Caldo e cuore: cosa succede all’organismo quando le temperature salgono

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 05 Settembre, 2026

Un signore anziano sotto al sole che ha caldo

Quando il termometro si avvicina ai 35-40 gradi, il pensiero va spesso al colpo di calore, alla spossatezza, alla pressione bassa o alla disidratazione. Sono effetti reali e ben conosciuti, ma non raccontano tutto. Nelle giornate più calde anche il sistema cardiovascolare viene chiamato a lavorare di più, perché il corpo deve mantenere la temperatura interna entro limiti compatibili con il suo funzionamento.

Per disperdere calore, l’organismo manda più sangue verso la pelle e aumenta la sudorazione. È un sistema di regolazione molto efficace, ma ha un costo: il cuore deve pompare più sangue, mentre il corpo perde liquidi. In una persona giovane e sana questo adattamento viene in genere compensato senza grandi problemi. In chi soffre di scompenso cardiaco, cardiopatia ischemica, ipertensione complicata o altre malattie cardiovascolari, invece, il margine di sicurezza può essere più stretto.

Il punto non è dire che ogni giornata calda rappresenti un pericolo immediato ma il messaggio corretto è più pratico: il caldo è un fattore ambientale che può aggiungersi ad altri rischi già presenti, e nelle persone vulnerabili può contribuire a destabilizzare un equilibrio clinico già delicato.

Il rischio può aumentare già il primo giorno

Una ricerca presentata a ESC Preventive Cardiology 2026 ha analizzato oltre 8 milioni di residenti nella Polonia orientale, osservando gli effetti di ondate di calore e ondate di freddo sugli eventi cardiovascolari. Nel periodo studiato sono stati registrati 573.538 eventi cardiovascolari e cerebrovascolari maggiori, 377.373 decessi cardiovascolari e 831.246 decessi per tutte le cause.

Il dato più rilevante riguarda la rapidità dell’effetto. Nel giorno stesso dell’esposizione a un’ondata di calore, gli eventi cardiovascolari e cerebrovascolari maggiori risultavano aumentati del 7,5%, mentre i decessi cardiovascolari del 9,5%.


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È un dato da leggere con attenzione: non significa che una singola persona abbia automaticamente il 7,5% di probabilità in più di avere un infarto uscendo con il caldo. Si tratta di un aumento relativo osservato nella popolazione analizzata e riferito all’insieme degli eventi considerati.

La sostanza, però, resta importante. Gli effetti del caldo sul cuore possono comparire in tempi brevi, non solo dopo giorni di esposizione. Per questo le prime giornate di una forte ondata di calore non vanno sottovalutate, soprattutto da chi ha già una storia cardiovascolare.

Perché il cuore lavora di più

Quando fa molto caldo, i vasi sanguigni della pelle si dilatano per favorire la dispersione del calore. Allo stesso tempo aumenta la sudorazione, con perdita di acqua e sali minerali. Se i liquidi non vengono reintegrati in modo adeguato, il volume di sangue circolante può ridursi e il sangue può diventare più concentrato. In queste condizioni il cuore deve continuare a garantire una buona circolazione, ma lo fa in un contesto meno favorevole.

Una grande meta-analisi pubblicata nel 2025 su Nature Communications, basata su oltre 400 studi sperimentali condotti in laboratorio, ha mostrato che durante l’esposizione al caldo la frequenza cardiaca aumentava in mediana di 27 battiti al minuto. È un dato fisiologico, ma rende bene l’idea del lavoro aggiuntivo richiesto all’organismo.

In una persona senza particolari fragilità, l’aumento del battito può essere solo una risposta adattativa. In chi ha una malattia cardiovascolare, invece, lo stesso sforzo può diventare più pesante. Se il cuore è già compromesso, se le coronarie ricevono meno sangue, se c’è uno scompenso o se la pressione tende a oscillare, caldo, disidratazione e vasodilatazione possono sommarsi.

Cosa dicono i dati mondiali

Il legame tra caldo estremo e salute cardiovascolare non emerge solo da studi europei. Una ricerca pubblicata su Circulation ha analizzato più di 32 milioni di decessi cardiovascolari registrati in 567 città di 27 Paesi. Le temperature estremamente elevate sono risultate associate a un aumento della mortalità per diverse cause cardiovascolari, tra cui cardiopatia ischemica, ictus e scompenso cardiaco.

Lo scompenso cardiaco è apparso particolarmente sensibile. Secondo lo studio, per ogni 1.000 decessi dovuti a questa patologia, le giornate estremamente calde erano associate a 2,6 morti in eccesso. Anche questo non va interpretato come previsione individuale, ma come segnale epidemiologico: quando il caldo raggiunge livelli estremi, alcune condizioni cardiovascolari mostrano una vulnerabilità maggiore.

Il dato ha un peso perché arriva da un’analisi ampia, multicentrica, costruita su contesti climatici e sanitari diversi. Non dice che il caldo sia l’unica causa degli eventi cardiovascolari, ma conferma che può agire come fattore aggravante, soprattutto nei soggetti più fragili.

Chi deve fare più attenzione

Il caldo non pesa allo stesso modo su tutti. Le persone più vulnerabili sono soprattutto gli anziani, chi ha già una malattia cardiovascolare, chi soffre di scompenso cardiaco, chi ha una cardiopatia ischemica, chi ha avuto un ictus o chi presenta una ridotta capacità di adattamento alle alte temperature. Anche chi vive solo, in abitazioni molto calde o senza adeguato accesso ad ambienti freschi può essere più esposto.

C’è poi il tema dei farmaci. Alcune terapie usate nelle malattie cardiovascolari possono interagire con la risposta del corpo al caldo. I diuretici, per esempio, possono aumentare la perdita di liquidi; altri farmaci possono influenzare pressione, frequenza cardiaca o capacità di compensare la vasodilatazione. Questo però non significa che vadano sospesi quando arriva l’estate.

Il punto è esattamente l’opposto: non bisogna modificare da soli la terapia. Sospendere o cambiare farmaci senza indicazione medica può essere pericoloso. In caso di dubbi, soprattutto se compaiono capogiri, pressione molto bassa, gonfiore, fiato corto o peggioramento della stanchezza, è il medico a dover valutare eventuali aggiustamenti.

Il caldo entra nella prevenzione cardiovascolare

Per anni la prevenzione cardiovascolare è stata raccontata soprattutto attraverso fattori noti: pressione, colesterolo, diabete, fumo, alimentazione, sedentarietà, peso corporeo. Tutto questo resta centrale. Ma con ondate di calore più frequenti e intense, anche la temperatura ambientale diventa un elemento da considerare, in particolare nelle persone più fragili.

La European Society of Cardiology ha dedicato al tema un documento scientifico sulle temperature estreme e le malattie cardiovascolari, sottolineando che il caldo rappresenta una minaccia crescente per la salute del cuore. Non perché agisca da solo, ma perché può amplificare vulnerabilità già presenti: età avanzata, patologie croniche, disidratazione, terapie complesse, povertà energetica, difficoltà ad accedere ad ambienti freschi.

Questo cambia anche il modo di comunicare la prevenzione. Non basta dire genericamente di “stare attenti al caldo”. Bisogna spiegare perché il caldo può pesare sul cuore, chi è più esposto e quali comportamenti hanno senso nelle giornate critiche.

Cosa fare nelle giornate più calde

Le indicazioni pratiche sono semplici, ma nelle giornate estreme possono fare la differenza. Limitare gli sforzi nelle ore centrali, cercare ambienti freschi, evitare esposizioni prolungate al sole, usare abiti leggeri e mantenere un’idratazione adeguata sono misure di buon senso, soprattutto per chi ha fattori di rischio cardiovascolare.

L’idratazione, però, non è uguale per tutti. Chi soffre di scompenso cardiaco o ha ricevuto indicazioni precise sulla quantità di liquidi da assumere deve seguire il piano concordato con il medico. Bere molto senza controllo, in alcune condizioni, può non essere la scelta giusta. Anche qui, la prevenzione deve essere personalizzata.

Un altro aspetto importante riguarda l’ascolto dei sintomi. Fiato corto insolito, dolore o oppressione al petto, confusione, svenimento, palpitazioni marcate, debolezza improvvisa o peggioramento rapido delle condizioni generali non devono essere attribuiti automaticamente “all’afa”. In una persona fragile, possono richiedere una valutazione medica tempestiva.

Il messaggio da portare a casa

Il caldo intenso non provoca solo fastidio, sudorazione o pressione bassa. Durante un’ondata di calore il corpo deve lavorare per raffreddarsi, e il cuore è uno degli organi più coinvolti in questo adattamento. Deve pompare di più, sostenere la circolazione mentre i vasi si dilatano e compensare la perdita di liquidi legata alla sudorazione.

Gli studi disponibili indicano che gli effetti cardiovascolari possono comparire rapidamente, anche nel giorno stesso dell’esposizione, e che le temperature estreme sono associate a un aumento di eventi e mortalità cardiovascolare nella popolazione. Il rischio non è uguale per tutti: pesa soprattutto su anziani, persone con malattie del cuore e pazienti con terapie che richiedono attenzione.

Il caldo, quindi, va trattato come un fattore di prevenzione cardiovascolare. Non con paura, ma con misura: evitare sforzi inutili nelle ore più calde, proteggersi, restare in ambienti freschi, idratarsi secondo le proprie condizioni cliniche e non cambiare mai i farmaci senza indicazione medica. Anche il termometro, ormai, fa parte della salute del cuore.

Fonte:

European Heart Journal - Heat extremes and cardiovascular diseases: a scientific statement

Ultimo aggiornamento – 31 Agosto, 2026

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