Caldo record: l'organo che si rischia di dimenticare di proteggere (e non è la pelle)

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Emanuela Spotorno
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Data articolo – 30 Giugno, 2026

ragazza si scherma gli occhi dal sole

Con l'arrivo delle ondate di calore che stanno interessando l'Italia in questo inizio d'estate particolarmente torrido, l'attenzione alla protezione solare si concentra quasi sempre sulla pelle. C'è però un organo altrettanto esposto ai rischi del caldo estremo che viene spesso trascurato: gli occhi.

A lanciare l'allerta è l'Associazione Italiana Medici Oculisti (AIMO), sulla base di due revisioni della letteratura scientifica internazionale che hanno analizzato gli effetti del cambiamento climatico sulla salute oculare, pubblicate sulle riviste Cureus e Ophthalmology and Therapy.

Perché il caldo estremo mette a rischio la vista

Quando le temperature raggiungono picchi elevati, il film lacrimale che protegge la superficie dell'occhio può diventare instabile. Questo sottile strato di lacrime mantiene l'occhio idratato e garantisce una visione nitida; il calore intenso ne favorisce una più rapida evaporazione, aumentando il rischio di irritazione. Vento, aria condizionata, ambienti secchi e inquinamento atmosferico aggravano ulteriormente la situazione.

Tra i disturbi più frequenti figura l'occhio secco, condizione che può manifestarsi con bruciore persistente, arrossamento, sensazione di sabbia negli occhi, fotofobia e lacrimazione eccessiva. Le esposizioni ambientali legate al cambiamento climatico possono contribuire ad alterare l'equilibrio della superficie oculare, aumentando il rischio di occhio secco e peggiorandone i sintomi nei pazienti che già ne soffrono.

Raggi UV e cataratta: un legame da non sottovalutare

Oltre al disagio immediato, l'esposizione prolungata ai raggi UV-B è chiamata in causa nello sviluppo della cataratta, una delle principali cause di calo della vista a livello globale. 

I dati epidemiologici delle regioni a maggiore intensità solare mostrano costantemente un'incidenza più alta di questa patologia, e secondo gli esperti AIMO l'assottigliamento dello strato di ozono legato ai cambiamenti climatici potrebbe estendere queste aree di rischio. 

L'esposizione solare ripetuta nel tempo senza adeguata protezione è inoltre collegata a fenomeni di stress ossidativo, un meccanismo coinvolto nell'invecchiamento cellulare che interessa in particolare cornea e cristallino.

Chi è più esposto

Non tutti corrono gli stessi rischi. Tra le categorie più vulnerabili rientrano i lavoratori che trascorrono molte ore all'aperto, gli anziani, i bambini, chi indossa lenti a contatto e chi soffre già di patologie della superficie oculare. Anche le donne, soprattutto dopo la menopausa, mostrano una maggiore predisposizione ai disturbi legati alla secchezza oculare.

I segnali che richiedono attenzione medica

Bruciore e arrossamento occasionali possono essere fastidi stagionali, ma in alcuni casi segnalano un problema più serio. Una valutazione specialistica è opportuna in presenza di forte fastidio alla luce, difficoltà ad aprire gli occhi, bruciore intenso e persistente o calo progressivo della vista.


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Come proteggere gli occhi in estate

Gli esperti AIMO raccomandano l'uso di occhiali da sole certificati, in grado di bloccare il 99-100% dei raggi UVA e UVB, preferibilmente con montature avvolgenti. Utili anche cappelli a tesa larga ed evitare l'esposizione nelle ore centrali della giornata.

Particolare attenzione va riservata a spiaggia, montagna, barca e piscina, dove acqua, sabbia, neve e superfici chiare riflettono la radiazione solare aumentando l'esposizione complessiva degli occhi. 

Per chi trascorre molte ore in ambienti climatizzati, è consigliabile mantenere adeguati livelli di umidità ed evitare getti d'aria diretti sul viso, ricorrendo se necessario a lacrime artificiali dopo aver consultato uno specialista.

Fonti

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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