Le nuove linee guida pubblicate nel 2026 dall’American College of Cardiology e dall’American Heart Association hanno aggiornato diversi aspetti legati al controllo del colesterolo, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione cardiovascolare nelle donne. Le modifiche riguardano l’età in cui iniziare gli screening, i valori di riferimento dell’LDL e il modo in cui i medici valutano il rischio di infarto o ictus nel tempo.
Secondo gli specialisti, l’obiettivo è intervenire prima, quando i danni alle arterie sono ancora limitati e i margini di prevenzione risultano più ampi. Il colesterolo, infatti, non è di per sé una sostanza “cattiva”: il corpo lo utilizza per produrre ormoni, vitamina D e membrane cellulari. Il problema nasce quando il colesterolo LDL, quello comunemente definito “cattivo”, si accumula nelle arterie aumentando il rischio cardiovascolare.
Quali sono i valori considerati normali
Le linee guida aggiornate definiscono con maggiore precisione i livelli considerati sani o rischiosi. Per il colesterolo totale, valori tra 125 e 200 mg/dL sono considerati nella norma, mentre sopra i 240 mg/dL si parla di colesterolo alto. I trigliceridi dovrebbero restare sotto i 150 mg/dL, mentre oltre i 500 mg/dL possono aumentare il rischio di infiammazione pancreatica.
Per quanto riguarda l’LDL, il valore ideale cambia in base alla situazione clinica della persona. Gli adulti a basso rischio dovrebbero restare sotto i 100 mg/dL, mentre chi presenta fattori di rischio cardiovascolare dovrebbe puntare a valori inferiori ai 70 mg/dL. Nei pazienti considerati ad altissimo rischio, il target scende addirittura sotto i 55 mg/dL.
Questa distinzione è molto importante, perché permette di stratificare i pazienti in base ai fattori di rischio, e di conseguenza portarli al target più idoneo per loro.
L’HDL, cioè il cosiddetto colesterolo “buono”, dovrebbe invece mantenersi sopra i 50 mg/dL nelle donne.
Screening anticipati e rischio calcolato sul lungo periodo
Uno dei cambiamenti principali riguarda l’età dei controlli. In passato la valutazione del rischio cardiovascolare iniziava generalmente intorno ai 40 anni. Le nuove raccomandazioni anticipano invece l’attenzione ai 30 anni, con monitoraggi che possono proseguire fino ai 79 anni.
I medici non guarderanno più soltanto il rischio a dieci anni, ma anche quello sviluppabile nell’arco di tre decenni. Secondo i cardiologi coinvolti nelle linee guida, le malattie cardiovascolari si costruiscono lentamente nel tempo, spesso senza sintomi evidenti nelle fasi iniziali.
Tra le novità compare anche il test della Lp(a), un marcatore genetico che può segnalare un rischio cardiaco elevato anche in persone con valori apparentemente normali del profilo lipidico.
Quando servono le statine
In presenza di colesterolo alto, soprattutto con LDL superiore a 190 mg/dL, i medici possono valutare la terapia farmacologica, che ha come primo step le statine. L’intensità del trattamento dipende da quanto il farmaco riesce a ridurre il colesterolo LDL.
Le statine ad alta intensità vengono solitamente riservate ai pazienti con precedenti infarti, ictus o forme severe di ipercolesterolemia.
Pluripatologici che, per comorbidità, necessitano di raggiungere dei livelli di colesterolo LDL più bassi rispetto alla popolazione generale.
Gli effetti collaterali più comuni sono dolori muscolari, mentre complicazioni più serie, come problemi epatici o diabete di tipo 2, risultano molto più rare secondo gli specialisti citati nell’articolo.
Alimentazione e stile di vita restano centrali
Le linee guida sottolineano comunque che, soprattutto nelle persone che non hanno mai avuto eventi cardiovascolari, alimentazione e attività fisica continuano a rappresentare strumenti fondamentali. I medici consigliano di aumentare il consumo di fibre solubili, presenti in alimenti come avena, legumi, frutta e verdura, e di sostituire i grassi saturi con fonti di grassi insaturi come olio d’oliva, frutta secca e avocado.
Anche la perdita di peso e il movimento quotidiano possono contribuire a migliorare i livelli di colesterolo e ridurre contemporaneamente pressione alta e glicemia elevata.
Gli specialisti ricordano infine che ogni situazione deve essere valutata individualmente e che nessun integratore o dieta dovrebbe sostituire il confronto con il proprio medico, soprattutto in presenza di fattori di rischio cardiovascolare importanti.
Fonti
AOL - New High Cholesterol Guidelines for Women and How To Bring Your Levels Down