L'inquinamento luminoso sta emergendo come un nuovo, insidioso fattore di rischio per il nostro apparato cardiovascolare.
Una ricerca recentemente pubblicata sull'European Heart Journal ha messo in luce come l'esposizione notturna a fonti luminose, anche di debole intensità, possa modificare la morfologia e le funzioni del cuore.
Gli esperti considerano ottimale un ambiente di riposo che non superi 1 lux di illuminazione, una soglia che corrisponde al buio quasi totale.
Lo studio ha invece rilevato anomalie strutturali in quei soggetti esposti a più di 3 lux durante il sonno, un livello di luce paragonabile al bagliore della luna, allo schermo di uno smartphone appoggiato sul comodino o a un sottile spiraglio che filtra da sotto la porta.
L'indagine britannica e il rimodellamento ventricolare
Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno attinto al database della UK Biobank, monitorando le abitudini notturne di oltre 11.000 individui privi di patologie cardiache pregresse.
I partecipanti hanno indossato un sensore da polso per sette giorni consecutivi allo scopo di registrare i livelli di luce notturna; a distanza di tre anni, si sono sottoposti a una risonanza magnetica cardiovascolare completa.
I dati hanno mostrato che riposare in stanze con oltre 3 lux comporta un progressivo ispessimento delle pareti del ventricolo sinistro, riducendo di fatto lo spazio interno della cavità e limitando la flessibilità del muscolo durante il battito.
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Questa alterazione fisica, definita in ambito medico come "rimodellamento cardiaco", rappresenta un indicatore precoce di disfunzione che tende ad aggravarsi proporzionalmente all'aumentare dell'esposizione luminosa. Anomalie simili sono state riscontrate anche in altre due camere del cuore.
Le limitazioni della ricerca e il fattore insonnia
I dati statistici indicano che tra il 24% e il 49% di questo impatto negativo sul cuore deriva da una riduzione diretta delle ore di riposo.
L'esposizione alla luce spinge infatti l'organismo a dormire meno di cinque o sei ore a notte, mentre la restante quota di rischio (51%) potrebbe essere associata a variazioni della pressione sanguigna e a un aumento fisiologico dello stress.
Alcuni accademici, tra cui Karl Lawrence del King's College di Londra, invitano tuttavia alla prudenza nell'interpretazione di questi primi risultati.
Sette giorni di misurazione tramite un sensore da polso potrebbero non riflettere con precisione la reale quantità di luce percepita dagli occhi, e saranno necessari ulteriori approfondimenti per stabilire un nesso inequivocabile di causa-effetto.
Strategie per isolare la camera da letto
Isolare l'ambiente notturno rimane in ogni caso una strategia preventiva semplice, economica e priva di controindicazioni.
L'installazione di tende oscuranti pesanti permette di schermare efficacemente l'inquinamento luminoso esterno, a patto di ricordarsi di aprirle al mattino per favorire la corretta regolazione del ritmo circadiano attraverso la luce solare.
Se il bagliore proviene dall'interno della casa, ad esempio dal corridoio, è possibile sigillare le fessure applicando delle guarnizioni paraspifferi sotto gli infissi.
Qualora non si riesca a ottenere un ambiente sufficientemente buio, l'uso di una maschera per gli occhi rappresenta l'alternativa più immediata.
Per chi necessita obbligatoriamente di una luce di cortesia notturna, l'indicazione tecnica è di posizionarla a livello del pavimento e di scegliere lampadine a bassissima intensità, privilegiando tonalità calde come l'ambra o il rosso, che interferiscono in misura nettamente minore con i delicati processi biologici del sonno.
Fonte:
European Heart Journal - Cardiovascular genetics: from mechanisms to clinical applications