In Inghilterra, un nuovo studio pubblicato nel 2026 su The Lancet ha analizzato i dati di mortalità per tumore della cervice uterina raccolti tra il 2001 e il 2024. I ricercatori hanno valutato l'impatto della vaccinazione contro il papillomavirus umano (HPV), introdotta nel 2008, per capire se la riduzione dei casi osservata negli ultimi anni si fosse tradotta anche in un calo dei decessi.
I risultati suggeriscono che nelle donne vaccinate in adolescenza la mortalità per questa neoplasia si è praticamente azzerata.
Lo studio che misura l'effetto del vaccino sulla mortalità
Finora la maggior parte delle ricerche si era concentrata sulla capacità del vaccino HPV di prevenire le infezioni e le lesioni precancerose. Meno numerose erano invece le evidenze relative all'impatto sui decessi.
Per questo motivo un gruppo di ricercatori britannici ha analizzato i dati nazionali relativi alla mortalità per tumore cervicale nelle donne tra i 20 e i 34 anni.
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L'obiettivo era semplice ma ambizioso: verificare se il programma vaccinale avesse modificato il destino clinico delle generazioni nate dopo l'introduzione dell'immunizzazione.
Nessun decesso tra le donne vaccinate più giovani
Il dato che ha attirato l'attenzione della comunità scientifica riguarda le donne vaccinate all'età di 12/13 anni.
Tra il 2020 e il 2024, infatti, non è stato registrato alcun decesso per tumore della cervice uterina nelle donne inglesi tra i 20 e i 24 anni. Secondo i modelli statistici utilizzati dagli autori, sulla base dei tassi storici sarebbero stati attesi circa 23 decessi nello stesso periodo.
Tradotto in termini epidemiologici, la riduzione stimata della mortalità è risultata pari al 100%.
Il punto è che il tumore della cervice uterina rappresenta uno dei pochi tumori per cui esiste una prevenzione primaria diretta contro la causa principale della malattia: il papillomavirus umano.
Dal virus al tumore: come agisce la vaccinazione
L'HPV è responsabile della quasi totalità dei casi di carcinoma cervicale. Alcuni ceppi virali, definiti ad alto rischio, possono persistere per anni nelle cellule del collo dell'utero e provocare alterazioni progressive che, nel tempo, possono evolvere in cancro.
Il vaccino interrompe questo percorso all'origine.
Un paragone aiuta a comprendere il meccanismo: è come impedire a una scintilla di raggiungere una foresta secca. Se la scintilla non arriva, l'incendio non può svilupparsi.
Già nel 2021 uno studio pubblicato su The Lancet aveva mostrato che il programma vaccinale inglese aveva ridotto fino all'87% i casi di tumore cervicale nelle donne vaccinate tra i 12 e i 13 anni.
Quella ricerca aveva documentato:
- circa 450 tumori cervicali evitati;
- oltre 17.000 lesioni precancerose prevenute;
- un beneficio particolarmente marcato nelle donne vaccinate prima dell'inizio dell'attività sessuale.
Lo studio pubblicato nel 2026 rappresenta, in un certo senso, il passo successivo: dimostrare che diminuiscono anche le morti.
Una storia che parte da un'intuizione australiana
Va detto che il Regno Unito non è stato il primo Paese a mostrare i benefici della vaccinazione HPV.
L'Australia, pioniera nell'introduzione dei programmi vaccinali su larga scala, aveva già fornito segnali molto incoraggianti. Uno studio pubblicato su The Lancet Public Health nel 2019 stimava che il Paese fosse sulla strada per diventare il primo al mondo a eliminare il tumore cervicale come problema di salute pubblica.
All'epoca l'ipotesi sembrava quasi visionaria.
Oggi, osservando i dati inglesi, quella previsione appare decisamente più concreta.
Circa 200 vite salvate in meno di due decenni
I ricercatori hanno stimato che il programma vaccinale abbia evitato circa 200 decessi per tumore della cervice uterina fino alla fine del 2024.
Può sembrare un numero limitato rispetto ad altre patologie oncologiche. Eppure c'è un dettaglio spesso trascurato.
Questa neoplasia colpisce frequentemente donne giovani o di mezza età. Ogni decesso evitato significa decenni di vita guadagnati, famiglie che non affrontano una perdita prematura e anni di salute preservati.
A conti fatti, il beneficio reale è molto più ampio di quanto suggerisca il semplice conteggio dei casi.
Ciò non toglie che lo screening resti indispensabile. La vaccinazione riduce enormemente il rischio, ma non lo elimina completamente. Per questo i programmi di prevenzione basati su Pap test e test HPV continuano a rappresentare un pilastro della salute femminile.
La prospettiva futura: verso l'eliminazione del tumore cervicale
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha fissato un obiettivo ambizioso: eliminare il tumore della cervice uterina come problema di salute pubblica nel corso delle prossime decadi.
Per raggiungerlo servono tre elementi:
- elevata copertura vaccinale contro l'HPV;
- adesione ai programmi di screening;
- accesso tempestivo alle cure.
I dati provenienti dall'Inghilterra mostrano che questo traguardo non appartiene più soltanto alle proiezioni matematiche.
Anzi. Per la prima volta emergono prove concrete che una generazione vaccinata possa arrivare all'età adulta senza registrare decessi per questa malattia. Una prospettiva che fino a pochi anni fa sembrava quasi irraggiungibile e che oggi, numeri alla mano, appare molto più vicina.
Fonti:
- The Lancet – Cervical cancer mortality trends following HPV vaccination in England, 2001–24: an analysis of population-based mortality data
- The Lancet – The effects of the national HPV vaccination programme in England, UK, on cervical cancer and grade 3 cervical intraepithelial neoplasia incidence: a register-based observational study
- The Lancet – The projected timeframe until cervical cancer elimination in Australia: a modelling study
- WHO – Cervical Cancer Elimination Initiative