra i diversi esiti studiati, il parto pretermine era quello per cui erano disponibili abbastanza dati da permettere un'analisi separata. Anche in questo caso il risultato è stato simile a quello generale: il rischio aumentava del 5% intorno ai 30 °C, del 10% a 33,34 °C e del 20% a 38,64 °C

Nel complesso, gli studiosi hanno estratto 2.298 stime di effetto relative a 24 diversi esiti di salute e la grande maggioranza, 2.155, indicava una direzione sfavorevole associata all'esposizione al caldo.

La temperatura massima giornaliera, indicata come Tmax, è risultata inoltre l'indicatore più adatto per ricavare le soglie con i dati disponibili, mentre la temperatura media non ha mostrato un'associazione altrettanto chiara.

Le temperature non sono un confine netto tra sicurezza e pericolo

I valori individuati non significano che superare 30,55 °C provochi automaticamente una complicanza in gravidanza. Sono soglie statistiche ricavate mettendo insieme studi diversi per popolazione, condizioni climatiche e modalità di misurazione.

La stessa revisione presenta diversi limiti: dei 103 studi complessivi, soltanto 21 hanno potuto contribuire alla meta-regressione principale sulla temperatura massima, 11 all'analisi specifica sul parto pretermine e 13 a quella relativa ai climi temperati. 

Inoltre, l'analisi principale ha considerato gli effetti osservati nello stesso giorno dell'esposizione, escludendo quelli ritardati, e non ha potuto integrare in modo completo elementi come durata e frequenza dell'esposizione al caldo, differenze tra ondate di calore e singole giornate calde o variabilità della temperatura. Meno del 20% degli studi inclusi era inoltre concentrato direttamente sulla salute materna.

Le soglie potrebbero essere utilizzate nei sistemi di allerta

Secondo gli autori, questi risultati potrebbero aiutare a costruire sistemi di allerta per il caldo specificamente rivolti alle persone in gravidanza, con livelli differenti a seconda dell'intensità del rischio.

Le tre soglie di 30,55 °C, 34,11 °C e 39,07 °C potrebbero rappresentare un primo riferimento, ma un sistema realmente efficace dovrebbe tenere conto non solo della temperatura massima, ma anche della durata dell'esposizione e di altri fattori ambientali. 

Gli studiosi chiedono infatti una maggiore standardizzazione delle ricerche future e l'impiego di indici capaci di integrare parametri come umidità, radiazione solare, vento, acclimatazione, età, attività fisica, condizioni socioeconomiche e accesso al raffrescamento.

L'obiettivo non è quindi individuare un unico numero valido ovunque, ma arrivare a soglie più precise e adattate alle singole popolazioni, da utilizzare nella prevenzione e negli interventi di sanità pubblica.

Fonti:

Nature - A systematic review and meta-analysis on heat thresholds for maternal health and birth outcomes

Ultimo aggiornamento – 21 Agosto, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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