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Calcoli biliari, le donne sono più a rischio: vero o falso?

Ultimo aggiornamento – 07 aprile, 2021

Calcoli biliari: cause, sintomi e cure
Indice

I calcoli biliari sono una comune patologia a carico della cistifellea (nota anche come colecisti), piccola sacca che si colloca al di sotto del fegato, destinata alla raccolta della bile e al suo trasferimento nell’intestino tenue durante la fase di digestione.

Alla vista essi si presentano come delle aggregazione di cristalli di colesterolo e sali che, per consistenza, dimensioni (da pochi millimetri a qualche centimetro) e durezza sono facilmente paragonabili a dei sassolini. Ed è vero: le donne sono più a rischio. Vediamo perché.

Calcoli biliari nelle donne: ecco le cause più comuni

Le principali cause di calcoli alla colecisti sono:

  • Sovrappeso
  • Digiuni prolungati
  • Ritmi alimentari poco regolari
  • Dimagrimento eccessivo
  • Diabete
  • Storia familiare
  • Etnia
  • Dieta ipocalorica
  • Avanzare dell’età
  • Malattie del fegato
  • Colesterolo alto o utilizzo di farmaci per colesterolo alto

I calcoli biliari sono molto frequenti tra la popolazione di mezza età e ad essere maggiormente esposte al rischio sono le donne, con una frequenza quasi doppia rispetto agli uomini.

Per le pazienti di sesso femminile, infatti, gravidanze multiple, cure ormonali, metodi contraccettivi mettono nel tempo a dura prova il lavoro della cistifellea, crescendo il rischio di formazione di calcoli.

Come riconoscere i calcoli

I calcoli alla cistifellea si manifestano prevalentemente con dolore addominale acuto che si estende alla schiena e alle scapole, spesso accompagnato da nausea, feci chiare e stato febbrile.

Nella maggior parte dei casi i calcoli della colecisti non sono diagnosticati, per mancato esplicitarsi dei sintomi: solo un’ecografia all’addome rileverà infatti la presenza del disturbo.

Trattare i calcoli biliari

Calcoli manifesti a carico della cistifellea possono essere trattati essenzialmente in due modi (ma ve ne sono altri, meno comuni):

  1. Chirurgia: per via laparoscopica, attraverso piccole incisioni praticate sull’addome del paziente, viene completamente esportata la cistifellea. Questa pratica è largamente consigliata ai pazienti che presentano coliche acute, nonché nei casi in cui i cristallini hanno raggiunto dimensioni notevoli, provocando una notevole riduzione o completo annullamento della mobilità della cistifellea, con conseguente rischio di infezioni.
  2. Litotrissia con onde d’urto: l’efficacia della terapia è proporzionale alla quantità di energia trasferita ai calcoli. La metodica prevede la frammentazione dei calcoli in pezzi più piccoli che possano poi essere dissolti farmacologicamente o che possano passare nell’intestino.
  3. Litolisi per contatto: è la metodica per la quale l’esperienza clinica è minore. L’agente chimico proposto è il metil-terbutil-etere che è introdotto nella colecisti attraverso un catetere percutaneo.
  4. Farmacologica: assunzione su prescrizione medica di antidolorifici per attenuare i dolori addominali al momento del loro manifestarsi, accompagnata successivamente da farmaci specifici per ripristino della mobilità della colecisti.

Al primo manifestarsi dei sintomi è bene recarsi al pronto soccorso: qui verrà eseguita un’ecografia addominale per diagnosticare l’eventuale presenza di sassolini nella cistifellea. Un successivo consulto con un medico specialista permetterà di individuare la terapia idonea al caso.

In ogni caso, se siete delle donne di mezza età o comunque soggetti a rischio di calcoli della colecisti imparate alcune semplici regole per prevenire il manifestarsi della patologia: alimentazione equilibrata (povera di lipidi e ricca di fibre), continua idratazione, pasti regolari durante la giornata (almeno 5) e regolare attività fisica sono un ottimo inizio per prevenire i calcoli biliari.

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