Il focolaio di hantavirus registrato a bordo della nave da crociera MV Hondius ha riacceso l’interesse internazionale verso un virus che, fino a poche settimane fa, restava confinato quasi esclusivamente agli ambienti scientifici.
L’attenzione mediatica si è concentrata soprattutto sulla possibilità di sviluppare rapidamente un vaccino efficace, anche alla luce dell’esperienza maturata durante la pandemia di Covid-19 con la tecnologia a mRNA.
Tra le aziende impegnate nella ricerca figura anche Moderna, che ha confermato di lavorare da anni a un candidato vaccino contro alcuni ceppi di hantavirus.
Un progetto che, però, non nasce come risposta immediata all’emergenza della nave da crociera: le attività di ricerca erano già iniziate nel 2021 e hanno accelerato nel 2023 grazie alla collaborazione con il College of Medicine dell’Università della Corea e con l’US Army Medical Research Institute of Infectious Diseases (USAMRIID).
Il virus Andes e il timore della trasmissione tra esseri umani
A preoccupare gli esperti è soprattutto il cosiddetto ceppo Andes, una variante dell’hantavirus individuata in Sud America e considerata l’unica capace di trasmettersi da persona a persona.
È proprio questo elemento ad aver spinto le autorità sanitarie internazionali a monitorare con particolare attenzione i passeggeri della MV Hondius e i loro contatti stretti.
Nonostante l’allarme, gli infettivologi invitano a evitare paragoni con il Covid-19. Al momento, infatti, non esistono evidenze che facciano pensare a un rischio pandemico globale.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità continua a considerare basso il pericolo per la popolazione generale, mentre gli specialisti sottolineano che i prossimi giorni saranno decisivi per capire se il focolaio resterà circoscritto.
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Per ora, infatti, i casi accertati sono solo individui che erano sulla nave da crociera; nessuno al di fuori è stato – per ora – contagiato, e speriamo che la situazione rimanga così.
Anche il ministro della Salute italiano, Orazio Schillaci, ha escluso scenari di emergenza sanitaria nazionale, confermando che in Italia non esistono situazioni fuori controllo.
Perché non esiste ancora un vaccino approvato
Uno degli aspetti più discussi riguarda l’assenza di un vaccino moderno già disponibile. In realtà, la ricerca sull’hantavirus non è nuova. In Corea del Sud, dove ogni anno si registrano centinaia di casi di febbre emorragica con sindrome renale, gli studi vanno avanti da decenni.
Fu proprio il professor Ho Wang Lee a isolare per primo il virus, aprendo la strada allo sviluppo di Hantavax, un vaccino utilizzato localmente ma considerato oggi limitato in termini di efficacia rispetto agli standard più recenti.
Il vero ostacolo, spiegano diversi epidemiologi, è sempre stato economico. Gli hantavirus provocano focolai relativamente rari e geograficamente circoscritti, un fattore che ha storicamente ridotto gli investimenti delle aziende farmaceutiche nelle fasi avanzate di sperimentazione.
Anche il virologo Jay Hooper, ricercatore dell’USAMRIID, ha spiegato che i risultati preliminari ottenuti finora sono incoraggianti. I vaccini sperimentali contro il virus Andes hanno mostrato la capacità di indurre anticorpi neutralizzanti, considerati fondamentali per la protezione immunitaria.
Tuttavia, i problemi da superare restano numerosi: i casi umani registrati sono troppo sporadici e dispersi per organizzare facilmente grandi studi clinici di Fase III, indispensabili per ottenere autorizzazioni complete all’immissione in commercio.
La tecnologia a mRNA accelera la ricerca
L’esperienza accumulata durante la pandemia di Covid-19 ha, però, cambiato radicalmente il panorama della ricerca vaccinale. La piattaforma a mRNA utilizzata da Moderna e Pfizer-BioNTech consente infatti di progettare nuovi vaccini in tempi molto più rapidi rispetto ai metodi tradizionali.
Il principio è noto: invece di utilizzare virus inattivati o attenuati, il vaccino fornisce all’organismo le istruzioni genetiche necessarie per produrre specifici antigeni, stimolando così il sistema immunitario.
Nel caso dell’hantavirus, questo approccio potrebbe abbreviare notevolmente i tempi di sviluppo, almeno nelle fasi iniziali.
Alcuni ricercatori ipotizzano che un candidato vaccino sperimentale possa essere preparato in pochi mesi, anche se ciò non significa automaticamente disponibilità immediata per la popolazione.
La parte più complessa resta, infatti, quella della sperimentazione clinica, necessaria per dimostrare sicurezza ed efficacia reali.
Il ruolo del cambiamento climatico
Tra gli elementi osservati con crescente attenzione dagli scienziati c’è anche l’impatto del cambiamento climatico. Secondo Hooper, l’aumento delle temperature e le modifiche degli ecosistemi potrebbero alterare la distribuzione delle popolazioni di roditori che trasmettono il virus.
Questo fenomeno potrebbe aumentare le occasioni di contatto tra esseri umani e animali portatori, favorendo nuovi episodi di infezione soprattutto in aree finora considerate marginali.
Gli hantavirus vengono infatti trasmessi prevalentemente attraverso urine, saliva o feci di roditori infetti, mentre la trasmissione interumana resta limitata quasi esclusivamente al ceppo Andes.
Nessuna emergenza globale, ma monitoraggio costante
Nonostante la forte attenzione mediatica, gli esperti continuano a ribadire che la situazione attuale è molto diversa rispetto a quella vissuta nel 2020 con il SARS-CoV-2.
Si tratta di un patogeno completamente diverso da quello del Covid, sebbene la sua natura – sempre virale – comporta comunque dei rischi (maggior capacità di mutare e maggior capacità diffusiva, ad esempio). Per quanto a noi noto, difatti, l’hantavirus è capace di diffondersi meno rapidamente rispetto a SARS-CoV-2, sebbene la sua maggiore mortalità ed il suo periodo di incubazione lo rendono più subdolo e pericoloso.
Il focolaio della MV Hondius viene monitorato con estrema cautela, ma al momento resta confinato a un numero limitato di persone. Le prossime settimane saranno decisive per verificare l’eventuale comparsa di nuovi casi scollegati dalla nave.
Nel caso in cui dovessero essere individuati positivi che non erano passeggeri della crociera, i protocolli dovranno certamente cambiare.
Fino ad allora, il lavoro dei ricercatori proseguirà soprattutto sul fronte della prevenzione. E se il vaccino contro l’hantavirus oggi appare ancora lontano da una distribuzione globale, il ritorno dell’attenzione scientifica sul virus potrebbe accelerare investimenti e studi che per anni erano rimasti ai margini della ricerca internazionale.
Fonti:
- Nature – There is no vaccine for deadly hantavirus: what that means for future outbreaks
- Science Direct – New Andes virus isolate haplotype obtained during prospective close contacts follow-up of an Hantavirus cardiopulmonary syndrome fatal case, Chile
- Cdc.Gov – About Andes Virus
- WHO – Hantavirus