Prevenzione dell’ictus: cosa emerge da una ricerca durata oltre 20 anni

Emanuela Spotorno |  Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva
A cura di Emanuela Spotorno
Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva

Data articolo – 06 Febbraio, 2026

alimenti tipici della dieta mediterranea

La dieta mediterranea è da tempo associata a benefici cardiovascolari, ma nuove evidenze rafforzano il suo ruolo anche nella prevenzione dell’ictus

Un ampio studio osservazionale, durato oltre 20 anni e pubblicato sulla rivista Neurology Open Access, suggerisce che seguire in modo costante questo modello alimentare possa ridurre il rischio di ictus fino al 25%, includendo anche le forme più gravi e meno studiate.

Uno studio di lunga durata su oltre 100 mila donne

La ricerca è stata condotta da un gruppo di studiosi statunitensi e greci e ha coinvolto 105.614 donne residenti in California, con un’età media di 53 anni all’inizio dello studio e senza una precedente diagnosi di ictus. Le partecipanti sono state seguite per un periodo medio di 21 anni, rendendo l’analisi una delle più estese sul tema.

L’obiettivo era valutare l’associazione tra l’aderenza alla dieta mediterranea e il rischio di sviluppare qualsiasi tipo di ictus, colmando una lacuna presente nella letteratura scientifica, finora più concentrata sugli eventi cardiovascolari in generale.

Alle partecipanti è stato assegnato un punteggio da 0 a 9, in base alla somiglianza della loro alimentazione al modello mediterraneo. I punti venivano attribuiti per un consumo superiore alla media di cereali integrali, frutta, verdura, legumi, olio d’oliva e pesce, oltre che per un’assunzione moderata di alcol.


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Ulteriori punti erano previsti per un consumo inferiore alla media di carne rossa e latticini. Il 30% delle donne rientrava nella fascia di punteggio più alta (6–9), mentre il 13% presentava un’aderenza molto bassa (0–2).

Riduzione del rischio per tutti i tipi di ictus

Durante il periodo di osservazione, i ricercatori hanno registrato un numero significativo di eventi cerebrovascolari. Dopo aver corretto i dati per fattori di rischio noti come fumo, attività fisica e ipertensione, è emerso che le donne con la più alta aderenza alla dieta mediterranea presentavano:

  • una riduzione del 18% del rischio di ictus totale;
  • una riduzione del 16% del rischio di ictus ischemico, la forma più comune, causata dall’ostruzione di un vaso sanguigno;
  • una riduzione fino al 25% del rischio di ictus emorragico, dovuto a una perdita di sangue nel cervello e generalmente associato a esiti più gravi.

Un risultato rilevante anche per l’ictus emorragico

Secondo gli autori, uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda proprio l’ictus emorragico, una condizione meno frequente ma più severa, su cui esistono pochi studi di grandi dimensioni. I risultati suggeriscono che anche questo tipo di evento possa essere influenzato positivamente da uno stile alimentare sano e bilanciato.

La ricercatrice Sophia Wang, del City of Hope Comprehensive Cancer Center in California, sottolinea come i dati rafforzino l’idea che l’alimentazione rappresenti un pilastro fondamentale nella prevenzione dell’ictus, pur trattandosi di uno studio osservazionale che non dimostra un rapporto di causa-effetto.


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Limiti e implicazioni per la salute pubblica

Lo studio presenta alcuni limiti, tra cui il coinvolgimento esclusivo di donne e l’utilizzo di questionari auto-compilati per la valutazione della dieta. Nonostante ciò, esperti indipendenti considerano i risultati significativi, anche alla luce del fatto che, secondo stime internazionali, 9 ictus su 10 potrebbero essere prevenibili.

Ogni anno nel mondo si registrano oltre 15 milioni di ictus: circa 5 milioni risultano fatali e altri 5 milioni causano disabilità permanenti, rendendo la prevenzione una priorità sanitaria globale.

Fonti

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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