Tatuaggi e vista: rara infiammazione oculare può causare danni permanenti

Salvatore Privitera | Divulgatore scientifico
A cura di Salvatore Privitera
Divulgatore scientifico

Data articolo – 17 Marzo, 2026

Macchinetta per i tatuaggi

I tatuaggi sono sempre più diffusi, ma alcuni esperti stanno richiamando l’attenzione su una possibile complicazione rara: una forma di infiammazione oculare che può arrivare a compromettere la vista.

Si chiama uveite associata ai tatuaggi e, secondo recenti osservazioni cliniche, può causare anche danni permanenti se non viene trattata in tempo.

Cos’è l’uveite associata ai tatuaggi

L’uveite è un’infiammazione dell’uvea, la parte centrale dell’occhio che include l’iride e contribuisce alla messa a fuoco.

Nel caso della forma legata ai tatuaggi, il problema sembra derivare da una reazione del sistema immunitario ai pigmenti presenti nell’inchiostro.


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In alcuni soggetti, infatti, l’organismo riconosce queste sostanze come estranee e attiva una risposta infiammatoria che può coinvolgere anche altre aree del corpo, compresi gli occhi, oltre alla parte tatuata.

Come un tatuaggio può influenzare l’occhio

Le cellule infiammatorie attivate dalla reazione immunitaria possono superare la cosiddetta barriera emato-oculare, una struttura che normalmente protegge l’interno dell’occhio.

Quando questo accade, l’infiammazione può estendersi all’uvea, provocando sintomi come:

Nei casi più gravi possono svilupparsi complicazioni come:

I dati: casi in aumento, ma ancora rari

Secondo uno studio condotto in Australia e pubblicato nel 2025, sono stati analizzati circa 40 casi di uveite associata ai tatuaggi registrati tra il 2023 e il 2025.

Con questi nuovi dati, il numero totale di casi a livello globale è raddoppiato rispetto al 2010.


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Gli esperti sottolineano che si tratta comunque di una condizione rara, ma ritengono che possa essere sotto diagnosticata.

Un altro elemento emerso dalle ricerche è che i sintomi possono comparire anche a distanza di mesi o anni dal tatuaggio, in un intervallo che va da tre mesi fino a dieci anni.

Chi è più a rischio

Le evidenze attuali indicano che il rischio può essere maggiore in alcune situazioni:

  • tatuaggi estesi
  • utilizzo di inchiostri neri
  • presenza di malattie autoimmuni 

In particolare, potrebbero essere più esposti i soggetti con:

I trattamenti disponibili

Il trattamento dell’uveite associata ai tatuaggi dipende dalla gravità dei sintomi.

Nei casi più lievi si utilizzano:

  • colliri a base di corticosteroidi

Nei casi più complessi può essere necessario:

  • iniezioni di steroidi direttamente nell’occhio
  • farmaci immunosoppressori per lunghi periodi

Tuttavia, i dati indicano che:

  • circa il 75% dei pazienti può andare incontro a perdita temporanea della vista
  • circa il 17% può sviluppare danni visivi permanenti

Molti pazienti sviluppano inoltre condizioni come cataratta o glaucoma.

Quando rivolgersi al medico

Gli esperti consigliano di consultare rapidamente un medico o un oculista in presenza di:

  • dolore oculare improvviso
  • arrossamento persistente
  • problemi alla vista

È importante fare attenzione anche a eventuali segni di infiammazione nel tatuaggio, come gonfiore o irritazione.

Un fenomeno ancora da studiare

Nonostante l’aumento dei casi segnalati, l’uveite associata ai tatuaggi resta una condizione poco conosciuta.

La crescente diffusione dei tatuaggi, soprattutto quelli di grandi dimensioni, potrebbe portare a un aumento delle diagnosi nei prossimi anni.

Per questo motivo, gli esperti sottolineano l’importanza di una maggiore attenzione sia alla qualità degli inchiostri utilizzati sia ai sintomi che possono comparire anche molto tempo dopo aver fatto un tatuaggio.

FONTI:

ScienceAlert - Rare Tattoo-Related Eye Condition Can Cause Vision Loss, Experts Warn
The Conversation - What’s the link between tattoos and vision loss? 2 optometrists explain

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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