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Autismo e giornata mondiale: la consapevolezza passa dall'ascolto

Ultimo aggiornamento – 14 aprile, 2021

Fiocco con Puzzle Colorato Simbolo dell'Autismo Stretto in Mani di una Famiglia Caregiver di un Autistico
Indice

In occasione della giornata Mondiale della Consapevolezza sull'Autismo, che si tiene ogni anno il 2 aprile, abbiamo voluto approfondire l'argomento attraverso un racconto a tre voci, dando la parola a tre madri dell'associazione Angsa Onlus (Associazione Italiana Genitori di Persone con Autismo). Federica, Benedetta e Anna Rita ci raccontano il periodo prima della diagnosi, la presenza intermittente delle istituzioni e la loro vita da caregiver.

Autismo: non è una malattia

L’autismo non è una malattia, né una campana o una bolla che intrappola gli individui: è un modo di essere e di vivere, così come essere neurotipici.

Relazionarsi con persone autistiche necessita perciò anzitutto di imparare un linguaggio e una modalità comunicativa che le persone neurotipiche non conoscono. 

E poi, ascoltare con rispetto, con mente curiosa e amorevole, abbattendo uno a uno tutti i preconcetti o i pregiudizi che vogliono le persone autistiche tutte uguali, strette nello stereotipo della persona che eccelle con i numeri e si appassiona più ai meccanismi che regolano il funzionamento di oggetti che non ad altro.

Può succedere, così, che il bambino autistico possa imparare a parlare, a frequentare la scuola, anche a vivere una vita autonoma e indipendente. La sua modalità di relazione sarà però sempre differente rispetto a quella di un neurotipico: per questo, i genitori devono anzitutto rimodulare le proprie aspettative. "Noi non stiamo sopravvivendo insieme all'autismo, stiamo comunque vivendo una vita piena" ci racconta Federica.

Autismo e dopo di noi

L’autismo, però, non è solo un affare di chi lo vive, riguarda anche amici, parenti, genitori e fratelli che prima o poi arrivano a chiedersi come vivrà la persona autistica senza di loro, dopo di loro.

Perché questo accada, bisogna però che attorno ci sia una rete familiare e sociale preparata e attenta, in grado di sostenere i vari gradi di autonomia che ogni persona autistica può raggiungere. 

Per arrivare a diagnosi precoci e creare una buona rete di supporto è quindi necessario anzitutto creare una cultura dell'autismo, come ci ricorda alla fine anche Benedetta Demartis, presidente nazionale di Angsa Onlus:  "La cultura è difficile da cambiare, ci stiamo provando e avremmo bisogno dell'aiuto di tutti, sia della comunità scientifica, sia della scuola che integri meglio i nostri figli, e sia delle politiche territoriali che non riescono a dare le risposte giuste ancora oggi nonostante tutti gli sforzi fatti".

 Non è semplice, ma può iniziare con un gesto semplice come l’ascolto.

Per saperne di più ascolta il podcast sull'autismo.

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