C’è un nuovo focolaio di Ebola: perché questo ceppo preoccupa più degli altri

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Emanuela Spotorno
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Data articolo – 18 Maggio, 2026

medico con mascherina, parla con paziente con mascherina

Il 16 maggio 2026 il Direttore Generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che il focolaio di Ebola da Bundibugyo virus nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda costituisce un'emergenza di salute pubblica di rilevanza internazionale, la designazione più alta nel sistema di allerta dell'OMS. Allo stesso tempo, l'OMS ha precisato che la situazione non soddisfa i criteri di emergenza pandemica. 

Ma cosa significa concretamente? Significa che il rischio di una diffusione globale incontrollata è al momento escluso, ma che la comunità internazionale è chiamata ad agire con urgenza coordinata per contenere un focolaio che potrebbe espandersi ben oltre i confini dell'Africa centrale.

Il punto della situazione

Sono stati segnalati più di 300 casi sospetti e 88 decessi. Il primo caso noto, un operatore sanitario, ha manifestato i sintomi, tra cui febbre, emorragie, vomito e malessere intenso, il 24 aprile 2026, morendo in seguito. 

I casi confermati in laboratorio restano ancora pochi rispetto ai sospetti, a causa delle enormi difficoltà logistiche nel prelevare e analizzare campioni nelle aree rurali e isolate della provincia di Ituri, nel nord-est del Paese.

Il focolaio interessa le zone sanitarie di Rwampara, Mongwalu e Bunia, e il 15 maggio 2026 il Ministero della Salute della RDC ha dichiarato ufficialmente il diciassettesimo episodio epidemico di Ebola nella storia del Paese. 

Il contagio ha già superato i confini nazionali: il Ministero della Salute dell'Uganda ha confermato un focolaio derivante dall'importazione di casi dalla RDC, tra cui un uomo congolese deceduto nella capitale Kampala.

Il ceppo più temuto: il Bundibugyo

Le autorità sanitarie hanno confermato che l'attuale epidemia è causata dal Bundibugyo virus disease (BVD), una variante rara dell'Ebola per la quale non esistono ancora terapie approvate né vaccini. Questo è il nodo centrale che preoccupa gli esperti.

I vaccini sviluppati contro il ceppo Zaire, quello responsabile delle epidemie più note e più studiate, non offrono protezione adeguata contro il Bundibugyo. Il Bundibugyo ebolavirus è emerso per la prima volta nel 2007 in Uganda, causando 116 casi umani e 39 decessi confermati in laboratorio. 

Cinque anni dopo si è manifestato per la prima volta nella Repubblica Democratica del Congo, con 36 casi umani e 13 morti confermate. Storicamente poco diffuso, è stato quindi meno studiato rispetto ad altri ceppi, il che si traduce oggi in strumenti di risposta più limitati. 

Come si trasmette e cosa provoca

L'Ebola non si trasmette per via aerea. Il contagio avviene attraverso il contatto diretto con fluidi corporei, sangue, saliva, sudore, vomito, liquidi biologici, di una persona malata o deceduta. 

Questo rende particolarmente a rischio chi assiste i pazienti: familiari, operatori sanitari, personale funerario. Le cerimonie tradizionali di sepoltura, che prevedono il contatto con il corpo del defunto, hanno storicamente contribuito alla diffusione del virus.

Il periodo di incubazione va da pochi giorni a tre settimane. Nella fase iniziale si manifestano sintomi aspecifici come stanchezza, febbre e cefalea, facilmente confondibili con altre malattie infettive comuni in quelle regioni. È nella seconda fase che la malattia rivela la sua natura devastante: febbre emorragica, vomito, diarrea, insufficienza multiorgano. Il tasso di letalità del Bundibugyo si attesta intorno al 35%, inferiore al ceppo Zaire, ma comunque altissimo. 


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Cosa raccomanda l'OMS

Le misure di risposta includono il dispiegamento di squadre di risposta rapida, la fornitura di materiali medici, il rafforzamento della sorveglianza, la conferma diagnostica in laboratorio, la valutazione delle misure di prevenzione e controllo delle infezioni, l'allestimento di centri di trattamento sicuri e attività di coinvolgimento della comunità. 

L'OMS ha sconsigliato grandi eventi pubblici in RDC e Uganda, ma ha anche chiarito che non è necessaria la chiusura delle frontiere né restrizioni generalizzate ai viaggi: blocchi indiscriminati rischiano di spingere gli spostamenti verso canali informali e non monitorati, rendendo più difficile il tracciamento dei contatti.

Per chi viaggia o vive fuori dall'Africa centrale il rischio è al momento molto basso. Tuttavia, la situazione è in evoluzione e va monitorata attraverso i canali ufficiali dell'OMS.

Fonti

  • OMS - Epidemic of Ebola Disease caused by Bundibugyo virus in the Democratic Republic of the Congo and Uganda determined a public health emergency of international concern
  • OMS - Ebola disease caused by Bundibugyo virus, Democratic Republic of the Congo (The) & Uganda
  • The National Research Repository of Uganda - Genetic Diversity of Bundibugyo Ebolavirus from Uganda and the Democratic Republic of Congo
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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