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«Bonus tiroide», ma di cosa stiamo parlando in realtà?

Ultimo aggiornamento – 02 ottobre, 2020

Bonus tiroide: come funziona

Si calcola che oltre 6 milioni di italiani soffrano di patologie tiroidee, a loro volta causa di malattie invalidanti a carico di altri organi. Proprio per questo motivo, la recente notizia di un «bonus tiroide 2020» è rimbalzata su tutti i media nazionali, generando però dubbi e perplessità.

Cos’è il bonus tiroide? Chi può accedervi? A quanto ammonta?

Cerchiamo di fare chiarezza, per capire cos’è il bonus tiroide 2020.

Bonus tiroide: cos’è e a quanto ammonta

Partiamo da un punto fermo: con il termine «bonus» normalmente intendiamo una agevolazione concessa una tantum in presenza di particolari requisiti o al ricorrere di precise condizioni. Dato questo presupposto, possiamo dire con buon grado di certezza che no, non esiste un bonus tiroide così inteso.

Certo è che chi soffre di patologie invalidanti della tiroide può appellarsi ai diritti stabiliti dalla legge per l’invalidità civile: indennità mensile e/o esenzione del ticket per specifici prestazioni diagnostiche e mediche.

Quindi, in realtà, quando si parla di «Bonus tiroide 2020» si fa riferimento a un assegno mensile di invalidità civile riconosciuto dall’Istituto Nazionale di Previdenza (Inps) a chi soffre di quattro specifici disturbi alla tiroide, ovvero: 

  • Carcinomi tiroidei
  • Gozzo
  • Ipotiroidismo
  • Ipertiroidismo

Ovviamente, si tratta di patologie che danno diritto all’indennità, previa però il superamento di una visita della Commissione medica dell’Inps

A seconda dell’invalidità riconosciuta (dal 74% al 100%) è possibile accedere a un bonus che varia da da 286 a 550 euro.

Come richiedere il bonus tiroide

Le modalità di richiesta del bonus tiroide seguono un iter standard. 

Per ricevere l’indennità per la tiroide, infatti, è necessario presentare una richiesta all’Inps di domanda di invalidità civile, dopo aver ottenuto i certificati medici che attestino la presenza di patologie legate, appunto, alla tiroide. 

Per farlo, bisogna presentare la domanda per l’accertamento dell’invalidità da parte della Commissione sanitaria all’Azienda Sanitaria Locale (Asl), richiedendo al proprio medico di base la compilazione sul portale dell’Inps del certificato introduttivo (a pagamento). Come noto, il medico non dovrà fornire solo i dati anagrafici del paziente, ma indicare tutte le patologie che possono essere valutate ai fini dell’ottenimento dell’invalidità complessiva.

A conclusione della procedura, al paziente viene recapitata una ricevuta cartacea dell’operazione effettuata online, insieme a una copia del certificato medico originale. Attenzione, la validità è di 90 giorni: superato questo limite di tempo, è necessario riavviare da zero la procedura.

Nel termine dei 90 giorni, dunque, si deve procedere con la domanda, effettuabile ancora una volta tramite il sito dell’Inps (tenete sotto mano il Pin Inps, lo Spid, la Carta nazionale dei servizi o la carta di identità elettronica: saranno necessari in fase di compilazione della domanda stessa). Se non si vuole procedere online, è possibile rivolgersi al patronato. Al termine della procedura, il sistema propone una data di visita attraverso l'agenda degli appuntamenti disponibili presso la ASL corrispondente al CAP di residenza.

Alla visita medica bisogna portare con sé alcuni documenti, tra cui:

  • Prova di TSH
  • Certificato del medico in originale
  • Documento di identità
  • Tessera sanitaria
  • Ecografia tiroidea per gozzo semplice e gozzo nodulare, ipotiroidismo, tiroiditi
  • Eventuali documenti specifici per le patologie indicate

In seguito alla visita, la Commissione invierà al paziente, per posta o via email Pec, il verbale di visita in due copie: una contenente tutti i dati sanitari, inclusi quelli sensibili, e l’altra con il solo giudizio finale con il grado di validità in percentuale.

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