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Additivi: gli insoliti sospetti nel cibo

Ezia Campise | Blogger

Ultimo aggiornamento – 06 Marzo, 2012

Additivi: conservanti, coloranti, aromi. Quali insidie nascondono per la nostra salute nei cibi che consumiamo.

Contrassegnati da una sigla alfanumerica, vengono segnalati alla fine di tutti gli ingredienti del prodotto: sono le insidie nascoste in piatti pronti, fast food, carni lavorate, cibi e bevande convenzionali in genere: sono gli additivi, un ingrediente che riguarda solo in parte i prodotti bio, che ricorrono a pochi additivi sicuri.

Fornire una lista esaustiva delle sostanze più rischiose o dubbie richiede molta carta e parecchio inchiostro, e del resto non possiamo portarcela in negozio. Però ci sono alcune cose che è utile sapere per arginare il rischio.

Cosa sono gli additivi?

Come suggerisce il nome, l’additivo è una sostanza che viene aggiunta a un alimento; non ha scopi nutrizionali ma può servire a conservare, migliorare l’aspetto (consistenza, colore…) o il gusto del prodotto.

Sono circa 1.500 gli additivi impiegati nell’industria alimentare. Per legge, sono indicati dalla sigla E e seguiti da un numero. La valutazione della sicurezza spetta all’Efsa in Europa (autorità europea per la sicurezza alimentare), mentre a livello internazionale è affidata a tre enti: alcune sostanze ammesse in Europa non lo sono per esempio in Australia o in Svizzera. Periodicamente, i diversi enti eliminano o aggiungono nomi nella lista.

Gli additivi sono prodotti relativamente nuovi, sviluppati soprattutto nel secondo dopoguerra, quando gli alimenti industriali cominciarono a diffondersi maggiormente. Per essere approvati devono superare una serie di test che ne stabiliscano la sicurezza per la salute e il limite giornaliero da non superare per evitare eventuali problemi. Ma sul loro impiego gravano molti dubbi. Certo, sono state condotte ricerche sugli animali per valutare la tollerabilità dei singoli prodotti, ma nulla si sa degli effetti a lungo termine o di accumulo di diverse sostanze.

Additivi conservanti e antiossidanti nei cibi

Conservanti (E200-E299) e antiossidanti (E300-322): i primi servono a evitare che batteri, funghi e muffe alterino il prodotto, deteriorandolo; i secondi impediscono che cambi colore o diventi scuro. Un alimento particolarmente duraturo costa meno, perché può stare in commercio a lungo. Tuttavia questo apparente vantaggio non è esente da conseguenze. Se il gruppo dei sorbati (200-203) non dà particolari problemi, quello dei solfiti (220-228) può dare reazioni allergiche, inoltre riduce la disponibilità della vitamina B1; lo troviamo in:

  • frutta secca
  • sottaceti
  • verdure conservate
  • bevande alcoliche (birra, vino, sidro, ecc.)
  • aceto

ed è presente anche in alcuni prodotti bio, come vino e aceto.

Ma il gruppo più discusso è sicuramente quello di nitriti e nitrati (249-252), in:

  • carni conservate
  • salumi
  • insaccati

Il loro impiego viene giustificato con il fatto che prevengono la formazione di botulino, un batterio responsabile di intossicazioni anche gravi. In realtà servono anche a ravvivare il colore delle carni, che altrimenti sarebbero di un marrone spento. Purtroppo nitriti e nitrati reagiscono con i prodotti di degradazione delle proteine e si trasformano in nitrosammine, sostanze potenzialmente cancerogene per il tratto gastrointestinale. Di fatto molti studi epidemiologici rivelano una maggiore incidenza di tumori tra i consumatori di carni conservate.

A cura di Giuliana Lomazzi per Vita&Salute

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