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Carotidi ostruite: i campanelli d’allarme

Ultimo aggiornamento – 02 ottobre, 2020

carotidi ostruite

In collaborazione con SIAPAV - Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare. 

Intervista  a l prof. Walter Dorigo, vice presidente SIAPAV, specializzato in chirurgia vascolare.  


Parliamo di un argomento delicato, le carotidi ostruite e i campanelli d’allarme (da dover considerare in tempo!), e lo facciamo assieme al prof. Walter Dorigo, vice presidente SIAPAV, specializzato in chirurgia vascolare.

Partiamo dal principio. 

Cosa sono le carotidi? 

Le carotidi sono due arterie principali, che a destra e a sinistra portano il sangue alla parte anteriore del nostro cervello e contribuiscono, con le arterie vertebrali, a irrorarlo completamente, garantendo così un adeguato apporto di ossigeno ai tessuti. 

In quali casi si ostruiscono? 

Fondamentalmente, la patologia ostruttiva delle carotidi ha, nella maggior parte dei casi, una causa arteriosclerotica

Si accumula, dunque, del materiale lipidico, fibrotico, infiammatorio e talora necrotico all’interno delle pareti delle carotidi, solitamente a livello della biforcazione, quindi circa a metà del collo, che progressivamente nel tempo tende ad accrescere, riducendo l’apporto di ossigeno e di sangue.  

Quali sono i sintomi? 

Si manifestano, a seguito della scarsa irrorazione, sintomi o reversibili e, quindi, dei campanelli d’allarme, o sintomi irreversibili, come quelli di un  ictus cerebrale

Nel corso degli anni, i vari studi condotti hanno permesso di distinguere quelli che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità definisce sintomi transitori e sintomi permanenti. 

I sintomi transitori sono i cosiddetti attacchi ischemici transitori, ossia quando il paziente ha dei segni improvvisi che tendono a scomparire spontaneamente. Quali? Disturbi motori, sensitivi, perdita di forza a una mano o a una gamba, formicolio, disturbi del linguaggio, ipovisione improvvisa. 

Quando, invece, l’area di cervello colpita è più ampia e soprattutto la placca aterosclerotica che ha determinato il sintomo ha causato l’occlusione di un vaso intracranico che irrora un’ampia zona di tessuto, allora i sintomi non regrediscono spontaneamente, durano più di 24 ore e possono lasciare dei danni anche permanenti; si ha quindi l’ictus cerebrale su base ischemica

Cosa fare in questi casi?

Bisogna, in primis, distinguere il trattamento atto a ripristinare il flusso all’interno della zona di cervello colpita dal trattamento atto a rimuovere la placca di aterosclerosi nella carotide che ha determinato l’ictus. 

Nel primo caso, il trattamento viene eseguito solitamente dai neurologi e neuroradiologi e si instaura - se l’ischemia è comparsa da poco tempo (4-6 ore) - un trattamento farmacologico per sciogliere il trombo intracranico. 

Quando non è più possibile, il tentativo è quello di eliminare la placca della carotide, per evitare che questa determini un nuovo evento ischemico, magari più severo. Interviene, quindi, il chirurgo vascolare, rimuovendo chirurgicamente la placca dal collo. 

Prevenzione: che consigli darebbe? 

Ovviamente, lo stretto controllo dei fattori di rischio dell’aterosclerosi

Quindi, fumo e controllo pressorio, controllo della glicemia e diabete, del colesterolo e dei trigliceridi, uno stile di vita ovviamente sano, con una buona attività fisica. 

Il consiglio per i pazienti che hanno uno o più fattori di rischio è quello di individuare prima la placca carotidea, sottoponendosi a un ecodoppler, un esame ecografico del collo per poter identificare queste stenosi ed eventualmente rimuoverle prima che diano il via a un evento grave. 

Ricordate: il tempo è tutto. 

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